Il nome di Naomi Campbell è ormai di casa all’Alta corte britannica: la bella modella, conosciuta come la ’venere nera', è impegnata in ben due cause nell’antico tribunale di Londra.
La prima - che da giorni ormai domina le pagine di cronaca dei quotidiani britannici - è cominciata lunedì ed è stata intentata dalla stessa Naomi che accusa il tabloid ’Mirror’ di aver violato la sua privacy quando l’anno scorso l’aveva fotografata all’uscita di un centro di recupero per drogati. La seconda invece è promossa contro la Campbell da una sua ex segretaria che sostiene di essere stata da lei picchiata.
Non sono giorni facili per la povera Campbell, che - per difendere la sua privacy - si è trovata costretta a raccontare, dal banco dei testimoni, vicende estremamente personali: come il ricovero nel 1997 in un ospedale delle isole Canarie dopo un litigio con il ballerino di flamenco Joaquin Cortes, la storia d’amore con l’attore Robert De Niro nonchè tutta una serie di episodi ben poco piacevoli che l’hanno vista dare pieno sfogo ai suoi ormai noti malumori.
La Campbell ha ammesso di aver minacciato un uomo che le scattò una foto in aereo mentre dormiva ed ha ammesso anche di aver reagito con violenza nei confronti di un’ex segretaria, Vanessa Frisbee, la cui colpa era di non essere riuscita a nascondere il flirt che Naomi ebbe con l’attore Joseph Fiennes (’Shakespeare in love’) quando viveva con Flavio Briatore.
Ma la rivelazione che più ha fatto presa sull’opinione pubblica è quella che riguarda la droga: dopo aver sempre negato di aver fatto uso di stupefacenti, la modella ha infatti spiegato di aver avuto problemi con sostanze illecite e di aver aderito, al tempo della fotografia del ’Mirror', ai programmi della Narcotics Anonymous per uscire dalla dipendenza.
Il rappresentante legale del tabloid non ha risparmiato la modella, accusandola di aver sempre «manipolato la sua immagine», di «aver mentito per proiettare una certa idea di sè» che poco rispecchiava la verità , nonchè di aver approfittato del colore della sua pelle per dirsi vittima di razzismo quando razzismo non c’era.
Quest’ultima recriminazione si riferisce all’uso - contestato dalla modella - della frase «soldatino di cioccolata» da parte di una giornalista: una frase, ha spiegato l’avvocato Desmond Browne, coniata dallo scrittore George Bernard Shaw per descrivere un soldato - o, nel caso specifico della Campbell, una testimonial - che vale poco.
Il caso sulla privacy è considerato una pietra miliare della giustizia britannica in quanto non si limita alla pubblicazione della foto in questione, bensì - ha detto Browne - a qualcosa di più vasto: «Se celebrità come Naomi Campbell che usano gli organi d’informazione per promuovere iniziative professionali hanno lo stesso diritto alla riservatezza di persone normali e se, quando i giornali pubblicano verità scomode, queste celebrità possono rivolgersi ai tribunali».
La causa si concluderà domani e il giudice ha fatto sapere che avrà bisogno di tempo prima di emettere sentenza, ma le premesse per la Campbell non sono buone.
Oggi il giudice ha interrotto la requisitoria del suo avvocato dicendo di aver trovato la modella «un testimone sotto molti aspetti inaffidabile».
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