Ancora una mossa a sorpresa, o una provocazione, da parte di Saddam Hussein. Alla vigilia del discorso del presidente americano alla Nazione, il rappresentante iraqeno presso le Nazioni unite ha annunciato un nuovo sì di Baghdad alle ispezioni anche negli 8 siti presidenziali fino ad ora chiusi agli inviati dell’Onu. E soprattutto non compresi nei recenti accordi di Vienna tra il capo degli ispettori Blix e la controparte iraqena. Ma Baghdad una condizione la pone: gli ispettori non devono essere scortati da forze armate. l’ambasciatore di Baghdad si augura la ripresa di normali relazioni con gli Stati Uniti, ma ribadisce che il suo paese è pronto a difendersi.
Dichiarazioni che creeranno non poche difficoltà al Consiglio di sicurezza che la prossima settimana deve affrontare la dura proposta di risoluzione anglo- americana, mal vista da Francia, Russia e Cina. Ma interferirà anche con il dibattito che dovrà affrontare il Senato americano in merito all’ampio mandato chiesto dal presidente per affrontare il disarmo di Saddam Hussein. Il timore è che gli ispettori senza scorta armata non saranno liberi di visitare qualsiasi luogo per scovare la produzione di armi di distruzione di massa del regime iraqeno. Di fronte a questa contromossa c'è ancora più attesa per il discorso di Bush che,secondo indiscrezioni,avrebbe potuto ammorbidire la sua posizione in merito alla richiesta, da parte di alcuni paesi, di una doppia risoluzione del consiglio di sicurezza delle nazioni unite. Una prima per autorizzare nuove ispezioni senza impedimenti e condizioni e una seconda per usare la forza in caso di inadempienze della prima. Inadempienze già verificatesi nel '98 quando gli ispettori vennero cacciati da Baghdad.
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