Giovedì sera, prima del derby. In Tribuna Stampa ho avuto modo di conoscere meglio una giovane collega che si è soffermata a parlare del suo disagio personale nel trovare una collocazione nel mondo del giornalismo.
Parole amare, di chi mostra di avere tanta buona volontà per inserirsi stabilmente in un ambiente che ama ma che ha trovato sul suo cammino tante, troppe porte chiuse.
Collaborazioni gratuite o pressochè tali tante, sempre con la speranza di trovare un posto fisso con il quale guardare al futuro con serenità , ma poi in conclusione una risposta negativa quando si aveva la sensazione di essere sul punto di tagliare il traguardo.
Ho ripensato a lungo a questo colloquio al punto da sentire il bisogno di parlarne dalle pagine di questo Notiziario.
Effettivamente le possibilità di lavoro per un giovane che si avvicina al mondo del giornalismo non sono tante. Si sono moltiplicati i mezzi di comunicazione visto che tanti sono i giornali, tantissime le televisioni e le radio ma non sono poi così numerosi i posti di lavoro.
Le ragioni sono evidenti. I giornali sono in un periodo di difficoltà nel ricercare spazi compressi da televisioni e radio, i costi di produzione sono altissimi, i redditi pubblicitari meno ingenti che in passato e così buona parte dei servizi sono forniti da agenzie e services.
Conseguentemente pochi i collaboratori e pochissimi i praticanti. Per televisioni e radio bisogna fare un distinguo tra le emittenti nazionali e quelle locali. Nelle prime entrare in pianta stabile è difficilissimo. Tanti i contratti a termine che non danno certezze e non garantiscono un futuro. Per le emittenti locali una situazione catastrofica legata al fatto che queste ultime preferiscono cedere gli spazi a chi si munisca di sponsor con la copertura di spazi giornalistici a chi giornalista non è. In queste emittenti pochissimi i giornalisti veri con evidente assenza dunque di maestri che aiutino il giovane a crescere e maturare.
E’ un discorso molto triste il nostro che ogni anno abbiamo modo di verificare personalmente quando il Consiglio Direttivo dell’Ussi si riunisce per votare il miglior giornalista professionista giovane al di sotto dei trenta anni. I giovani professionisti sono pochi, c’è poco ricambio e questo non può che preoccuparci per il futuro di questa magnifica professione.
Quale la soluzione? In un mondo sommerso da televisioni e radio è lì che va trovato il rimedio imponendo in trasmissioni giornalistiche la presenza di giornalisti, rendendo obbligatoria la presenza di un professionista per la direzione di testate e per la gestione di trasmissioni specializzate. E’ dunque in queste emittenti che tanti giovani potrebbero trovare lo spazio che cercano e guardare al futuro con serenità .
di Gianfranco Tobia
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