"In occasione dell’anniversario del gemellaggio tra le due storiche capitali dello Stato sabaudo, il pensiero corre ad alcuni elementi che accomunano le vicende delle due città più che non ai fattori che le differenziano - spiega Marco Carassi, che per l’Archivio di Stato di Torino ha curato l’iniziativa-, Chambèry e Torino condividono la sorte di essere state, prima l’una e poi l’altra, il centro politico-amministrativo di uno Stato europeo che fra Quattrocento e Cinquecento inizia la trasformazione in uno Stato moderno. Le due capitali condividono altresì la complessità dei rapporti che le legano al rispettivo contesto regionale".
"Il primato di Chambèry in Savoia emerge lentamente, come poi anche quello di Torino in Piemonte - continua Mario Carasi - . Di Torino si potrebbe dire che è soprattutto dopo l’invasione francese del 1536 che il suo ruolo regionale cresce, anche per l’abilità con la quale i suoi emissari presso il re di Francia riescono a svolgere un ruolo di rappresentanza per altre comunità piemontesi.Il trasferimento della capitale, generato da Emanuele Filiberto, dopo essere ritornato in possesso degli Stati aviti a seguito del trattato di Cateau-Cambrèsis del 1559, testimonia della nuova politica ducale, in prevalenza orientata verso il rafforzamento dei domini situati a oriente dell’arco alpino occidentale. Il malumore dei savoiardi, ben comprensibile, non deve far dimenticare le ragioni oggettive di una scelta determinata dalla potenza del regno di Francia con il quale il piccolo Stato sabaudo deve confrontarsi alle frontiere del nord.Emanuele Filiberto non rinuncia tuttavia ad una politica di difesa e sviluppo delle relazioni internazionali a favore della Savoia, come dimostrano gli accordi con i cantoni svizzeri. La Savoia, dal punto di vista amministrativo e giurisdizionale, ottiene negli anni sessanta del Cinquecento condizioni relativamente migliori di autonomia rispetto al Piemonte".
"Gli ultimi decenni del secolo vedono il dispiegarsi di vigorose iniziative che mirano a innovare profondamente il tradizionale rapporto negoziale tra il principe e le realtà ad esso soggette, sviluppando elementi in grado di far crescere il consenso tra i sudditi e di rafforzare al tempo stesso l’autorità del sovrano, mediante l’organizzazione di una solida struttura burocratica permanente. Emanuele Filiberto persegue intanto tenacemente un maggior controllo della nobiltà feudale, anche attraverso il monopolio statale della concessione dei titoli e l’istituzione o il rilancio degli ordini religioso-cavallereschi dell’Annunziata e dei santi Maurizio e Lazzaro.
In questo quadro complesso - conclude lo studioso - si colloca il trasferimento della Sindone da Chambèry a Torino, ove essa rimane ad accrescere il prestigio ducale presso la popolazione del nuovo centro strategico dello Stato sabaudo".
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