ERITREA / MISNA l’opinione dei giovani su Ladysilvia; Le mutilazioni genitali femminili (infibulazione) sono state bandite il 6 aprile scorso da una legge eritrea, che ora le definisce un reato punibile con sanzioni pecuniarie o la prigione per chi le pratica sulle bambine.
“La circoncisione femminile è una procedura che mette seriamente in pericolo la salute delle donne, causa loro una considerevole sofferenza oltre a minacciare le loro vite” si legge in un comunicato del governo diffuso oggi, in cui si precisa che “chiunque richieda, inciti o promuova la circoncisione femminile” sarà punibile con multe di alcune centinai di dollari fino a una pena detentiva di 10 anni.
Il provvedimento “rispecchia la ormai acquisita consapevolezza del problema da parte delle autorità e come organizzazione che da quasi dieci anni si impegna a informare i giovani dei danni di questa pratica tradizionale non possiamo che appoggiare questa decisione” dice alla MISNA, Osman Idriss Gelaidos responsabile dell’ufficio relazioni internazionali dell’Unione nazionale della gioventù e degli studenti eritrei (National Union of Eritrean Youth and Students - Nuyes), associazione che riunisce 200.000 giovani di età compresa tra i 14 e i 40 anni. Secondo dati ufficiali, il 90% delle donne eritree ha subito mutilazioni genitali: una pratica che ha spesso tra le sue conseguenze mediche infezioni croniche, danni all’apparato urinario e un accresciuto rischio per madre e bambino al momento del parto, oltre a provocare un profondo trauma psicologico alle bambine che solitamente lo subiscono all’età di 5-6 anni.
“Una delle nostre attività - continua da Asmara l’interlocutore, un giovane eritreo di non ancora 30 anni - è di fare informazione nei luoghi di aggregazione giovanile, così che quando i giovani saranno genitori avranno tutte le conoscenze per essere consapevoli e fare la scelta più giusta per le loro figlie”.
Gli sforzi della Nuyes e di altre associazioni eritree stanno dando dei risultati: “Sta crescendo il numero delle giovani coppie che sono contrarie alla circoncisione femminile” dice Gelaidos riferendosi a riscontri del censimento statistico del 2002 sulla salute del paese promosso dal ministero della Salute. “Tra le giovani generazioni - conclude Gelaidos - si fa strada l’opinione che la circoncisione femminile non è semplicemente una ’pratica tradizionale’ bensì una ’pratica tradizionale dannosa’. Ma la strada verso il cambiamento culturale di un’intera società richiede tempo e tenacia”. [BF]
LA REDAZIONE
Ladysilvia National Network
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Nella cultura islamica, la circoncisione è conosciuta come - sunna - che in arabo significa "tradizione" poichè viene suggerita da alcune ahadith (massime del profeta Maometto). Questa è l’unica forma che può essere eguagliata alla circoncisione maschile nella quale il prepuzio del pene viene rimosso.
La clitoridectomia o recisione è la pratica più comune e implica la rimozione dell’intera clitoride insieme con tutta o una parte delle piccole labbra. Nell’arabo classico questa forma viene chiamata khafd che significa riduzione ed è più popolarmente conosciuta con il termine tahara che ha il significato di purificazione.
l’infibulazione è la forma più severa di questa pratica. Il termine deriva dal latino fibula, la spilla utilizzata per agganciare la toga romana. La fibula era usata inoltre per prevenire il rapporto sessuale tra gli schiavi; veniva fissata attraverso le grandi labbra delle donne e attraverso il prepuzio degli uomini. Questo aveva lo scopo di assicurare la fedeltà delle schiave, di evitare gravidanze che avrebbero ostacolato il loro lavoro e infine d'impedire agli schiavi o ai gladiatori di affaticarsi con le donne. l’infibulazione è conosciuta anche come "circoncisione faraonica", perché si crede che venisse praticata in Egitto durante il periodo delle dinastie dei Faraoni (2850-525 A.C.). l’infibulazione
Leggi tutta la lettera:
www.namir.it/europa/clito.htm
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