Un report della Commissione australiana per i diritti umani in collaborazione con altri, dato alla stampa in questi giorni, segnala che la società australiana è dominate nelle sue maggiori cariche istituzionali e nel mondo degli affari, da cittadini di origine europea o “anglo-celtici”, termine politicamente corretto che sostituisce il precedente anglo-sassoni che escludeva i discendenti degli irlandesi, insomma, per capirci meglio: i bianchi di lingua inglese. Lo studio ci informa che il 75,9% delle 2490 persone che occupano i posti di leadership in Australia sono di origine anglo-celtica, mentre il 19% ha un background europeo, il 4,7% un background non europeo e lo 0,4% un background indigeno. Il report puntualizza poi che "descritto in un altro modo, circa il 95% dei senior leader in Australia ha origini anglo-celtiche o europee, sebbene coloro che hanno una provenienza non europea e indigena costituiscano il 24% della popolazione australiana, queste origini etnico-razziali rappresentano solo il 5% dei dirigenti senior”. "La diversità culturale è particolarmente bassa all'interno della leadership dei dipartimenti governativi australiani e delle università australiane. Dei 372 amministratori delegati e equivalenti identificati in questo studio, troviamo che il 76,9% degli amministratori delegati ha un background anglo-celtico, il 20,1% ha un background europeo e il 2,7% ha un background non europeo. (…) C'è un solo amministratore delegato con un background indigeno (0,3%)." Come ci si poteva aspettare, i mass-media non si sono lasciati sfuggire l’occasione per criticare questo dato di fatto e sostenere che ciò non è giusto, in quanto non corrisponde alle percentuali che oggi compongono la popolazione e quindi conseguenza di discriminazione.
Ma questo è ovviamente un atteggiamento naïve che preferisce dare un’immagine delle cose da un punto di vista ideale, invece che analitico. È un fatto che la società australiana si fondi sui principi base di quella britannica e che questa sia la ragione principale per cui funziona bene. Certo la società australiana non è esente da difetti, infatti nonostante l’intelligenza media sia elevata, esiste una forte tendenza all’insolazione dell’individuo, secondi solo agli statunitensi, una generale mancanza di comunicazione e una certa indifferenza verso il dettaglio ma nonostante ciò la società continua a funzionare bene per alcuni motivi come i già accennati fattori di intelligenza media, onestà e le basi di origine britannica della società ma anche il fatto che la popolazione è ancora numericamente piccola, la ricchezza generale del Paese, sia economicamente che come risorse, un forte senso comunitario, la lontananza geografica dagli altri Paesi e il fatto che è una monarchia, cosa che evita una politica aggressiva e troppo basata sulle potenzialità #massmediatiche ed economiche dell’individuo candidato, come avviene nelle repubbliche presidenziali. Un altro fattore importante è proprio il fatto che la popolazione è ancora in maggioranza formata da discendenti di anglo-celtici e di europei e che quindi prevale la tolleranza e il rispetto per le diversità razziali, etniche, sociali, religiose e culturali. Ovviamente l’Australia non è esente da difetti e uno di questi riguarda proprio il sondaggio etnico-razziale che ha scatenato queste polemiche, ovvero si vorrebbe imporre l’idea di una società multietnica e multiculturale, quando in realtà, sebbene esistano piccole porzioni che possono essere definite così, in generale la gente è divisa in isole etnico-razziali, poiché le aggregazioni in maggioranza sono bastate sulla similarità degli individui e basta fare un giro per i quartieri di una qualsiasi città, per notarlo.
Certo a un occhio superficiale che per esempio vede tante coppie miste, potrà sembrare che esista una integrazione di fatto ma in realtà spesso è solo una conseguenza del fatto che molti individui, specialmente uomini caucasici, abbiano forti difficoltà a trovare donne all’interno della propria comunità, sia per ragioni geografiche, in quanto a molte donne non interessa abitare in zone remote del Paese, sia per una cultura degli occidentali sempre più di ostilità tra i sessi che genera uno spostamento della ricerca del partner verso altri lidi, in genere donne asiatiche.
Un altro fattore è che la multiculturalità si basa sul presupposto che alcuni fattori, come la preparazione del cibo o la religione, siano cultura ma in senso stretto non è così e a questo si deve aggiungere che una grande porzione degli immigranti del passato non sanno neanche cosa significhi cultura… Inoltre l’australiano, che vive sostanzialmente in un mondo provinciale, sebbene con l’atteggiamento di apertura mentale tipica appunto degli anglosassoni, troppo spesso crede di conoscere le altre culture ma l’atteggiamento non comunicativo dell’individuo fa’ ricadere questo fattore nella presunzione, non certo nel mondo culturale. Quindi l’Australia continua a generare un’immagine di se stessa che non è molto analitica, perché se escludi dei fattori reali dalla tua analisi, ottieni ovviamente una distorsione nel risultato; questo lo vediamo per esempio nel crimine, dove le statistiche escludono il fatto che molti furti nei negozi, ma non solo, non sono neanche segnalati alla polizia, perché gli elementi giuridici a favore dei ladri sono troppi e di fatto il sistema giuridico, una tigre sdentata, tende a non condannarli e quindi a far perdere ai cittadini fiducia nelle istituzioni, denaro e tempo. Uno studio veramente scientifico, ammetterebbe che una società funzioni anche per i fattori etnico-razziali che la compongono e la amministrano. Un’analisi così non sarebbe fondata sul razzismo ma sull’obiettività, anche se oggi prevale l’idea che il solo pronunciare il termine razza sia razzismo…
Matteo Cornelius Sullivan
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