Sulle uscenti guide dei vini d’Italia...

La critica enologica nazionale,come ogni anno di questi tempi, ha espresso i suoi verdetti,divinato i suoi responsi.Le guide dei migliori vini di “Enotria“ hanno inondato di nomi la memoria degli appassionati e prima ancora di bere qualcuna delle bottiglie accolte nel “gotha“ delle massime espressioni vinicole nazionali,c’è già voglia di esprimere qualche considerazione di carattere generale. (Ho valutato nel merito le principali guide nazionali,Ais-Gambero rosso,Espresso,Veronelli.Le stesse dichiarazioni programmatiche dei curatori mi avrebbero fatto escludere dal giudizio i vini recensiti nella guida “Slow-wine“...“ Ricerchiamo piuttosto etichette dalla grande piacevolezza gustativa, ovvero prodotti che rispondano anche a criteri di territorialità chiari. Insomma, non siamo di fronte ai classici vini da concorso, quelli che hanno spadroneggiato incontrastati negli anni Novanta“.Simili intenti fanno della guida “Slow-wine“ una pubblicazione intellettualmente settoriale e non generalista,alla stregua di una guida che recensisca solo “bio“,solo“autoctono“ e via discorrendo.Non ho preso in considerazione i vini-frutto di Maroni perché ne direi solo un gran bene e non sarei obiettivo:sono un suo grande estimatore.)
Innanzitutto colpisce il crescente numero dei premiati.Facile spiegarselo con la dilagante qualità.Un pò più difficile cogliere il senso della difformità delle opinioni.
Avere gusti diversi è persino auspicabile ma vanno motivate le istanze teoriche.Sulle prime,leggendo fra le righe delle principali guide dei migliori vini d’Italia,si ha l’impressione che abbiano prevalso ragioni estranee al bicchiere.
A volte è tale la voglia di smarcarsi,di colpire l’immaginazione,di cogliere impreparati,da suggerire scelte perlomeno sorprendenti.Sono solo quattro i vini premiati all’unisono:l’ES 2009 di Gianfranco Fino,il SASSICAIA 2008 della Tenuta San Guido ,il BAROLO RIS.MONFORTINO 2004 di Giacomo Conterno e il BRUNELLO DI MONTALCINO 2006 della CERBAIOLA di SALVIONI.Folleggiano principalmente due vezzi:premiare a turno i vini di una cantina eccellente pur in presenza di un’etichetta regolarmente migliore delle altre(il “Contado“ di Di Majo Norante non è mai stato superiore alla Riserva “Don Luigi“...),o...che è ancor peggio...non premiare per stanchezza,sfida o chissà quale altra diavoleria vini di consueto,costante e provato lignaggio.
Capita così che da qualche parte talvolta si faccia sparire un produttore del calibro di Angelo Gaja e si ceda all’ebbrezza di non premiare vini quali Ornellaia,Kurni,Terra di Lavoro,Turriga,Tignanello,Solaia;o che altrove non ci si perda nel ginapraio delle Mga del Barolo...vecchie e nuove...premiandoli quasi tutti con esclusioni “eccellenti“ ed inspiegabili vista la prodigalità nel dispensare riconoscimenti alla tipologia,permettendosi nel contempo di snobbare praticamente intere regioni.
Intanto si scoprono vini già scoperti(vedi il bolgherese “Orma“,in passato celebrato a più riprese da Luca Maroni...),si cavalcano mode(il “Passopisciaro“ si fa in sei e così pure i relativi riconoscimenti...)o le si ignora pressoché totalmente(per qualcuno il fenomeno Etna quasi non esiste...).
Quel che di incontestabilmente c’è nella ragione stessa dell’esistenza delle guide dei vini è la loro assoluta necessità.Chi ha un’ampia memoria storica sa che non se ne può fare a meno.Molti,tanti,troppi sarebbero come pecore senza pastore.Molti,tanti,troppi perderebbero la fioca luce che li guida nella notte dell’indistinzione e dell’inconsapevolezza.Esperti degustatori come principianti bevitori da esse mutuano una sconfinata prospettiva alla cui ampiezza la ricerca individuale non potrà mai aspirare.
Il viaggio enoico ispirato al “fai da te“,o comunque dipanantesi in contesti definibili a diverso titolo “esoterici“,crea dei “soloni“ del gusto pieni di sussiego e assolutamente da evitare nelle situazioni conviviali.Quelli che si credono onnicomprensivi nel loro spicchio di mondo sono un’autentica calamità.Nel pluralismo gustativo è da rintracciare il segreto dell’autentico piacere enoico.
Che parta dunque senza remore l’abbuffata mediatica!Che si compia l’orgia virtuale senza gaudenti,la pubblica tenzone “a salve“ fra vincitori e vinti.Rimarrà solo il vino,quanto di buono riusciremo a berne.
Perché più si parla di vino di qualità o presunto tale e meglio è:la vita si sta svuotando già abbastanza di ciò che la rende un’avventura meravigliosa.

ROSARIO TISO
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