Leggende garganiche:“Le diomedee“.
Il Gargano,scheggia dei Balcani fortuitamente rimasta appiccicata ad una delle regioni più piatte d’Italia quando le terre emerse si distribuirono sul manto equoreo che avvolge il globo terrestre,è luogo che profuma di natura selvaggia,quasi come in un sogno. Alberi alti come cattedrali...vetusti come le sequoie...sono le sue torri.
Boschi di faggi,cerri,carrubi...precipiti verso il mare...si risolvono in pinete dalle forme drammatiche.
E la sacralità dell’ulivo...pressoché ubiquitario.
Le coste,ricamate dal vento e dalle onde,si aprono in caverne misteriose ,gioiose dei colori di acque cristalline e fonde. E pietre,ruderi,rupestri architetture o monumentali resti che parlano di storia.
Questa terra benedetta,crocevia di popoli,è stata sempre rifugio di uomini e divinità.
L’eroe omerico Diomede,dopo la caduta di Troia,fu ospitato da re Dauno nell’arcipelago delle Tremiti e ne sposò la figlia.Poi fondò città e prese a segnare i confini della sua nuova terra con le pietre che aveva tolto alle sacre mura di Troia.Questo provocò l’ira del re Dauno che lo fece uccidere con i suoi uomini.Quindi fece gettare le pietre a mare. L’eroe fu sepolto alle Tremiti dove lo piangono i suoi uomini,trasformati dagli Dei in uccelli:le diomedee. Ancora oggi c’è chi attribuisce il loro canto lamentoso e umano a questa leggenda.
ROSARIO TISO
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