Ha richiesto tre anni di lavoro, ma adesso la prima delle soluzioni di virtualizzazione dello storage interamente sviluppata da Ibm è in dirittura di arrivo.
La soluzione è pronta, ma verrà rilasciata all’inizio dell’estate, mentre già è disponibile da qualche tempo per alcuni business partner per effettuare gli ultimi test.
Conosciuto come «virtualization engine» o con il nome in codice di «Lodestone», il primo dei software di virtualizzazione che Big Blue sta rilasciando ha oggi un nuovo e definitivo nome: Ibm TotalStorage San Volume Controller (Svc).
La visita ai laboratori di Hursley (Gran Bretagna), dove il prodotto è stato sviluppato, e l’incontro con due dei partner che lo stanno testando ci ha consentito di approfondire le caratteristiche tecniche del Svc.
Prima di tutto cerchiamo di inquadrare questo prodotto all’interno della strategia Ibm in questo ambito. Quella dei software di virtualizzazione è una corsa che ha visto, fino a oggi, Ibm rimanere alle spalle dei due principali competitor, Emc e Hp (e prima del merge anche Compaq).
Alla fine del 2001, Big Blue aveva cercato di «metterci una pezza» sottoscrivendo un accordo con Datacore per la distribuzione del suo software di virtualizzazione in band, ma naturalmente quello che il mercato si attendeva era la soluzione proprietaria Ibm o, meglio, le soluzioni perché se Ibm arriva dopo gli altri in questo segmento, ci arriva con una proposta molto complessa e articolata. Ma andiamo per ordine.
Basandosi sullo Storage Model proposto da Snia, Ibm ha identificato le tre principali aree nelle quali intervenire per migliorare l’accesso e la gestione dei dati aziendali: aggregazione a livello di blocchi di dati, aggregazione a livello di file e gestione delle risorse.
La scelta di Big Blue
Svc è la soluzione per la prima di queste tre aree e, attraverso la virtualizzazione a livello di blocchi di dati, consente di fornire ai server applicativi una visione logica delle risorse storage fisiche presenti sulla San.
La virtualizzazione a livello di blocchi può essere effettuata in-band, svolgendo la mappatura logico-fisica nel percorso del dato, oppure out-of-band, effettuando la mappatura in un dispositivo esterno al percorso.
Quello scelto da Ibm è l’approccio in-band e si basa sui server xSeries con sistema operativo Linux sui quali verrà reso disponibile Svc.
La configurazione degli xSeries comprende 4 interfacce Fibre Channel a 2 Gbps, una cache da 4GB e un biprocessore Pentium 4 a 2,4 Ghz.
La soluzione, naturalmente, è studiata per gestire hard disk eterogenei, per il momento supporta solo i prodotti Ibm, ma appena terminati i test userà anche quelli di altre società . Il sistema è stato testato con sistemi Linux, Intel, Windows, Ibm Aix, Hp-Ux e Solaris e supporta San realizzate con prodotti Brocade, McData e Infrange. Dovremo invece attendere per vedere la soluzione sviluppata da Ibm per la seconda area, quella dell’aggregazione a livello di file.
Qui la questione è molto più complessa, e difatti l’uscita del prodotto sviluppato da Ibm (conosciuto come StorageTank) era attesa già da qualche mese ma non sarà disponibile che per la fine del 2003. Nell’aggregazione a livello di file, gli host prelevano le informazioni relative ai dati (metadati) dal file system o dai controller Nas per poi accedere direttamente ai blocchi di dati fisici, logici o virtuali a seconda che l’aggregazione a livello di file sia impiegata separamente o in combinazione con l’aggregazione a livello di blocchi di dati.
Il prodotto sviluppato da Ibm è un file system distribuito che gestisce i metadati sulla rete storage invece che sui singoli server rendendo tutti i file accessibili a tutti i server applicativi della rete.
La soluzione si compone di un server collegato alla San, sempre un xSeries, nel quale è installato questo Common File System, e di un modulo software da installare sui server applicativi. I metadati rimangono così separati dai dati applicativi e i file possono essere manipolati pur rimanendo attivi. Le funzionalità StorageTank possono essere estese anche ai sistemi Nas.
Infine, per quanto riguarda la terza area ossia la gestione delle risorse il riferimento rimane Tivoli, insieme di soluzioni in continua evoluzione.
Non resta dunque che attendere l’uscita definitiva dei prodotti e, nel frattempo, chiedersi che fine farà l’accordo con Datacore.
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