E’ in qualche modo il coronamento di dieci anni di ricerche condotte dal Cnr il Decreto Ministeriale n. 248, che determina e disciplina le attività di recupero dei- prodotti e beni di amianto e contenenti amianto. Un indubbio passo avanti nel cammino verso una maggiore sicurezza e garanzia di salute per i cittadini
Deve molto all’attività del Consiglio nazionale delle ricerche il Decreto ministeriale n. 248 del 29 luglio 2004,- pubblicato lo scorso 5 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale, che disciplina le attività di recupero dei prodotti e beni contenenti amianto o fabbricati con questo materiale. Da ora in poi, infatti, per valutare la pericolosità dei materiali con amianto si ricorrerà proprio alla metodica basata sull’“Indice di rilascio”, ideata nel 1996 da Paolo Plescia dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr.
- “Il metodo, che è stato sviluppato su- incarico del Ministero della Salute, consente di determinare in maniera oggettiva il rischio. Esso, infatti, si fonda sulla determinazione del cosiddetto “indice di rilascio”, ossia di un parametro che considera lo- stato di aggregazione del materiale che contiene l’amianto e, conseguentemente,- ne rileva la maggiore o minore facilità con cui viene rilasciato”, spiega Anna Marabini, rappresentante del Cnr presso la Commissione Nazionale Amianto, ex art. 4 Legge 257/92. “Un materiale con amianto in buono stato”, prosegue Marabini, “può infatti non essere dannoso, mentre lo è sicuramente quello in cui- è disaggregato e libero di disperdersi”.
Ma non si limita a questo il contributo del Cnr al Decreto. Nei 10 anni in cui si è occupato del problema della nocività di questo materiale cancerogeno, utilizzato in più di 3.000 prodotti (dalle condutture di acqua potabile alle coperture dei tetti, dalle pasticche dei freni ai tessuti), il team dei ricercatori dell’Ente- ha studiato anche i- possibili sistemi di recupero della sostanza.
- “Attualmente, i rifiuti di- amianto si ’incapsulano’ per renderli meno pericolosi, impedendo loro di rilasciare fibre in aria. Questa soluzione però”, spiega Plescia, “non elimina il problema poichè il prodotto così ottenuto richiede comunque uno smaltimento in discarica. I processi da noi brevettati, invece, sono in grado di modificare completamente le fibre di amianto, sia dal punto di vista chimico che morfologico, trasformandole in sostanze inerti, non tossiche e riutilizzabili mediante- procedimenti- di tipo termico, chimico o meccanochimico”.
Un passo avanti non da poco, che arricchisce la normativa italiana di uno strumento di valutazione più moderno di quelli adottati dagli altri paesi e rende finalmente i metodi del Cnr trasferibili a tutti gli effetti nella realtà industriale.
La scheda
Che cosa: contributo dell’attività di ricerca del Cnr alla realizzazione del Decreto Ministeriale 29.7.2004, n. 248, pubblicato sulla G.U. del 5.10.2004, che disciplina il recupero dell’amianto
Chi: Gruppo di lavoro Amianto del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr, Roma, tel. 06/90672826, cell. 335/1335852, e-mail: paolo.plescia@mlib.cnr.it; Anna Marabini, 335/6173478
Ufficio stampa Cnr: Rita Bugliosi, tel. 06/49932021,
e-mail: rita.bugliosi@ufficiostampa.cnr.it
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