“La prima volta al “Vino Vino Vino“ alias “Vini Veri“ :la mente disfa...ovvero sull’arte di combinare aspettative e risultanze.“
Ad ogni esperienza di portata innovativa la mente disfa,scompiglia e stabilisce in un nuovo rapporto i concetti fondanti l’analisi organolettica di un vino. I suoi aspetti e componenti essenziali sono membri di una funzione,quella della scienza e della critica enologica tanto personale quanto professionale,cui l’allargamento degli orizzonti non può che recare il dono della deriva relativistica. Questo concetto,dove sembrano convergere come su di un magnete tutte le linee di forza del mio pensiero,mi porta sovente a praticare estremismi gustativi e al tempo stesso grandi ovvietà con identica,piena soddisfazione. E, soprattutto, lontano da conformismi palatali.
Bere un vino “costruito“ e tecnicamente perfetto sembra ormai,nella ressa di standard produttivi sempre più alti e del consumo di massa sempre più destinato all’omologazione,noioso,banale,pleonastico.
Sempre di più trovo eccitante,in barba a qualsiasi prudenza gustativa,osare ardite sortite dei sensi nel dominio dell’unicità e dell’originalità.
Ma il mio non è “qualunquismo“,né una parentesi modaiola. E’ un moto della mente che amerei definire una sorta di “processo d’espansione“.
L’idea guida, la discriminante decisiva è il valore più alto di tutti:la qualità,che è la perfetta sintesi di piacevolezza e armonia.
Difficile disconoscere la grandezza di vini cesellati da grandi e celebrati wine-makers. C’è chi li odia e li considera a giusta ragione artefatti,soprattutto se si è profondamente “del mestiere“,ma negarne totalmente l’appeal può risultare un autogol intellettuale. E’ assolutamente legittimo invece discuterne il portato misterico,la magìa,le intenzioni che sottendono l’afflato dei loro facitori. Fino a decidere di amarli o di respingerli.
Quando scatta l’emozione?Quando si beve bene.
Bere bene è non fare accadere nulla che non sia interiormente di valore. E’ un principio che libera le forze migliori dell’anima e le mette al servizio dell’essenziale a dispetto dell’insignificanza.
L’anima di un vino non è ciò che si attribuisce a priori ad una bottiglia per qualche teorema precostituito,quasi come se fosse un valore eterno,ma emerge dalla relazione pulsante fra bevitore e nettare. Lì occorre il concorso di sensi allenati e delle tre funzioni fondanti dell’intelletto:cultura,spiritualità,memoria storica. Altro che personalismi gustativi!Tutti i gusti,tutte le teorie,tutte le esperienze sono presenti a determinare un giudizio. Il resto sono ingenuità dove si gioca a far specchiare il proprio ego in qualche narcisistico stagno. Piccolo cabotaggio per chi è chiamato piuttosto a tentare il mare aperto. Talenti sepolti invece che spesi.
Fra i banchi di degustazione di “Vino,vino,vino“ 2012 ,in questa mia prima volta piena di aspettative e gravida di presagi,attendo di trovare delle risposte al florilegio dei miei perché intorno a quella grande passione che suole sintetizzarsi nel far roteare e nel bere un calice di vino.... (continua)
ROSARIO TISO
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