STATI UNITI -- Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha ricevuto giovedì nel suo ranch di Crawford, in Texas, il principe saudita Abdullah. Oggetto numero uno dell’incontro la crisi in Medio Oriente. Messaggio principale di Abdullah: gli Stati Uniti devono intervenire con decisione per fermare le offensive militari israeliane altrimenti potrebbero risentirne i loro interessi nella regione.
È bastata d'altra parte la velata minaccia di un collaboratore di Abdullah al ricorso all’arma petrolifera - pubblicata proprio giovedì dalla stampa americana - per dare un immediato scossone ai prezzi del greggio.
Abdullah stesso non ha usato mezzi termini - ''Sharon sta trascinando il Medio Oriente in un precipizio" - sottolineando a Bush come i Paesi arabi siano rimasti finora delusi dalla sostanziale passività di Washington di fronte alle iniziative militari di Tel Aviv.
E se la politica americana - percepita dal mondo arabo come favorevola a Israele - non cambierà , gli Usa stessi potrebbero pagarne le conseguenze.
"Per gli Usa il problema è Arafat, per per noi è Sharon"
Da parte sua Adel Al-Jubeir, consigliere per la politica estera del principe, ha affermato: "La differenza fondamentale tra noi e gli Stati Uniti è che loro considerano Arafat il problema mentre secondo noi il problema è Sharon".
"Gli israeliani devono ritirarsi immediatamente dalle città palestinesi", ha proseguito Al-Jubeir, il quale ha anche confermato che i rapporti tra Usa e Arabia Saudita potrebbero essere condizionati negativamente dalla crisi mediorientale pur negando che Riad stia pensando di utilizzare il petrolio come arma di ricatto.
''Siamo sempre stati una fonte affidabile di petrolio - ha detto il portavoce saudita - e cercheremo di conservare un prezzo che sia equo sia per i produttori che per i consumatori''.
Bush da parte sua ha rinnovato l’invito ai Paesi arabi, sauditi in testa, a cooperare nella lotta contro il terrorismo e ha assicurato al principe Abdullah di attendersi che ''Israele completi rapidamente e senza altre violenze il proprio ritiro dai territori palestinesi ancora occupati".
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