Le sei altre priorità del CMI
1) Le liste di attesa
La stessa complessa problematica delle liste di attesa, per ridurre le quali è già possibile oggi sperimentare procedure innovative, che tengano conto della reale urgenza del bisogno, troverebbe soluzioni efficaci nella responsabilizzazione della MCP sul versante dell’appropriatezza dei tempi, dei luoghi, dei percorsi.
Le lunghe attese necessarie per poter usufruire di prestazioni del SSN comportano: la negazione di un diritto, al quale il cittadino spesso è costretto a sopperire a proprie spese procurandosi la prestazione nel privato; danni permanenti alla salute dei cittadini in particolare dei soggetti più deboli quali gli anziani (si pensi solo a quanto possono cambiare definitivamente l’autosufficienza di un anziano la lunga attesa per la correzione di una cataratta che gli impedisce di leggere o per un intervento di protesi d’anca per un’artrosi che limita le sue capacità di spostamento autonomo); un elemento che riduce fortemente la qualità percepita del SSN da parte del cittadino, fino a fargli sottovalutare l’importante tutela della salute che comunque gli è garantita; la difficoltà del medico a seguire un iter diagnostico correttamente articolato in sequenze appropriate di indagini e lo costringe, nell’interesse del paziente, a richiedere da subito e contemporaneamente indagini che altrimenti avrebbe richiesto solo se in tal senso orientato da precedenti indagini.
La soluzione dei problemi delle liste di attesa fondate esclusivamente sul potenziamento dell’offerta di prestazioni, non solo non è concretamente sostenibile per la nota limitazione delle risorse, ma rischia di depauperare altri servizi e deve pertanto essere ricercata in meccanismi organizzativi di perseguimento dell’appropriatezza, almeno in termini di priorità .
Va potenziato innanzitutto l’utilizzo pieno delle strumentazioni e delle dotazioni tecnologiche dei presidi sanitari pubblici, spesso sotto utilizzate per il mancato turn over del personale, nonchè per problemi di gestione e manutenzione.
Vanno individuate specifiche priorità sulle quali investire da subito come ad esempio la radioterapia oncologica, l’oculistica ecc. con il chiaro obiettivo di raggiungere un equilibrio fra domanda e offerta entro la legislatura anche indirizzando lo sviluppo delle strutture private accreditate.
Vanno previste corsie preferenziali di accesso alle visite diagnostiche a disposizione dei Medici di famiglia,nei casi giudicati da loro prioritari.
2) Mettere la sanità in rete per far camminare le informazioni e non i cittadini
Per ridurre i tempi di attesa e garantire accesso ai servizi proponiamo un grande programma di informatizza-zione del sistema sanitario che a partire dagli studi dei medici di famiglia colleghi tutte le strutture e i presidi. Questo permetterà progressivamente: la prenotazione diretta dallo studio del medico di famiglia delle prime visite e delle prestazioni successive (accertamenti diagnostici, visite di controllo etc.); la comunicazione, da parte del medico proponente, ai presidi della ASL di quali sono le prestazioni urgenti (immediate!) e le prestazioni urgenti differibili (entro 3 giorni); la velocizzazione della consegna delle cartelle cliniche e dei referti relativi agli esami strumentali che, salvo esami particolarmente complessi, deve avvenire entro 3 giorni lavorativi dalla data di effettuazione; l’utilizzo di bancomat o carte di credito per il pagamento di ticket o quote di compartecipazione; l’adozione in tempi brevi di una carta informatizzata per tutti i cittadini, che fornisca a tutti i servizi del sistema sanitario informazioni preziose per un intervento appropriato e efficace; la possibilità di una effettiva continuità dell’assistenza nelle 24 ore con la messa a disposizione di tutti i soggetti deputati: medici di medicina generale, guardia medica, 118, altri professionisti di un profilo per singolo assistito (garantendo la necessaria privacy) per interventi compatibili e appropriati col quadro clinico individuale.
Prima tappa di questo processo deve essere la generalizzazione di Centri Unici di Prenotazione telefonica, integrati a livello regionale, per impedire, da subito che il cittadino cerchi a caso fra i presidi sanitari quello che può rispondere tempestivamente e la generalizzazione di un profilo individuale per ogni utente custodito a cura del responsabile della presa in carico.
È in questo rinnovato contesto che è possibile combattere procedure burocratiche, inutili sia al fine di contenere i costi che di garantire la trasparenza, vissute dai cittadini come una incomprensibile vessazione di uno Stato invadente e vessatorio.
3) Promuovere una nuova stagione per la prevenzione
La prevenzione primaria (controllo e riduzione della esposizione a fattori di rischio) è in maggioranza una funzione che svolgono altri sistemi e soggetti istituzionali e sociali. Al SSN compete tuttavia un forte ruolo di individuazione e valutazione dei fattori di rischio, di advocacy, di valutazione dell’effetto dei programmi di prevenzione. Occorre rafforzare le capacità del SSN di individuazione e valutazione dei fattori di rischio, in piena indipendenza nei confronti di amministrazioni pubbliche locali, regionali e nazionali, soprattutto in campo ambientale ed occupazionale.
Quanto alla prevenzione secondaria, soprattutto per quanto riguarda la diagnosi precoce e i programmi di screening, il SSN deve adottare criteri rigorosi di valutazione dell’efficacia e garantire ai cittadini i programmi la cui efficacia è stata verificata.
Queste politiche rappresentano il principale intervento in grado di ridurre l’incidenza delle grandi patologie (tumori, malattie cardiovascolari, malattie infettive etc.) che colpiscono milioni di persone. Ad oggi la spesa per la prevenzione è al di sotto del 5% del fondo sanitario nazionale e va rapidamente portata almeno al 10%.
Ma è soprattutto la cultura che deve cambiare e far uscire dalla attenzione e dalla responsabilità del campo ristretto degli addetti ai lavori questo momento decisivo dell’intervento di un sistema sanitario pubblico.
4) Istituzione di un sistema di protezione sociale e di cura per le persone anziane non auto sufficienti
L’invecchiamento della popolazione aumenta il rischio di vivere molti anni della vita in condizioni di non autosufficienza. Vivere più a lungo deve poter significare vivere meglio. Per questo, obiettivo primario delle politiche sanitarie e sociali deve essere quello di prevenire, rallentare, prendere in carico la condizione di non autosufficienza.
Risiede qui un’innovazione importante dei sistemi di welfare che rappresenta una sfida, in modo particolare, per il sistema sanitario pubblico, universalistico e solidale.
La nostra proposta si pone l’obiettivo di: aumentare in misura consistente il numero delle persone non autosufficienti che possono beneficiare delle prestazioni assistenziali fino a pervenire a un universalismo vero; potenziare e variare le opportunità di assistenza a domicilio sul territorio, superando la frammentarietà ed i forti squilibri territoriali che sinora hanno contraddistinto la rete dei servizi esistenti, quanto l’offerta di sostegno economico; rafforzare i diritti soggettivi delle persone non autosufficienti rendendo esigibile il diritto alla prestazione.
Per raggiungere tali obiettivi, oltre alla piena applicazione della legge 328/2000 sulle politiche sociali, è necessario istituire un Fondo nazionale a sostegno delle persone non autosufficienti.
5) Il governo clinico: una risorsa per il sistema
I medici e i professionisti sanitari devono recuperare un ruolo forte nel governo clinico dell’ospedale e della ASL attraverso: un nuovo collegio di direzione (in parte elettivo) dell’azienda che fornisca pareri obbligatori sulle scelte significative di politica sanitaria aziendale; il rilancio dei consigli dei sanitari e dei comitati di dipartimento quali sedi democratiche di coinvolgimento di tutti gli operatori, nel governo clinico dell’azienda; attribuzione di autonomia gestionale, finanziaria e operativa dei dipartimenti, per valorizzare professionali-tà e responsabilità dei dirigenti medici e sanitari.
Allo stesso modo la partecipazione alle scelte aziendali e distrettuali deve essere estesa ai medici delle cure primarie sviluppando autonomia e responsabilità in rapporto agli obiettivi condivisi sul versante della qualità e della appropriatezza e della economicità .
Una riflessione importante va fatta sulle professioni sanitarie che, nonostante i passi avanti fatti nella passata legislatura, non vedono una traduzione concreta diffusa del riconoscimento delle peculiarità professionali anche in rapporto all’adozione di strumenti organizzativi coerenti.
Non si tratta, quindi, di limitare il potere dei DG ma di estendere alla componente medica e, in diverso modo alle professioni sanitarie, quei principi di autonomia e responsabilità che le ricollocano in una funzione non subalterna e marginale nell’ospedale e nell’azienda.
6) Poteri e responsabilità in equilibrio per un nuovo SSN
Per un buon governo della sanità bisogna attivare una governabilità basata sull’equilibrio fra Stato e regioni, fra ospedale e medicina delle cure primarie, fra azienda, enti locali e componente medica e sanitaria. Una alleanza tra diversi soggetti sulla base dei principi di autonomia e responsabilità .
Non esistono scorciatoie, l’orchestra suona una buona musica se gli strumenti sono accordati, se sanno suonare insieme e se il direttore dirige con intelligenza pensando prima di tutto a chi ascolta in sala.
(Estratto delle conclusioni della III Conferenza Programmatica del CMI)
Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano
Ultimi Articoli
Meteo - Cosa aspettarsi fino a mercoledì – Tregua lunedì, poi il vento che fa paura mercoledì
Milano è Memoria — A Linate inaugurata la mostra su Charlotte Salomon nel segno del Giorno della Memoria
Benvenuti a casa Morandi” al Teatro San Babila: una commedia tra ricordi, musica e risate
JEnerational Mentoring presentato a Mi prendo il Mondo – Dialogo tra generazioni a Parma
Treno di cioccolato record a Palazzo Lombardia – Aperto il 39° piano
Strage Crans-Montana – Dimessi due giovani da Niguarda dopo l'incendio
Strapazzami di coccole Topo Gigio il Musical: una fiaba che parla al cuore
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero