Milano: Rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti 2020 sarà difficile, in Italia, se non si riuscirà a modificare, attraverso adeguate misure di recupero di efficienza energetica e di investimento in energie rinnovabili, una dinamica dei consumi energetici che negli ultimi anni non mostra variazioni rilevanti nonostante gli impegni assunti a livello internazionale. È quanto emerso nel corso del seminario “Energia Italia 2020: tutto come oggi?” tenuto in Bocconi da Arturo Lorenzoni, direttore di ricerca presso lo Iefe, l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente della Bocconi.
Secondo la ridefinizione degli obiettivi operata 2005, l’Italia è tenuta ad abbassare entro il 2020 le proprie immissioni di CO2 a 497 milioni di tonnellate equivalenti. Tenendo conto del fatto che nel 2005 l’immissione era di 578,5 milioni, si tratta di una riduzione del 14%, ossia 81 milioni. Parallelamente, sul fronte dei consumi energetici attesi, la stima è che il nostro paese, alla scadenza del 2020, raggiungerà i 145,70 megatep (1 tep= 11,63 megawattora). L’obiettivo è quello di aumentare la quota di consumi da fonti rinnovabili dai 7,3 Mtep del 2005 a 24,77, con un incremento del 17% sul totale. Da un lato bisogna ridurre le emissioni, dall’altro si devono tenere sotto controllo i consumi, rendendoli quanto più possibile puliti.
“Il problema”, come sottolinea Lorenzoni, “è che i consumi sono andati aumentando parallelamente alla crescita economica in un rapporto che si è mantenuto costante negli ultimi anni. La bontà delle politiche energetiche che saranno adottate in futuro si misurerà proprio dalla loro capacità di disaccoppiare la domanda di energia dalla crescita economica”. Una diminuzione dei consumi c’è stata nei mesi scorsi, ma essendo legata al pil, è derivata più dalla crisi economica che non da fattori di miglioramento del sistema: “Non è dunque virtuosa”, spiega Lorenzoni. “L’obiettivo è invece agire sulla leva tecnologica: bisogna approfittare della necessità di ridurre le emissioni per investire in tecnologia pulita e per dare luogo a una seria politica di recupero dell’efficienza energetica”. E quello dell’efficienza è un tasto particolarmente dolente in Italia: si pensi, ad esempio, che circa il 65% dei consumi elettrici industriali è originato da motori elettrici. Ciò nonostante, la percentuale di apparecchi di questo tipo, ma ad alta efficienza, è ancora trascurabile. Per non parlare degli edifici, costruiti nella maggior parte dei casi senza alcuna attenzione per il risparmio energetico.
In un’Italia più tecnologicamente efficiente sul fronte energetico si potrebbero risparmiare 34 Mtep al 2020, con una riduzione stimata, sempre a quella data, di circa 80 milioni di tonnellate di CO2, ovvero proprio quanto servirebbe per rientrare nei limiti di emissioni.
Recupero di efficienza e fonti rinnovabili, le due parole chiave per contenere i consumi diminuendo le emissioni. Perchè ciò avvenga, però, servono misure politiche chiare e determinate. “Innanzitutto, dando coerenza ai vari livelli di intervento, raccordando l’azione europea, nazionale e regionale. È ipotizzabile inoltre, nel prossimo ciclo di fondi strutturali (2013-2020) istituire premi per il raggiungimento degli obiettivi sulle rinnovabili, magari negoziando la possibilità di reindirizzare fondi verso le regioni più virtuose”. E poi spingendo scelte tecnologiche di discontinuità col passato, per esempio con nuove certificazioni per le imprese e politiche ad hoc per i trasporti, come la conversione delle flotte pubbliche all’alimentazione a gas. Ma anche utilizzando maggiormente la fiscalità per stimolare comportamenti virtuosi. “Sono però misure che vanno prese in fretta”, conclude Arturo Lorenzoni. “Il ritardo già accumulato è motivo di preoccupazione, ma il non scegliere avrebbe un costo molto elevato”.
Andrea Celauro
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