Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto; porto su di me le cicatrici come se fossero medaglie, so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello della schiavitù. L’unica differenza è che si paga con piacere, e con un sorriso’ anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime. Paulo Coelho
Essere liberi a volte vuol dire volare. Volare lontano da tutto e tutti, fino a rimanere da solo con i tuoi pensieri, ma che valore hanno i pensieri se non c’è nessuno che li ascoltà Io credo che valgano molto di più, perché non li camuffi per gli altri, non li modifichi, non li migliori, rimangono pensieri puri e tuoi, di nessun altro. Ma solo chi ha il coraggio di dar voce ai propri pensieri ha il diritto di essere ascoltato quindi solo chi ha il coraggio di rischiare a cadere è degno di volare. Anna laura d’Ecclesia.
E così per sbaglio, il mio sguardo incrociò il suo. E ne fu rapito. Fu rapito da quegli occhi di un blu zaffiro, quegli occhi con sfumature del colore del mare. Quegli occhi di cui sono sicuro, chi li guarderà per troppo tempo perderà la sua libertà e la sua sanità mentale. Si, lentamente mi stanno conducendo alla pazzia.
- In un tempo sconosciuto, due regni erano l’uno contro l’altro. Il regno magico e il regno mortale, la madre di tutte le ninfe Kikilia era pronta a tutto per vincere la battaglia. Le ninfe, sotto gruppo degli dei, erano ragazze giovani e bellissime, quasi tutte immortali, dominavano e vivevano nella natura. Erano come divise in categorie, ed una delle naiadi (ninfe dell’acqua sopratutto delle sorgenti) Agathe, era stata mandata sul regno mortale per capire il punto debole degli umani, e distruggierli dall’interno. Agathe aveva poteri fantastici, poteva dominare l’acqua, guarire le ferite e addirittura predirre il futuro. Ma non provava niente, solo il ghiaccio scorreva nelle vene della povera sfortunata ninfa. Attraversato il portale che divide i due mondi, Agathe cambiò aspetto, apparendo mortale. I suoi capelli rosa con sfumature arancioni, del colore dei fiori appena sbocciati, diventarono marroni, la sua pelle pallida di un bianco bellisimo ma innaturale divenne più scura, di un colore caldo. Ed il ninfale, il diadema che portava sulla testa, si trasformò in una collana, una collana argentata con come ciondolo una goccia fatta di una pietra speciale, l’acquamarina. Solo una cosa rimase la stessa, i suoi occhi. La parte più pericolosa di una ninfa, perché se incontri il suo sguardo ne rimani ammaliato, e diventi pazzo. Ma non solo il suo aspetto divenne umano, ma anche il suo cuore. E Agathe sentì come un martello nel suo petto, sentiva battere il suo cuore, si sentiva...viva. Colma di gioia cominciò a cantare, un uomo senti la sua voce e se ne innamorò. Le si avvicinò, la vide, le parlò e fu subito amore. Agathe a sua volta se ne innamorò, ma lei sapeva che l’amore di lui non poteva essere sincero, perché era una ninfa, il suo compito era ammaliare, ma non innamorare. Era una storia d’amore tormentata piccola mia, ma pur sempre una storia d’amore. Lui Erastos, non poteva sopportare che lei non credesse ai suoi sentimenti puri e veri, e così glie lo disse. Le parole che hanno il potere di uccidere e di dare la vita. Ti amo. Ma lui non sapeva chi era veramente lei, non sapeva che poco tempo dopo avergli confessato i suoi sentimenti, qualcosa di orribile avrebbe colpito il mondo e loro. Agathe non voleva più combattere, non voleva più essere un mostro. E così Nettuno, colpito profondamente dai pensieri e dai gesti di Agathe decise di premiarla, donandole un nuovo potere. E nonostante lei fosse entusiasta per l’appoggio del dio, voleva solo virere la sua storia d’amore come una persona normale, ma Kikilia non poteva permettere un tradimento simile. E così uccise i due innamorati, i loro corpi però inaspettatamente e magicamente si tramutaro in statue. Almeno così sarebbero stati insieme, per sempre. Kikilia aveva vinto, era riuscita a capire la debolezza degli umani, l’amore. L’amore è la loro debolezza. Però 2 erano le cose che non sapeva, che Aghate e Erastos avevano dato alla luce una bambina, una bambina che forse sarebbe riuscita a riportare la pace tra i due mondi. E che la collana con racchiuso il potere da lei tanto cercata ce l’aveva la piccola. La bambina si chiamava Katharine...-
- Ooooooh, che sonno. E’ una bella storia nonna, di la verità l’hai inventata al momento vero?-
- Si katy, mi hai scoperta. Ed adesso vai a dormire tesoro. Ed auguri di nuovo -
- Grazie nonna, però prima che mi addormento mi devi promettere una cosa -
- Cosa? -
- Che domani me la racconti di nuovo -
- Certo piccola, te lo prometto. -
Ed invece, non mantenne mai la promessa. Perchè la notte del mio settimo compleanno, lei andò a dormire, e non si svegliò più.
Tutto trema intorno a me, il treno corre senza fermarsi. Vorrei dormire, ma non ci riesco. Vorrei sognare, e questo posso farlo anche da sveglia. Ma più sogno, e più i sogni si fanno immensi ed impossibili, e distruggono la mia realtà. Sto per arrivare a Bologna con i miei genitori adottivi, sono le 5 del mattino, vedo l’alba. Entro nel piccolo bagno mi tolgo gli occhiali, e mi guardo negli occhi. Mi odio, odio questo sguardo, questo viso, mi odio perché non riesco mai a sorridere veramente. Non lo so il perché , non so perché mi sento così, eppure mi guardo e sento qualcosa sotto la mia pelle che cerca di uscire, di penetrarla, e di impossessarsi di me. Ma cosa sarà’ Come possono questi occhi da soli distruggere l’amore’ Mi rimetto i miei occhiali da vista, mi sciolgo i capelli, di un nero innaturale, che fanno da contorno al mio viso chiaro. Vorrei solamente essere una ragazza normale. Sono arrogante, asociale, isterica, pessimista, negativa, complicata, antipatica, sarcastica ed una bambinona. Però sono brava a disegnare! Diciamo che i miei pregi e i miei difetti si ecquivalgono. Da quando è morta mia nonna, passo da una famiglia all’altra. Perchè pochi sono disposti ad avere ME come figlia. Un problema ambulante. Molti parlano di me come la ragazza dalla bellezza ipnotica, si sono bella. Ma il mio aspetto mi fa paura, perché non c’è niente di umano in me. Esco dal piccolo bagno, cammino per il corridoio, il sole pian piano sta salendo, lui non è come me, intrappolato in questa carne terrena. Lui può volare.
di Anna Laura d’Ecclesia
Il brano non può essere riprodotto senza l’autorizzazione dell’auore.
Ultimi Articoli
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero
Milano celebra Leonardo — al Castello Sforzesco tre iniziative speciali per le Olimpiadi 2026
Trasporto ferroviario lombardo: 780.000 corse e 205 milioni di passeggeri nel 2025
Piazza Missori accoglie la Tenda Gialla – Tre giorni di volontariato under zero con i Ministri di Scientology
Neve in pianura tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio — cosa è realmente atteso al Nord Italia
Se ne va Valentino, l'ultimo imperatore della moda mondiale
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità
Carofiglio porta — Elogio dell'ignoranza e dell'errore — al Teatro Manzoni