Un gruppo di personalità del mondo accademico britannico, fra cui Sir Tim Berners-Lee, creatore del world wide web, chiede al governo e agli enti di ricerca di assicurare che tutti possano leggere sul web gratuitamente le ricerche finanziate con denaro pubblico.
l’appello, inviato come lettera aperta al ministro della scienza Lord Sainsbury e al Research Councils UK (RCUK), è un attacco agli editori scientifici che cercano di impedire la diffusione pubblica della ricerca.
I firmatari chiedono che il RCUK spinga i suoi ricercatori
al self-archiving, cioè a mettere in rete una copia dei loro lavori al più presto e possibilmente nello stesso momento in cui escono sulle riviste in abbonamento.
Nella lettera si spiega che "a causa delle restrizioni nell’accessibilità dei risultati delle ricerche, le potenzialità scientifiche britanniche non sono sfruttate al massimo". Gli accademici aggiungono che "ora, nell’era digitale, le restrizioni possono essere eliminate completamente, a vantaggio della società e dell’economia del Regno Unito".
La lettera è solo l’ultima iniziativa a favore dell’accesso gratuito alla ricerca: l’anno scorso un comitato di parlamentari aveva appoggiato una richiesta analoga, ma il governo l’aveva rifiutata per le pressioni dell’industria editoriale scientifica.
l’Association of Learned and Professional Society Publishers (ALPSP), che rappresenta editori accademici non-profit, aveva a sua volta messo in guardia dai possibili rischi: favorire l’accesso pubblico potrebbe accelerare il fenomeno per cui le biblioteche decidano di risparmiare cancellando gli abbonamenti, e questo metterebbe in pericolo la sopravvivenza dei giornali stessi.
Però la lettera firmata da Berners-Lee, fra le altre cose, risponde parola per parola agli argomenti portati dall’ALPSP: in fisica, dove l’accesso pubblico in rete alle ricerche è stato portato avanti per anni, le principali società non registrano nessun calo degli abbonamenti alle loro riviste come conseguenza dell’accesso libero agli articoli: la ragione per cui le biblioteche universitarie cancellano gli abbonamenti alle riviste è che non sono più citate dagli accademici. E l’accesso libero aumenterebbe proprio il numero di citazioni.
"l’ALPSP non ha presentato nessuna prova seria e inconfutabile dei danni prodotti dal self-archiving, e questo non stupisce, perché non ci sono", conclude la lettera.
The Guardian / Lanci
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