I maschi, si sa, sono da sempre ossessionati dalle dimensioni della propria virilità , e secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori statunitensi, questa continua ricerca dell’esagerato è comune a moltissime altre specie animali.
Creste colorate, bargigli, code vistose e piumaggi spettacolari sono infatti ornamenti sessuali che i maschi di molte specie utilizzano per attrarre le femmine durante la stagione degli amori. Lo studio ha evidenziato come queste caratteristiche fisiche crescano spesso a dismisura, in modo assolutamente sproporzionato rispetto al resto del corpo.
James Brown e i suoi colleghi dell’Università di Albuquerque, nel New Messico, hanno osservato gli ornamenti sessuali di 284 diverse specie animali e hanno constatato che praticamente in tutte, le loro dimensioni aumentano esponenzialmente rispetto al resto del corpo, con un fattore di crescita pari al quadrato. Tale crescita è leggermente più contenuta se gli orpelli vengono utilizzati anche come armi, come nel caso di becchi, corna e speroni.
Il grande consumo di energie necessario alla crescita di queste parti del corpo, dal punto di vista evolutivo, è assolutamente sensato: indica infatti alle femmine quali sono i maschi più forti e con maggiori risorse. Proprio come una scattante fuoriserie.
Fonte: Focus on line
Ultimi Articoli
Milano: George Foreman, la sua storia arriva in libreria con DIO AL MIO ANGOLO
Arisa torna con Foto Mosse — il nuovo album esce il 17 aprile
GENTE DI FACILI COSTUMI al Teatro Manzoni di Milano
“È intelligente… ma non studia!”: ridere, ricordare, crescere
Italia–Giappone: Vincenza Palmieri porta lo Specialista della Famiglia al Paese del Sol Levante — la rete dei Diritti Umani si allarga
Bruno Mars accende Las Vegas — The Romantic Tour debutta con sold-out e la città gli intitola una strada
Gerry Scotti apre il Festival della TV di Dogliani — quindicesima edizione dal 29 al 31 maggio 2026
Triennale Milano — una settimana di performance, laboratori e incontri dal 13 al 19 aprile
NIST legge Project Hail Mary con l’occhio del laboratorio