Sulla mia storia di degustatore dilettante di vini c’è ben poco da dire.
Vivo a Foggia e nel 1994,con una lettera personale vergata Luca Maroni in cui presentava il suo(forse primo...)Annuario dei vini d’Italia,principiai un’avventura che dura tutt’ora.Mi piacque così tanto quello che conteneva quella missiva che acquistai la “guida“ a scatola chiusa,nonostante Luca Maroni fosse per me un perfetto sconosciuto.Per un anno ho fatto anche l’abbonamento alla rivista “The Taster of wine“ e riporto un aneddoto.A seguito di una mia lamentela circa il ritardo con cui arrivavano le pubblicazioni,Luca Maroni mi telefonò per motivare certi contrattempi con l’esigenza di rendere ogni numero il più ricco e completo possibile,preannunciando anche un resoconto approfondito di un’esperienza al Vinoexpo di Bordeaux.L’episodio mi impressionò profondamente.L’intervento personale denotò doti umane non comuni,confermate poi in occasione della sua diretta conoscenza.
Tornando a me,da vent’anni ormai il vino è la mia passione...“...E come il viaggio alimenta un tesoro inestimabile di ricordi che sono rugiada nei momenti di aridità...balsamo nei momenti di sofferenza...coltivare la passione per il vino è stato sempre per me come viaggiare attraverso storie,culture,luoghi,persone sempre diverse...in un esaltante rincorrersi di sensi e intelletto...“...
La mia prima lettura d’approfondimento l’ho fatta su...Famiglia Cristiana!!Quando frequentavo la parrocchia del quartiere,oltre trent’anni fa,mi capitò per le mani un numero di quella rivista che conteneva un’articolo sulla zona del Prosecco,fra Conegliano e Valdobbiadene.Siccome era il primo di una lunga serie di reportage sulle zone vinicole più significative del paese,mi impegnai a non perderne neppure uno.Scoprii un mondo affascinante e me ne innamorai.
La stella polare che mi ha sempre guidato lungo il cammino è stata la ricerca del piacere.Tante bottiglie mi hanno regalato emozioni e hanno tessuto,bevuta dopo bevuta,la trama del mio gusto.
Adesso,corroborato intellettualmente da un corso per sommelier,tento di dare un nome a quanto maturato dentro.
Ho ancora tanto da imparare e qualche riflessione da fare.
A seguito delle ultime esperienze gustative con sedicenti esperti del settore mi son reso conto,come non mai,della distanza che intercorre fra le mie idee e la generalità delle altre che dominano il mondo del vino,pregiudizi così profondamente radicati da sembrare inattaccabili.
Il vino che richiama il frutto originario,che riporta sentori primari è considerato sguaiato,grottesco.Gli ingenti effluvi profumati che esalano dal suo bicchiere....volgari.
Di fronte ad una consistenza poderosa si parla di vini “palestrati“.Si ama...di contro...l’ossido,il rancido,puzzette di ogni tipo che ci si industria ad accoppiare analogicamente a sentori riconoscibili.
Mi chiedo...perché mai dovrebbe piacere un vino che richiama l’asfalto fresco?
Enologi di fama,da più parti,parlano di un gusto che predilige sempre più il sapido e il minerale...a scapito del dolce,relegato a stadio “infantile“ dell’evoluzione palatale del degustatore consapevole.Il dolce...nel vino... ha quasi sempre una connotazione negativa.Per cui il “Marziacanale“ di Vinosia viene liquidato come succo di frutta,il “Primitivo 60 anni“ di Feudi di S.Marzano,dagli umori caldi e sanguigni,come iper-strutturato ai limiti della bevibilità.
La rivoluzione del gusto,nelle province periferiche del mondo,è ben lungi dall’essere compresa.
Qui è ancora il difetto ad essere la più grande attrattiva di un vino.Si tirano in ballo,di fronte alle ovvie perplessità per qualcosa di non piacevole,invecchiamento e terroir per tessere trame descrittive iperboliche.Poco importa se il liquido nel bicchiere è senescente,seduto,stantìo.
Ci sarà mai,in questo campo,un rinascimento diffuso delle idee che riconsegni al frutto la sua dignità?
Purtroppo ben pochi professano l’abbattimento dei dogmi che da secoli informano il sapere vinicolo.
Intanto,in un pub di un amico,i vini di “Vinosia“,bistrattati dai sapienti del posto,vanno via a fiumi.Segno che chi non ha preconcetti riconosce il buono.Ma non c’è enoteca o wine-bar che li prenda in considerazione.Lì funzionano i soliti grandi nomi.E per coloro che credono di essere esperti più son vecchi...più son buoni,
più son francesi...più hanno fascino.
Ovvero...l’intelletto che ipnotizza le papille gustative.
ROSARIO TISO
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