Gianluigi Mucciaccio: Da una indagine effettuata dall’Associazione per l’impresa Apindustria di Brescia è emerso che un buon 10% delle piccole imprese è letteralmente schiacciato dal peso dei debiti che oscillano tra un minimo di 100mila euro ad un massimo di 13milioni di euro contratti con i cd derivati, prodotti finanziari che hanno già sconquassato le magre casse di tante pubbliche amministrazioni ed il clichè si sta fatalmente ripetendo con le pmi. Questo specifico segmento, dai numeri resi noti da Apindustria, mette in risalto uno scenario piuttosto significativo sulla cronica difficoltà da parte delle imprese di far fronte ad un indebitamento che oltrepassa esplicitamente le loro entrate. Non a caso nel 71% dei casi i contratti sottoscritti dalle pmi sono sistematicamente in perdita. Il campione su cui ha lavorato l’Associazione bresciana è intorno alle 122 imprese divise per comparti: metallurgico, chimico-plastico gomma vetro e ceramica, metalmeccanico e dell’impiantistica, elettronica e dell’informatica e altri settori come arredo e moda. Insomma, parliamo di branche economiche che rappresentano o, meglio, rappresentereb-bero il fulcro portante del nostro paese. Il problema ancor più rilevante è quello della sostenibilità dei contratti finanziari nel lungo periodo. Ci sono, infatti, molti di questi che prevedono scadenze tra il 2010 e il 2011, se non addirittura al 2018, con distanze molto più divaricate. La situazione non è certamente rosea tanto è vero che il presidente di Apindustria di Brescia, Flavio Pasotti, ha sollevato molte preoccupazioni sullo stato delle cose e teme che i dati da loro acquisiti sono solo una piccola parte di quel mondo imprenditoriale che ancora non è uscito allo scoperto riguardo questa incresciosa situazione. È inoltre sintomatico che l’indagine posta in essere da Apindustria sia stata intitolata “Pmi e derivati " il banco vince sempre” a testimonianza del forte squilibrio di forze tra gli attori in campo. Le banche che recitano il ruolo di protagoniste in questo nebuloso scenario sono: Unicredit Group, UBI Banca, il gruppo Monte dei Paschi di Siena e il Banco Popolare. Va sottolineato che molti dei derivati a cui hanno aderito le imprese e proposti dalle stesse banche seguono la formula OTC (over the counter) ovvero si tratta di mercati caratterizzati dal fatto che non hanno un regolamento e soprattutto la loro negoziazione avviene secondo il principio dell’incontro tra la domanda e l’offerta soltanto, perciò il loro valore cambia continuamente e in maniera decorrelata rispetto all’andamento delle Borse Mondiali. In buona sostanza un ulteriore mercato parallelo che sta fiaccando il già debole tessuto imprenditoriale. Tuttavia lo stesso presidente di Apinduistria ha rassicurato che ci sono margini legali per poter intervenire su queste negoziazioni visto, tra l’altro, che molti tribunali veneti hanno accolto le istanze presentate precedentemente da quelle imprese oggetto di queste vessazioni. La curiosità a questo punto è capire come stiano messe le imprese che operano in altre regioni d’Italia ed il timore è che lo scenario non sia dei più rassicuranti. In ogni caso si registra, perlomeno, una maggiore percezione e consapevolezza di un problema che le pmi e non solo stanno sopportando, a caro prezzo, sulla loro pelle.
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