Non tendo più a cercare l’incontro con la “vita“ nella sua concretezza.
Mi pare si tratti,come per la giovinezza,di un paradiso perduto che so perfettamente di non ritrovare se non nello scrigno segreto dei tesori della mia interiorità.
Questa crescente estraneità non è riconducibile ad eventi straordinari.
E’ stato un lento scivolare via dalle cose...e i lutti materiali e morali,gli snodi esistenziali che hanno punteggiato la mia esistenza hanno fatto solo più larga la distanza.
Le passioni,più che saldarmi alla contemporaneità,favoriscono una sottile evasione e la mia azione è sempre più un defilarmi che un buttarmi nella mischia.
La mia anima anela alla pace,al silenzio,alla contemplazione.
Il mio corpo brama piaceri intimi e discreti.
Vado involontariamente controcorrente.
Più di quanto avessi mai creduto possibile.
Poco o nulla mi interessa di quello che avvince la maggior parte delle persone che mi circondano.
Comunque non rinuncio alla disciplina della quotidianità.
Penso sinceramente che sia la condizione giusta per crescere.
Ma senza quella pianta che è l’Io,
nella “benedetta“ solitudine del creato,
e il suo interagire con Dio,
la terra è un nulla polveroso.
ROSARIO TISO
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