Abbiamo chiesto a lungo, incessantemente, di accendere un faro per fare luce su una vicenda dai risvolti inquietanti, sottaciuti inspiegabilmente per troppo tempo. Abbiamo anche chiesto con forza l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per accertare in modo completo colpe e responsabilità, anche di chi non aveva svolto i necessari controlli. Adesso, con il commissariamento deciso dal ministero dello Sviluppo economico, scriviamo la parola fine su una storia triste, di colpe e omissioni: quella della comunità “Il Forteto”.
Abbiamo così compiuto un passo necessario per salvaguardare i diritti di minori e delle loro famiglie. Era un decisione che sarebbe dovuta arrivare molto prima. Ciò che conta ora, però, è che il Forteto è stato portato via dalle mani dei fedelissimi di Fiesoli. E’ già stato nominato il commissario, l’avvocato Jacopo Marzetti, attuale Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, una figura con la sensibilità richiesta e con la necessaria esperienza nella tutela dei minori in situazioni familiari complesse per svolgere con autonomia e competenza un compito così delicato, per rompere in maniera netta con il torbido passato di questa realtà. Una realtà dove si è consumata per decenni, come accertato dalle pronunce della magistratura, un’indebita commistione tra parte business e accoglienza, tra profitto e solidarietà. Una storia tragica che ha visto il coinvolgimento anche di potenti e volti noti: politici nazionali, amministratori locali, professionisti. A Jacopo Marzetti auguriamo con tutti il cuore buon lavoro.
Quella della comunità de “Il Forteto” è una lunghissima storia di cronaca giudiziaria, costellata da processi, condanne e risarcimenti per violazione dei diritti umani. Un’autentica comunità degli orrori in cui si infliggevano - come si può leggere nelle motivazioni delle sentenze emesse - “drammatiche sofferenze e costrizioni psicologiche” ai giovani affidati a “Il Forteto”.
Già nel 1985 i due cofondatori, Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, vennero processati e condannati per maltrattamenti aggravati ed atti di libidine nei confronti degli ospiti - minori spesso con gravi problemi di disagio - della comunità.
Incredibilmente, nonostante questi gravissimi capi di imputazione, nel 1997 Fiesoli risultava ancora a capo della comunità e, circostanza ancora più allarmante, fino al 2009, dopo diversi provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti all’interno della comunità stessa, venivano affidati alla struttura decine e decine di bambini. Nel 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato il nostro Paese a pagare una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali per l’affidamento alla comunità di due minori dopo che le loro madri avevano denunciato trattamenti violenti e inumani nei confronti dei loro bambini. Nel 2011 Fiesoli, noto come “il Profeta”, è stato arrestato con l’accusa di atti di pedofilia commessi all’interno della cooperativa. Una cooperativa dove i minori venivano spesso usati come mera forza lavoro utile per perseguire gli interessi produttivi dei suoi capi a totale discapito della finalità educativa e di accoglienza di cui pure la comunità si vantava. Nel nuovo processo d’appello, conclusosi a ottobre e celebratosi in seguito al rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva, Rodolfo Fiesoli è stato condannato a 14 anni e 10 mesi per i casi di abusi sessuali nella struttura mugellana. Insomma, una sequela accertata di reati insopportabili che non poteva non richiedere un intervento drastico per recidere ogni legame con questa gestione da brividi della comunità.
Il nostro Governo, il Governo del Cambiamento, ha svolto fino in fondo il suo dovere, ha avuto il coraggio di fare quello che i precedenti esecutivi si erano ben guardati dal portare a compimento. Per noi i bambini sono intoccabili. Sulla loro pelle non si scherza e se qualcuno attenta gravemente alla loro incolumità fisica e psicologica interveniamo subito e con fermezza. Siamo davvero orgogliosi di questa decisione perché finalmente cominciamo a riportare legalità e giustizia in un contesto dove si sono perpetrati reati orribili.
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