BETLEMME -- A Betlemme ci sono stati violenti combattimenti. Le forze dello Stato ebraico hanno attaccato da terra e dall’aria e gli scontri a fuoco hanno raggiunto i luoghi sacri cristiani e musulmani.
Un proiettile di mortaio ha colpito la moschea principale. Una cinquantina di militari israeliani hanno occupato il campus universitario, un'istituzione vaticana. "Betlemme è diventata teatro di guerra. Siamo naturalmente terrorizzati dalla violenza delle sparatorie tutt'intorno", ha dichiarato il rettore dell’ateneo, Vincent Malham.
Tra i 100 e i 150 palestinesi - uomini, donne e bambini - si sono rifugiati nella chiesa della Natività , che sorge nel luogo della nascita di Gesù. In un edificio adiacente sono bloccati sei giornalisti e operatori di testate italiane, che si spera possano essere portati via nel corso della giornata.
Preti e suore stanno cercando di provvedere alle esigenze delle persone che hanno cercato asilo nella chiesa dopo che gli israeliani avevano ucciso un uomo e sua madre nella loro casa.
Anton Salman, della società Antonius, ha riconosciuto che ci sono alcuni uomini delle forze di sicurezza palestinesi che hanno portato con sè le loro armi. Ma ha aggiunto che non le stanno utilizzando contro i soldati israeliani.
Anche in questo caso, le autorità civili e militari dello Stato ebraico sostengono che mescolati tra la gente ci sono militanti e presunti terroristi. "Betlemme è il posto dove abbiamo ingaggiato le battaglie più violente - ha dichiarato il colonnello israeliano Miri Eisine - Comprendiamo il simbolismo della città . Per questo il capo di stato maggiore ha ordinato di non far fuoco sulle strutture religiose".
Ramallah
Pesantissima anche la situazione a Ramallah. Il leader palestinese Yasser Arafat è sempre sotto assedio nel suo quartier generale e da martedì è sotto attacco anche la sede centrale delle forze di sicurezza palestinesi, dove secondo gli israeliani si nascondono presunti terroristi.
I vertici militari dello Stato ebraico hanno riferito di aver trovato negli edifici dell’Autorità palestinese documenti che collegano le Brigate dei martiri di al Aqsa - responsabili di alcuni degli ultimi sanguinosi attentati suicidi - a Fouad al-Shoubaki, ex dirigente dell’amministrazione delle forze palestinesi.
All’interno del complesso dell’apparato di sicurezza palestinese c'erano all’inizio dell’attacco dalle 350 alle 400 persone. Sulla base di un accordo di cessate il fuoco patrocinato dagli americani, circa 200 - tra le quali alcune ferite - ne sono uscite e sono state prese in custodia dagli israeliani: sono state trasferite in un vicino insediamento ebraico per essere interrogate. Gli israeliani sostengono che tra di loro vi sono decine di terroristi ricercati.
Michael Holmes di CNN ha riferito di un "attacco violentissimo" che ha pressochè distrutto il complesso. E ha sottolineato che evidentemente ci sono dei sotterranei nei quali la gente ha trovato rifugio perché la violenza dell’attacco lasciava prevedere un gran numero di vittime.
l’ospedale di Ramallah è in emergenza, malgrado quattro veicolo con le insegne dell’Onu abbiano portato medicinali e plasma. Holmes ha raccontato di aver visto una trentina di cadaveri nell’obitorio che ne poteva accogliere forse venti. Per fronteggiare la situazione si è dovuto scavare in tutta fretta una fossa nel cortile della struttura sanitaria per seppellire i corpi.
Nel pomeriggio di martedì il coprifuoco è stato revocato per due ore e mezza e gli abitanti di Ramallah hanno potuto uscire dalle loro case per comprare qualcosa da mangiare e procurarsi dell’acqua (come l’elettricità le forniture idriche sono state interrotte in molte parti della città ). Unica eccezione alla revoca l’area nella quale è situato il quartier generale di Arafat.
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