Un’autobomba è esplosa questa mattina in un quartiere commerciale di Baghdad, capitale dell’Iraq, uccidendo almeno 6 persone e ferendone 54, ma il bilancio sembra destinato ad aggravarsi. L’autovettura è esplosa nell’area di Al-Jamiyah, davanti a alcuni negozi di elettrodomestici e ricambi per auto, devastandone molti e distruggendo almeno 13 veicoli.
La polizia irachena e le truppe statunitensi sono intervenute e hanno isolato la zona. Altre persone sono morte nelle stesse ore a Sadr City, un’area povera e popolosa di Baghdad, controllata dai miliziani seguaci del leader estremista sciita Moqtada Sadr. Naim Kaabi, uno dei responsabili del movimento di Moqtada Sadr, ha riferito di bombardamenti statunitensi su vari quartieri di Sadr City, che avrebbero causato “la morte di 15 persone e il ferimento di 52”.
Per il momento il bilancio non è stato confermato nè dal ministero della Sanità nè da quello dell’Interno iracheni, che si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni sull’operazione americana nel grande sobborgo sciita, peraltro preannunciata ieri dalle forze Usa. Un portavoce dell’esercito statunitense, il comandante Philip Smith, aveva comunicato l’intenzione di “combattere i terroristi in modo da poter riprendere i progetti di ricostruzione voluti dagli abitanti di Sadr City”, area di circa 2 milioni di abitanti priva di acqua potabile, fogne e corrente elettrica. Ad accrescere il clima di terrore che si respira ormai quotidianamente in Iraq è arrivato un nuovo comunicato de ’I leoni di Tawid wal Jihad’ (Unificazione e guerra santa), gruppo del terrorista di origine giordana Abu Musab al Zarqawi.
Nel testo, apparso su un sito Internet islamico, si ribadisce la minaccia di assassinare l’ostaggio britannico Kenneth Bigley; lo stesso gruppo aveva annunciato ieri di aver sgozzato il secondo ostaggio americano Jack Hensley, mentre in precedenza era già stato ucciso Eugene Armstrong, anch’egli statunitense.
In cambio della vita dell’ostaggio superstite, gli estremisti continuano a chiedere il rilascio delle donne detenute nelle carceri irachene e, in effetti, una di loro potrebbe presto tornare libera: un responsabile del ministero della Giustizia del Paese medio-orientale ha affermato che Rihab Taha, una delle due donne scienziato irachene attualmente in stato di reclusione da parte statunitense, potrebbe essere rilasciata oggi stesso. Taha è un’esperta di armi biologiche ed è stata ribattezzata ’Doctor Germ’ dagli Usa.
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