Sono sempre di più. Ricoprono tutti i ruoli: ordinari, tecnico-scientifici fino a quelli dirigenziali e anzi, una donna - sulle 100 che entrano in polizia - raggiunge il livello dirigenziale contro un uomo su 150. Era il 1960 quando le donne iniziarono a vestire la divisa e, a 50 anni dal loro ingresso in Polizia, la rivista ufficiale della Polizia di Stato: “Poliziamoderna“ gli dedica uno speciale di 16 pagine in cui propone una “fotografia“ di gruppo delle signore con il distintivo attraverso dati, tabelle, grafici e riflessioni sull’evoluzione storico-sociale delle quote rosa in polizia.
Si sono fatte largo nelle Squadre mobili, dove in molti casi dirigono le sezioni minori, girano in motocicletta, calzano gli stivaloni della Stradale, amano stare sul campo: in aria come in acqua. Il 34 per cento della forza femminile complessiva, più di un terzo dunque, risulta in forza presso le quattro specialità della Polizia di Stato: Stradale, Ferroviaria, Frontiera, Postale e i Reparti speciali (volanti, settore aereo, Digos, cinofili). Rilevante anche la presenza nei ruoli tecnico-scientifici e professionali di cui le donne rappresentano oltre il 30 per cento: ci sono disegnatrici di identikit, dattiloscopiste, analiste di laboratorio chimico e biologico, medici legali e psicologhe specializzate.
Una parte dell’approfondimento è dedicato alla varie tappe legislative che hanno scandito l’ingresso delle donne nella Polizia di Stato: prima l’istituzione di un Corpo di polizia femminile, separato dal Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, poi la loro unificazione e infine la creazione del Comitato nazionale per le Pari opportunità e le leggi riguardanti la tutela della lavoratrici madri.
Si perché, nonostante il lavoro che ormai le vede coinvolte in reparti che prima erano ritenuti tipicamente maschili - come i reparti mobili specializzati nell’ordine pubblico - le donne poliziotto non hanno rinunciato alla famiglia e ai figli: il 63 per cento è mamma.
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