Fumare di meno non si traduce in una riduzione del rischio di essere colpiti dal cancro.
Lo rivela una ricerca pubblicata oggi sulla rivista Journal of the National Cancer Institute da Stephen S. Hecht, del Cancer Center dell’Università di Minneapolis. Lo scienziato si è focalizzato sull’analisi della concentrazione nell’organismo di una sostanza carcinogena nota come NNK in 92 soggetti. Questi in media fumavano 23 sigarette al giorno.
Nella seconda settimana dello studio hanno ridotto il consumo del 25 per cento
per due settimane consecutive, poi del 50 per cento per altre due settimane, fino ad arrivare alla fine ad una riduzione del 75 per cento. l’analisi delle concetrazioni ha dimostrato che anche una riduzione del 90 per cento delle sigarette fumate, si traduce in una concentrazione di carcinogeni più bassa solo del 46 per cento.
Secondo Hecht questo significa che non sempre tagliare il consumo di sigarette si traduce poi in un effettivo beneficio per la salute. E questo dipende da un tipico comportamento dei fumatori, che tendono ad aspirare più profondamente il fumo delle poche sigarette che consumano, senza così ridurre più di tanto la concentrazione dei carcinogeni.
Journal of the National Cancer Institute
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