CITtà DEL VATICANO: Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi per l’Udienza Generale odierna, tenutasi in Piazza San Pietro, a Santa Elisabetta d’Ungheria “chiamata anche Elisabetta di Turingia“.
Nata nel 1207 - ha ricordato il Papa - “Elisabetta visse nella Corte ungherese solo i primi quattro anni della sua infanzia, assieme a una sorella e tre fratelli. (...) Secondo i costumi di quel tempo, (...), suo padre aveva stabilito che Elisabetta diventasse principessa di Turingia“ per cui fu promessa in sposa a Ludovico, figlio del langravio Hermann di Turingia. “Nonostante il fatto che il fidanzamento fosse stato deciso per motivi politici, tra i due giovani nacque un amore sincero, animato dalla fede e dal desiderio di compiere la volontà di Dio“.
“Come si comportava davanti a Dio, allo stesso modo si comportava verso i sudditi“ - ha detto ancora il Santo Padre. “Un vero esempio per tutti coloro che ricoprono ruoli di guida: l’esercizio dell’autorità , ad ogni livello, dev’essere vissuto come servizio alla giustizia e alla carità , nella costante ricerca del bene comune“.
“Elisabetta praticava assiduamente le opere di misericordia“ - ha sottolineato il Papa ricordando che: “Il suo fu un matrimonio profondamente felice: Elisabetta aiutava il coniuge ad elevare le sue qualità umane a livello soprannaturale, ed egli, in cambio, proteggeva la moglie nella sua generosità verso i poveri e nelle sue pratiche religiose. (...) Una chiara testimonianza di come la fede e l’amore verso Dio e verso il prossimo rafforzino la vita familiare e rendano ancora più profonda l’unione matrimoniale“.
“La giovane coppia trovò appoggio spirituale nei Frati Minori, che, dal 1222, si diffusero in Turingia. (...) Da quel momento, Elisabetta fu ancora più decisa nel seguire Cristo povero e crocifisso, presente nei poveri“.
“Una dura prova fu l’addio al marito, a fine giugno del 1227 quando Ludovico IV si associò alla crociata dell’imperatore Federico II. (...) La febbre, però, decimò le truppe e Ludovico stesso cadde malato e morì ad Otranto (...). La attendeva, tuttavia, un’altra prova: suo cognato usurpò il governo della Turingia, dichiarandosi vero erede di Ludovico e accusando Elisabetta di essere una pia donna incompetente nel governare. La giovane vedova, con i tre figli, fu cacciata dal castello di Wartburg e si mise alla ricerca di un luogo dove rifugiarsi. (...) Durante questo calvario sopportato con grande fede, con pazienza e dedizione a Dio, alcuni parenti, che le erano rimasti fedeli e consideravano illegittimo il governo del cognato, riabilitarono il suo nome. Così Elisabetta, all’inizio del 1228, potè ricevere un reddito appropriato per ritirarsi nel castello di famiglia a Marburgo“.
“Elisabetta trascorse gli ultimi tre anni nell’ospedale da lei fondato, servendo i malati, vegliando i moribondi. Cercava sempre di svolgere i servizi più umili e lavori ripugnanti. Ella divenne quella che potremmo chiamare una donna consacrata in mezzo al mondo (’soror in saeculo’) e formò, con altre sue amiche, vestite in abiti grigi, una comunità religiosa. Non a caso è patrona del Terzo Ordine Regolare di San Francesco e dell’Ordine Francescano Secolare“.
“Nel novembre del 1231 fu colpita da forti febbri. (...) Nella notte del 17 novembre si addormentò dolcemente nel Signore. Le testimonianze sulla sua santità furono tante e tali che, solo quattro anni più tardi, il Papa Gregorio IX la proclamò Santa e, nello stesso anno, fu consacrata la bella chiesa costruita in suo onore a Marburgo“.
“Nella figura di Santa Elisabetta“ - ha concluso Benedetto XVI - “vediamo come la fede, l’amicizia con Cristo creino il senso della giustizia, dell’uguaglianza di tutti, dei diritti degli altri e creino l’amore, la carità . E da questa carità nasce anche la speranza, la certezza che siamo amati da Cristo e che l’amore di Cristo ci aspetta e così ci rende capaci di imitare Cristo e di vedere Cristo negli altri“.
AG/ VIS 20101020 (620)
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