Roma: “Stefano non parla ma sa riconoscere le persone che con amore operano per il suo bene. Sono le parole scritte dal papà di un bambino autistico: per noi questa è la gratificazione più grande“. A raccontare il particolare è Violante, poliziotta della Squadra a cavallo di Trastevere, a Roma, dove dal 2000 gli operatori di questo reparto prestano la loro opera come “ausiliari di ippoterapia“, collaborando con terapisti specializzati.
“è un lavoro di èquipe tra terapista, conduttore, cavallo e paziente - spiega Nanda, cavaliere della Polizia di Stato - L’obiettivo principale è quello di compiere dei piccoli passi, far raggiungere dei piccoli traguardi al paziente. Attraverso il cavallo riusciamo ad entrare in contatto con i ragazzi, e in questo siamo anche agevolati dalla divisa che indossiamo“.
La riabilitazione equestre, questo è il nome tecnico della terapia, si basa sull’utilizzo del cavallo come mezzo terapeutico. La particolare andatura dell’animale favorisce il recupero della tonicità muscolare e ricorda la cadenza umana, con grande beneficio per coloro che non sono in grado di camminare; inoltre stimola il miglioramento dei tempi di reazione. Il desiderio di “far muovere il cavallo“ fa sì che i cavalieri eseguano volentieri le azioni con finalità riabilitative indicate dal terapeuta.
L’obiettivo è fare in modo che il ragazzo trasferisca gli apprendimenti acquisiti in campo, fuori dal maneggio e che migliori la fiducia nelle sue potenzialità, per facilitare il desiderio di nuovi apprendimenti e di relazionarsi agli altri.
Gli agenti partecipano volontariamente al progetto, ed hanno frequentato corsi di specializzazione, ma soprattutto, hanno una particolare sensibilità alle situazioni difficili con cui vengono a contatto, dimostrando di possedere valori che l’Istituzione a cui appartengono ha deciso di premiare con il “Premio San Michele Arcangelo“. Il riconoscimento, istituito nell’ambito delle celebrazioni del patrono della Polizia di Stato, è stato voluto fortemente dal capo della Polizia, Antonio Manganelli, per dare un riconoscimento ai valori nobili, espressi dai poliziotti, che si riflettono anche nella società.
“è una cosa che viene dal cuore e bisogna farla con tanto amore e impegno“ afferma Nunzio, che da cinque anni si è aggiunto ai suoi colleghi della Squadra a cavallo come “ausiliario di ippoterapia“.
I genitori dei ragazzi sono i primi a percepire gli effetti di questo tipo di riabilitazione, ce lo conferma Elena, un’altra poliziotta-terapista: “vediamo la felicità non solo sui volti dei ragazzi ma anche su quelli dei loro genitori“.
“è una porta verso l’apprendimento, riesce a svegliare l’interesse per le cose, per la vita, acquisisce consapevolezza di se stesso“ racconta la mamma di Stanislao, un ragazzo di 22 anni che da dieci frequenta il maneggio della polizia.
“Gli effetti sono stati miracolosi su Riccardo, che soffre di disturbi di autismo - sottolinea sua mamma sorridendo - ha acquisito sicurezza, anche a scuola e nella vita di tutti i giorni. Abbiamo trovato una grande famiglia che ci ha accolto nella propria casa“.
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