Napoli: “Siamo gia’ molto avanti. A sei giorni dal nostro intervento il fenomeno e’ ridotto del 90%“. Lo ha affermato Silvio Berlusconi, in visita ad Acerra, riferendosi alle esalazioni maeodoranti dalle discariche della cava di Terzigno. “Nei prossimi 4 giorni sparirà. Cioe’ nel termine dei 10 giorni annunciato“.
Una situazione che non ha riscontro in Italia e in Europa, e che rischia di esporci nuovamente a gravi rischi di immagine. Sulla carta, la Campania non dovrebbe essere affatto in emergenza. In base agli ultimi dati dell’Ispra, istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, la regione nel 2008 " prima appunto che intervenisse questo governo " produceva 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti senza neppure un termovalorizzatore. Il piano precedente, tentato dal governo Prodi, era stato rimesso nel cassetto per l’ostruzionismo dei finti ambientalisti. Con sole tre discariche ufficiali (la Lombardia ne ha 22 con 8 termovalorizzatori) il business era in mano ai siti abusivi controllati dalla malavita.
Il governo ha aperto il primo termovalorizzatore ad Acerra e ha predisposto un piano di discariche per gestire l’emergenza, in attesa di dotare la regione di almeno altri due-tre impianti di combustione e riciclo. L’esempio ha indotto comuni capoluogo importanti come Salerno " dove tra l’altro il sindaco e di sinistra, come a Napoli " a comportamenti virtuosi nella raccolta differenziata, che oggi con il 75% è al primo posto d’Italia.
Naturalmente tutto ciò presuppone tre condizioni: affrontare dei costi, che poi si ripagano con la valorizzazione e lo smaltimento dei rifiuti, cioè con il loro utilizzo a fini energetici; che le amministrazioni comunali facciano la loro parte; e che lo Stato sia presente. Basta dire che con la sola apertura di Acerra la Campania non sarebbe la regione più a rischio d’Italia, ma scala ben cinque posizioni. A condizione che tutto il meccanismo funzioni. E’ sulla presenza dello Stato (e sull’inerzia di certi comuni) che Berlusconi deve nuovamente intervenire. Le infiltrazioni, o quanto meno gli interessi della camorra nelle recenti proteste, sono state accertate. Con buona pace di chi si era affrettato a dichiarare che il piano di due anni fa “era fallito“, e il governo si era limitato “a mettere la polvere sotto il tappeto“.
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