L’IMPORTANZA DEL BLASONE

Al confine tra Puglia e Basilicata,nel cuore della Murgia barese,c’è un luogo ricco di suggestione e di vigneti:è la tenuta “Bocca di Lupo“di Tormaresca.
Di fronte all’abbacinante biancore della sua facciata e alla monumentalità della struttura architettonica si resta soggiogati.

In una domenica di iniziale pallido sole,in una giornata dove le nuvole hanno lasciato spazio al proverbiale nitore dei colori sgargianti della campagna pugliese,percorrere il viale d’accesso alla tenuta...per noi fedelissimi di Pietro Placentino e dell’Opus-wine di S.Giovanni Rotondo(FG)...ha avuto il sapore dell’iniziazione.
Si è immersi in un silenzio surreale.

Vigne come giardini fanno da cornice al lento incedere verso l’ingresso.
La visita degli ambienti e delle cantine,dove regnano una pulizia e un’ordine metafisico,ci ha trasmesso una sensazione di calore:l’inconfondibile carezza emotiva della passione.

L’anima di chi ha creduto in questo progetto traspare in ogni particolare.
“Bocca di Lupo“ è nata dal nulla.
Ci voleva un novello Federico II,un’imperatore del vino,per realizzare il miracolo che campeggia sotto i nostri occhi.
Ecco l’importanza del blasone.

Le vigne,il terreno,la natura circostante c’erano già...ma è l’uomo a dare quel valore aggiunto che genera il capolavoro.Senza Piero Antinori e Renzo Cotarella non potremmo bere uno chardonnay,il “Pietra Bianca“,che rivaleggia coi grandi d’Italia,ed un aglianico atipico,moderno,elegante...l’omonimo “Bocca di Lupo“...che,col progressivo invecchiamento dei vigneti da cui deriva ,farà sempre più parlare di sé.
Simile lungimiranza non può essere che dei grandi,di chi vive la campagna e la pratica ed è anticipatore di svolte epocali.Come quella che vede la viticoltura di Puglia finalmente ai blocchi di partenza di un rinascimento che la condurrà a vette fino ad oggi impensabili.

Nel cuore delle Murge,“Bocca di Lupo“ è in posizione invidiabile.Qui si sta tentando il reimpianto del Nero di Troia.
Chi vedeva nella presenza del “marchese“una minaccia per l’autoctonìa si ritrova ad ammirare il recupero delle costruzioni tipiche di campagna pugliesi e la ripresa di vitigni che in zona erano letteralmente scomparsi.
Tutto d’intorno sembra rarefatto,tutto sembra esclusivo ed irreale.

Ma nel bicchiere,unico vero ricettacolo dell’estrema verità enoica,pulsa il sangue di quanti hanno combattuto una battaglia di qualità,coraggio e anticonformismo.

Si può andare con fiducia in quel di Minervino Murge.

Ad attendere quanti vorranno percorrere le umide capezzagne delimitanti i mirabili sesti d’impianto che disegnano geometricamente l’orizzonte...c’è l’incarnazione di un’arcana visione.

ROSARIO TISO

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