Durante le vacanze natalizie la nebbia etilica dovuta alle copiose bevute...il cui unico scopo era,più che deliziare le papille gustative,innaffiare ingenti libagioni...è stata attraversata da lampi di assoluta qualità.
Dal Piemonte la sempre più disponibile “icona“ di generosità Maria Grazia Icardi,a margine di un ordine di vini,mi ha fatto recapitare alcune bottiglie di Nej 2007,pinot nero in purezza,e della barbera Nuj Suj 2007.
Il binomio è andato alla grande!Si è rivisto il solito eccellente Nej(ma il ’98 resta indelebile nella mia memoria sensoriale...)ed un succulento Nuj Suj,bisognoso di liberare il suo enorme e misconosciuto potenziale.
Grandi emozioni son venute anche dal Primitivo Gioia del Colle 17 del 2006 di Polvanera e dal Taurasi Riserva Radici 2000 di Mastroberardino.Strutture imponenti per nuances incantevoli(Come son diventati bravi i produttori odierni di vino rispetto ad un passato nemmeno tanto remoto in cui il corollario naturale della consistenza era una certa rusticità!).
Comunque in questo periodo di “disimpegno“ intellettuale ho sperimentato anche quanto sia difficile degustare un vino.
Troppe le suggestioni della mente.E’ arduo restare “nel bicchiere“.
La sete di piacere,che nel bere dovrebbe coincidere con la ricerca della qualità innanzitutto esente da difetti e pregna di personalità,conduce spesso in dimensioni che travalicano quelle meramente sensoriali.
Mi è capitato di entusiasmarmi per una Gran Cuvèe Brut 2005 di Bellavista(dopo l’esperienza meno lusinghiera di altre versioni)e per un Porto GRAHAM’S di vent’anni.
So e avverto tutte le loro imprecisioni(per quel che sono in grado di decifrare i miei sensi).
Ma in entrambi i casi a determinare la mia euforia hanno pesato non poco le “visioni“ fabbricate dalla mia immaginazione.
Di interminabili cunicoli stracolmi di bottiglie in attesa....nel sottosuolo franciacortino.
Di vecchi vignaioli ricurvi sotto il peso di ceste di vimini colme d’uva che salgono sù per ripidi pendii conquistati a pareti impervie....
E vertiginosi terrazzamenti dove la vigna è esigua lingua di terra...
Sotto,il DOURO maestoso....
Da simile e tipica sovrapposizione e confusione di piani di pensiero e di percezione,ne scaturisce una illogica armonia fatta di ricchezze e carenze fuse in unità,ugualmente ammantate di dolcezza e nostalgia.
Armonia brillante non di luce propria ma del fulgore dei desideri,che per arcano retaggio si nutrono di miti.
Svanito il sogno,come nell’Amore,la coscienza fa ritorno dal suo esilio temporaneo e riprende a dirci la verità.
Ma la bottiglia...spesso...è già finita.
ROSARIO TISO
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