27 febbraio, c’è "paura" tra la popolazione. Molta paura.
Qualunque sia il ceto (o la "casta"), la posizione e la propria idea. Nessuno d'altra parte può sentirsi un minimo tranquillo: dissidenti e giornalisti, politici e rappresentanti di organizzazioni varie, governativi e guerrieri maoisti, nè tantomeno il Re che, pur in una sempre immensa poca considerazione generale, ha anche ricevuto, nelle scorse ore, una nota di disappunto e condanna ufficiale dall’Unione Europea.
Gyanendra del resto è sempre stato assai meno amato dei suoi recenti precedessori: il padre Mahendra ed il fratello Birendra. E questo sia per gli "strani eventi" che lo portarono al trono, sia, e soprattutto, per la poca simpatia ed affidabilità che la sua persona e la sua discendenza ha da sempre avuto nella maggioranza della popolazione.
Ma non solo. Gli ultimi fatti e lo stato di emergenza in cui ancora il Paese vive, fa temere che il peggio non sia ancora passato, anzi...
Negli ultimi giorni si è avuta ancora la solita alternanza di liberazioni e presunte concessioni con una certa ripresa di scontri, anche violenti, tra esercito e maoisti. Ma si ha la sensazione che il bavaglio messo alle fonti giornalistiche, il perdurare di arresti domiciliari e non di tanti, ma di troppi, personaggi (anche ricercatori ed uomini di cultura), le comunicazioni ancora quasi del tutto bloccate o controllate, non possano essere che la preparazione ad un tentativo (ultimo?) di controffensiva generale contro l’armata di rivoltosi.
Troppe regioni del paese sono praticamente sotto il controllo dei guerrieri che piano piano sembrano a loro volta oramai giunti alle porte di Kathmandu.
La follia più o meno lucida di Re Gyanendra è proprio nell’estrema difficoltà e probabilissima unicità dell’ipotetico tentativo: se fallisce, perde. Senza possibilità di appello. Ed il paese potrebbe avviarsi ad un futuro "dittatoriale" dagli imprevedibili sviluppi.
India, Inghilterra e Stati Uniti in prima fila sembrano assai preoccupati di questa eventualità ma purtroppo sembrano ancor più impotenti nell’evitare che essa si verifichi. E magari danno allo stesso sovrano il pretesto di lamentarsi di aver interrotto aiuti militari (ed economici) per combattere il "terrorismo" nepalese... proprio loro!
Sento molta paura nelle voci e nelle parole dei miei amici. Una "grande paura" del presente e sicuramente, ed ancora di più, del futuro.
Marco Banchelli
http://www.marcobanchelli.com
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