La felicità appartiene alla categoria dei lampi,dei frammenti,di ciò che non può essere in alcun modo disciplinato,ricomposto in una forma o un sentimento.
Misteriosa emanazione del divino,sfugge al controllo di chi vorrebbe possederla e perpetuarla.Quel che ci è concesso è prepararci al suo arrivo e non con l’ingombrante fardello dei pensieri e dei progetti....bensì con l’abbandono alla sua fluidità,con l’accettazione della sua precarietà.
Quel che ci è concesso è provare ad innescarla affidandoci all’interruttore che l’accende:il piacere.
Queste le riflessioni che affollavano la mente mentre mi recavo,l’altra sera,al wine-bar Cairoli per una degustazione della “Setta dei bevitori estinti“.
Le bottiglie in gioco suggerivano scenari paradisiaci.
A confronto due bianchi di sicuro,nobile lignaggio:un
Batard-Montrachet Grand cru 2006 dello CHATEAU DE LA MALTROYE ed un Brauneberger Juffer Riesling Auslese 1985 di MAX FERDINAND RICHTER.Il nesso fra i due vini costituito esclusivamente da enormi aspettative di godimento.
La “scaletta“ si è fatta da sola.
Prima il giovane chardonnay borgognone,poi il vetusto riesling della Mosella.
Ci siam sentiti un pò guasconi nello stappare il batard-montrachet in uno stadio così precoce.Guasconi e maroniani.
Tutte quelle storie sulla presunta disarmonia dei grand cru della cote d’or colti nella piena gioventù le abbiamo volutamente snobbate.E l’istinto ci ha premiati.Certo,qualcuno potrebbe obiettare che non sapremo mai come avrebbe potuto esprimersi lo stesso vino bevuto fra 5-10 anni.Ma quando si ha a che fare con un nettare dal colore giallo oro,ricco di profumi profondi e articolati,sapido,intenso,con un finale lunghissimo...ci si consola facilmente dell’ipotetica mancata apoteosi futura.
Uno chardonnay didattico,archetipico,da far assaggiare in un corso per sommelier per poi poter dire:questo è “le roy“....monsieur Chardonnay!
Ignari di quel che ci attendeva stavamo allentando la presa dell’attenzione,sempre più inebriati ed euforici.
Poi abbiamo stappato il riesling.
Ed è sceso il silenzio.Sacrale.Sovrano.
Il silenzio che richiede l’incedere passante del fuoriclasse.
Che si fa ammirare.Che si fa adorare.
Sarà che eravamo poco avvezzi a simili suggestioni....ma la combinazione magica di acidità,dolcezza ed estratto del campione della Mosella ci ha stregati.
E ci chiedevamo che forse la nostra supponenza in materia vinicola andava rimodulata...in basso,ad un livello inferiore.
Con i bianchi tedeschi si accede ad un’altra dimensione.
Purezza cristallina,perfezione stilistica,densità da brividi,longevità infinita.A 23 anni dalla sua nascita in quanto uva,questa Auslese ci ha inflitto una sonora lezione:mai ritenersi appagati,mai ritenersi completi.
E’ stato facile...così...lasciarsi andare,scivolare nell’abbandono,arrendersi a tanta magnificenza.
E la felicità...come un balsamo dolce e profumato sceso ad accarezzare l’anima...è venuta a visitarci.
ROSARIO TISO
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