La magia di Venezia è riservata ai solitari.
Le dinamiche di branco, i gruppi, le famiglie oppongono un filtro troppo grossolano per setacciarne i tesori più intimi, segreti, esclusivi.
Venezia si rivela a chi sa manifestare un’attenzione sottile e penetrante, una disponibilità assoluta, una fluidità di pensiero e una duttilità dell’essere che neppure in coppie affiatate di amanti e amici fatica a realizzarsi.
Solo l’innamoramento che “fonde“, quello tipico dei perduti anni giovanili, rende possibile acutizzare lo sguardo come esclusivamente al solitario riesce nel suo perenne scavare alla ricerca delle radici dell’essenza.
Solitari e innamorati sono i padroni e gli estremi destinatari della vera bellezza di Venezia.
Alle orde di turisti distratti dalla calca...tocca solo un giro di giostra, alle famiglie assorbite da maniacali e parossistiche cure reciproche...l’illusione del viaggio, ai bambini e agli adulti-bambini perennemente protesi in una dimensione ludica...la sensazione di essere in un gigantesco luna-park all’aperto.
Le cose vere accadono altrove.Nell’animo di coloro che si sintonizzano sulle nenie malinconiche delle acque sciabordanti, sulle improvvise rivelazioni di corti segrete, sull’alito fresco di bui “sotoporteghi“ e periferiche “fondamenta“.
Nel silenzio cresce la presenza divina e lambisce il cuore degli uomini che si fanno trovare pronti.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
*Tratto dall’opera “Diario veneziano“ di Rosario Tiso
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