ROMA. La scoperta del secolo, probabilmente del millennio, compie cinquant'anni. Tanti sono, infatti, gli anni trascorsi da quando il biologo James Watson e il fisico e biologo Francis Crick nel Laboratorio Cavendish dell’universita' di Cambridge, osservando la foto a raggi X dei cristalli di Dna scattata da Rosalind Franklin, immaginarono la struttura tridimensionale della molecola della vita.
A forma di scala a chiocciola attorcigliata in senso orario, con uno scheletro di zucchero e fosfati, i gradini di basi azotate che costituiscono l’alfabeto del vivente: questa era la descrizione precisa e semplice che apparve su Nature del 25 aprile 1953 a firma dei due scienziati.
E sara' proprio Nature, a distanza di mezzo secolo, a dedicare all’evento un numero speciale, una raccolta di lavori tra cui quello originale dei due scienziati. Watson e Crick, oggi rispettivamente presidenti della Watson School of Biological Sciences al Cold Spring Harbor Laboratory di New York e del Salk Institute di La Jolla in California, non solo definirono la forma del Dna ma, sulla base di essa, ne dedussero anche i meccanismi fondamentali di replicazione e riparazione dai danni molecolari.
Fu proprio grazie alle loro spiegazioni che il Dna, gia' noto da tempo, fu accettato definitivamente dalla comunita' degli scienziati come la molecola dell’ereditarieta'.
Una descrizione che, oltre ad attribuir loro il Nobel per la Medicina nel 1962, getto' le basi della moderna biologia.
Infatti sua struttura della molecola fu una premessa fondamentale per comprendere i meccanismi di trasmissione dei caratteri ereditari, quindi, per l’avanzamento della genetica.
E con la genetica, naturalmente, la medicina e tanti altri campi di ricerca, dalle biotecnologie alle nanotecnologie.
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