GOVERNO su Ladysilvia, Con 162 voti favorevoli e 157 contrari l’Assemblea del Senato della Repubblica Italiana ha approvato questa sera la mozione n. 2 sulla richiesta di fiducia al Governo avanzata dal Presidente del Consiglio, Romano Prodi.
Presidente del Senato, gentili senatrici, senatori, prima di tutto vorrei ringraziarvi in modo non formale ma sostanziale per questo lungo e approfondito dibattito che ha esaminato, criticato, illustrato la mia esposizione di ieri, un dibattito sereno che ha toccato tutti i principali problemi che noi abbiamo oggi sul tavolo e che ha colto pienamente la preoccupazione del Presidente della Repubblica quando mi ha invitato a presentarmi qui di fronte a voi per approfondire i temi di questa crisi che io non ho esitato a definire «politica», proprio perché questo dibattito potesse essere approfondito, esteso e sereno.
Il Presidente della Repubblica con la sua decisione ci ha ancora una volta dato un esempio di serietà e di profondo attaccamento alle istituzioni. Noi abbiamo risposto con l’approfondimento completo di tutti i temi presenti sul tappeto. Il dibattito si è svolto lungo alcuni filoni principali, dai quali voglio trarre alcune riflessioni dividendo i campi di approfondimento e di dibattito.
Il primo campo ha riguardato un discorso sull’economia dove, mai come ora, si accendono delle possibilità di speranza e degli spazi di ottimismo, che devono essere assolutamente accompagnati da una politica economica forte, decisa e che coinvolga l’intero Paese: non soltanto i governanti ma le forze imprenditoriali e sindacali. Siamo, infatti, ad una svolta che ha visto una crescita vicina allo zero spostarsi intorno al due per cento e che noi dobbiamo confermare ed aumentare. Soltanto con una ripresa della crescita, infatti, possiamo affrontare i problemi di redistribuzione del reddito, di aiuto alle categorie meno abbienti oltre che i problemi di innovazione e ricerca, affrontando quel salto in avanti che il Paese ha bisogno di compiere nel prossimo futuro.
In questo sforzo, noi dobbiamo coinvolgere i giovani e le donne. Questo è stato un comune elemento di preoccupazione del dibattito, in quanto i nostri tassi di partecipazione al lavoro e di disoccupazione nel Mezzogiorno relativamente a giovani e donne sono assolutamente inaccettabili. Al confronto con altri Paesi europei, compresi quelli del Sud Europa, i tassi di partecipazione femminile al lavoro nel Mezzogiorno è assolutamente anomalo. Sono dati statistici che si avvicinano più a quelli dell’altra sponda del Mediterraneo che non a quelli relativi agli altri Paesi europei.
Sussistono, comunque, elementi di ottimismo come la ripresa dell’esportazione. Abbiamo a lungo perduto quote di mercato ma negli ultimi mesi vi sono segni di un'inversione di tendenza, soprattutto nei mercati extra europei che, per crescita, stanno diventando il vero il sostegno dell’economia mondiale. Al di là delle scommesse sulla durata e sulla quantità di questo sviluppo, il Governo è deciso a non abbandonare la strada maestra del risanamento dei conti pubblici.
Noi non vogliamo oscillare fra rigore e lassismo. Noi abbiamo scelto la via di un risanamento per il rilancio dell’economia e in questo risanamento noi proseguiamo. Con questa affermazione, intendo inviare un messaggio chiaro anche a tutti gli osservatori internazionali: l’Italia è degna di fiducia. Se l’Italia pone davanti a sè uno schema di risanamento, di conseguenza il suo Governo rispetta questo schema. Quindi, il messaggio è che il rientro nei parametri che ci sono imposti, o proposti, dal nostro vivere in una comunità economica allargata sarà rispettato.
Sarà anche rispettato l’obbligo, preso di fronte a voi, di avviare una redistribuzione seria e progressiva delle maggiori entrate derivanti dalla crescita e dalla lotta all’evasione fiscale. Non lo facciamo e non lo abbiamo fatto in modo precipitoso, proprio per non mancare agli impegni internazionali. È nostro proposito farlo in modo progressivo e serio per il futuro.
Noi abbiamo quindi un percorso chiaro: apertura ai mercati internazionali, aumento della nostra capacità concorrenziale, sforzo di investimento per incrementare la produttività , attenzione alle grandi evoluzioni tecnologiche che avvengono nel mondo e, nel quadro delle redistribuzioni che potranno essere fatte progressivamente in futuro, abbiamo messo in cantiere anche un aumento delle detrazioni d'imposta per la prima casa, che tengano però conto della composizione della famiglia e quindi del peso effettivo dei figli nell’economia domestica.
Il secondo punto di discussione è stato quello riguardante la politica estera, su cui c’è stato il grande momento di crisi. Ribadisco il lungo, serio, forte impegno per la pace che questo Governo ha concretizzato nei suoi nove mesi di vita. «Concretizzato» significa che non abbiamo speso parole, abbiamo speso fatti: ci siamo proposti autorevolmente nell’aiutare la soluzione dei problemi e dei conflitti più gravi che ci sono nel Medioriente vicino a noi.
Abbiamo preso l’iniziativa, insieme alle Nazioni Unite, della missione in Libano, l’abbiamo guidata, ne siamo i massimi responsabili e adesso abbiamo anche specificamente, anche formalmente, la responsabilità di guida che da febbraio è passata ad un generale italiano. In Libano ci sono stati quasi 1.500 morti nel periodo immediatamente precedente alla nostra decisione, da allora non c’è stato nemmeno un morto e nemmeno un ferito grave, nella zona affidata alla nostra responsabilità .
Questo è il modo in cui vogliamo procedere, d'accordo con le Nazioni Unite, in stretto contatto con i nostri alleati europei, nel rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e nella solidarietà con i nostri alleati. Naturalmente, tra i problemi di politica estera si è molto dibattuto sulla nostra missione in Afghanistan. Ho chiaramente affermato, e qui lo confermo, che noi agiamo con un doppio cammino, che è quello di mantenere il nostro impegno con gli alleati, ma di lavorare in modo intenso e continuo per arrivare ad un accordo politico. Dicevo ieri, e lo confermo oggi, che la nostra proposta sulla conferenza di pace è stata accolta all’inizio con una certa freddezza e con un certo distacco, ma che, via via, si presenta come l’unica soluzione per una situazione che altrimenti diventa sempre più difficilmente gestibile. Una conferenza di pace che coinvolga non soltanto le cosiddette grandi potenze, ma tutti i Paesi confinanti dell’area, perché senza la loro partecipazione non si riuscirà mai a risolvere la situazione, a diminuire il livello di tensione presente in un Paese come l’Afghanistan.
Questo è un modo serio, costruttivo e forte di organizzare la pace. A ciò si aggiunge lo sforzo, che per un Paese che sta risanando i propri conti - scusate se lo sottolineo - è enorme, di riprendere l’aiuto allo sviluppo e far fronte agli impegni internazionali che derivano da accordi che il nostro Paese ha sottoscritto nei confronti delle Nazioni Unite e della comunità internazionale, sui fondi che riguardano l’AIDS, la tubercolosi e la malaria, per sostenere anche un'azione comune volta a sovvenire i problemi più vari dell’economia mondiale, soprattutto dell’Africa, una delle nostre grandi responsabilità dirette. l’Africa è il punto di riferimento della nostra politica di aiuti, sull’Africa dobbiamo concentrarla perché è lì che vi sono i problemi più gravi.
Il terzo argomento trattato è stato quello delle unioni di fatto. Su questo punto voglio essere molto chiaro: il Governo ha presentato il suo disegno di legge in Parlamento e con questo ha esaurito il suo compito. In Parlamento sono già pervenute numerose proposte, della maggioranza, del Governo e dell’opposizione. Spetta al Parlamento costruire un testo sul quale si possa trovare un'ampia convergenza. Mi attendo perciò un dibattito sereno, approfondito e rispettoso di tutti, per ricercare possibilmente soluzioni condivise. (Scusate, avrete spazio nelle vostre dichiarazioni di voto. Io ho l’obbligo di replicare con serenità ). Un tema così delicato deve essere affrontato senza preclusioni, in modo serio, lasciando sempre un doveroso margine alla libertà di coscienza. Accanto a ciò, è stata richiamata da più parti (ricordo, ad esempio, l’intervento della senatrice Thaler Ausserhofer) la necessità di un politica forte per le famiglie. A ciò è volto l’impegno del Governo, per un aiuto finanziario alle famiglie numerose e un aumento sostanzioso dei servizi alle famiglie, a cominciare dagli asili nido. Abbiamo già messo in bilancio una dotazione in materia. Su questo siamo decisi a proseguire, perché è un campo in cui l’aspetto quantitativo è estremamente importante, dato che si parte da una percentuale quasi irrisoria di disponibilità di asili nido. È un capitolo su cui il Paese deve cambiare pagina.
Un altro argomento affrontato è la politica dell’ambiente, su cui abbiamo concentrato i nostri obiettivi e su cui, ormai, c’è una mobilitazione a livello mondiale. l’Italia non può permettersi di non partecipare a questa nuova mobilitazione per evitare il disastro collettivo.
Abbiamo una ripresa della ricerca e dell’innovazione in questo settore e disponiamo di tecnologie nuovissime. Ho indicato la necessità di salire sul carro dell’innovazione, soprattutto riguardo alle energie solari di ultima generazione, che appaiono le più promettenti e che sono in via di sviluppo fortissimo, sia negli Stati Uniti sia nei Paesi europei.
Abbiamo la necessità assoluta di compiere uno sforzo specifico e mirato riguardo a questi settori, ma abbiamo anche la necessità nonchè la responsabilità - e qui le disposizioni già approvate hanno fatto avanzare il nostro livello di coscienza - di avviare un programma di risparmio dell’energia. Le importanti decisioni che abbiamo preso in materia sono fornite dei mezzi necessari: abbiamo, quindi, la possibilità di rivestire veramente, anche in questo campo, un ruolo diverso da quello del passato.
Sul Mezzogiorno molte preoccupazioni sono state portate avanti, soprattutto di due tipi: riguardo il problema del blocco dello sviluppo e quello di avere un disegno complessivo sintetico riguardo questo territorio. Devo dire che, dal punto di vista delle decisioni prese, il cuneo fiscale a vantaggio dell’occupazione giovanile e femminile nel Sud è forte e sostanzioso, ma affermo anche che questi vantaggi non sono sufficienti, in quanto non sono l’elemento che può rovesciare la situazione se non adottiamo una forte, nuova politica di inserimento del Mezzogiorno nell’apice dello sviluppo mondiale, per farlo divenire - come già più volte ho sostenuto - la punta avanzata dell’economia europea nei confronti dell’Asia.
Il senatore Viespoli ha parlato di centralità del Mediterraneo. Su questo punto sono perfettamente d'accordo: essa va creata con iniziative, opere pubbliche ed un'intensità di intervento di cui abbiamo assolutamente bisogno. La politica estera sviluppata in questi mesi (con l’attenzione all’India, alla Cina, a tutta l’Asia ed al Medioriente) è anche uno strumento per rimettere il Mezzogiorno al centro dello sviluppo. In ambito europeo, abbiamo proposto e sosteniamo - ormai anche con l’appoggio di altri Paesi del Mediterraneo - la costituzione di una Banca di sviluppo del Mediterraneo, in modo di saldare le economie delle due sponde del mare in cui siamo immersi. Su questo progetto proseguiremo più avanti.
Il senatore Salvi ha sollevato un punto particolare, che deve coinvolgere tutti noi, perché tocca il rapporto fra i cittadini e la politica, cioè il costo di quest'ultima. Abbiamo assunto alcune decisioni in merito, come la riduzione del trenta per cento dell’indennità dei Ministri. Abbiamo ridotto commissioni e consigli di amministrazione (cominciando da Sviluppo Italia), ma non abbiamo fatto ancora abbastanza.
Rivolgo un invito a tutti: lo rivolgo a voi come parlamentari e lo rivolgo al Governo, insomma lo rivolgo a tutti. Guardate, questo è uno dei punti fondamentali della nostra credibilità : non possiamo chiedere ai cittadini sacrifici nè la diminuzione della spesa pubblica, se non cominciamo a prendere decisioni che ci riguardano.
Nella mia esposizione ho lungamente parlato del metodo che il Governo intende usare, ossia quello della concertazione della sua azione. Nelle prossime settimane, cioè, a cominciare da oggi, a pochi giorni, con le forze economiche e sindacali daremo avvio ad un lavoro che avrà come centro la problematica della crescita della produttività e della competitività . Non è, quindi, un problema di concertazione, solo legato a alcuni aspetti particolari, seppur importanti; dobbiamo, invece, aiutare il Paese a riprendere crescita e competitività .
Tra gli obiettivi, evidentemente, vi è anche quello di individuare soluzioni efficaci ed eque rispetto al tema della previdenza e del governo del mercato del lavoro e noi, da questo punto di vista, non partiamo da posizioni predeterminate. Ciò che è stato scritto riguardo ad eventuali idee o progetti del Governo non corrisponde allo stato dei nostri lavori. Noi partiamo da tre obiettivi molto semplici: l’equilibrio di lungo periodo del sistema previdenziale, che ci viene richiesto non soltanto da tutti i nostri partner europei, ma è fondamentale per uno sviluppo di lungo periodo del Paese. In secondo luogo, l’esigenza di garantire pensioni adeguate ai nostri giovani e dare loro un lavoro meno precario. I due problemi sono legati tra di loro. Ricordatevi che uno degli aspetti più preoccupanti dell’Italia di oggi è l’insufficienza dell’accumulazione pensionistica della nuova generazione che entra nel mercato del lavoro. Non possiamo preoccuparci soltanto di chi sta uscendo dal mondo del lavoro, ma anche di coloro che vi stanno entrando. Il terzo obiettivo è la volontà di innalzare il livello delle pensioni più basse. Siamo aperti a proposte e contributi, ma sappiamo che al Governo spetta l’onere di giungere ad una decisione finale. Tutta questa azione di impostazione della concertazione non può essere disgiunta dal continuare un'azione di razionalizzazione della spesa pubblica e noi intendiamo trovare una quota non certo marginale di questa necessaria accumulazione dalla razionalizzazione della spesa pubblica, a cominciare dal progetto difficile ma condiviso da tutto il Governo dell’unificazione degli enti previdenziali, un passo necessario e richiesto perché si possa raggiungere tale obiettivo.
Infine, è stato lungamente dibattuta nelle giornate di ieri e di oggi la questione della legge elettorale. Si è svolto un ottimo dibattito, direi con una convergenza generale, unanime, che questa legge vada cambiata, che si debba cercare una legge elettorale che garantisca la governabilità del nostro Paese. Mi fa piacere - perché è il primo passo verso la possibilità di intraprendere un cammino in avanti - che ormai il problema della modifica della legge elettorale sia entrato nella condivisione di tutto il Parlamento. Si tratta di un'esigenza democratica.
l’ingovernabilità è il rischio più grosso per il nostro Paese. Gli articoli della stampa estera di questi giorni sottolineano che il vero problema è come l’Italia possa garantire nel medio-lungo termine una governabilità e una continuità nella sua politica, cosa che finora non è riuscita a fare. Per far questo bisogna ridare al cittadino la possibilità di scegliere e credo che, dato questo punto di partenza, sia possibile che al più presto si realizzi un atteggiamento condiviso riguardo al cammino di costruzione di questo progetto di riforma.
È oggi inopportuno e prematuro tratteggiare modelli precisi o designare i luoghi tecnici deputati a risolvere questo impasse istituzionale, ma il senso di responsabilità che dobbiamo avere mi spinge a chiedervi uno sforzo non dettato da opportunismi o da rivendicazioni su colpe o meriti del passato. Io chiedo soltanto al Parlamento uno sforzo rivolto al futuro; riguardo alla legge elettorale, vi prego solo che sia uno sforzo rivolto al futuro perché la rappresentanza politica è sempre più lontana dai cittadini.
Noi abbiamo il dovere di invertire questa tendenza, noi abbiamo quindi il dovere di costruire una legge elettorale in cui il cittadino si senta rappresentato, possa scegliere il proprio rappresentante, abbia un legame di partecipazione alla vita politica del Paese. Ridare la capacità di scelta è l’obiettivo primario della legge elettorale che noi dobbiamo fare. Questi sono i temi fondamentali che sono stati dibattuti in questi due giorni di discussione.
Io ho chiesto il vostro voto, convinto che noi possiamo portare a termine quanto vi ho esposto; lo possiamo fare perché la coalizione ha raggiunto un accordo forte, un accordo coeso, un accordo su questi punti fondamentali. Sono certo che il Paese potrà trovare rapidamente una possibilità di slancio in avanti che gli è necessario.
Già stamattina nella stampa internazionale era descritta la situazione di questi nove mesi dell’economia italiana; una stampa non certo amica, come il «Financial Times», ci diceva che i provvedimenti che abbiamo preso nel mese di giugno sono stati di vitale importanza per dare il senso del nuovo, il senso del cambiamento, il senso che anche in Italia si possono cambiare le cose.
Questo è solo un segnale, noi proseguiremo su questa via; abbiamo la ferma intenzione di andare avanti con queste riforme ed è per questo motivo, onorevoli senatori, che io pongo la fiducia sulla proposta di risoluzione n. 2, a firma della senatrice Finocchiaro ed altri; proposta che, invitando ad approvare la comunicazione da me resa a nome del Governo, mira a rinnovare il patto fiduciario con il Senato.
LA REDAZIONE
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