BARI. Ricercato in Francia e in Italia perché considerato un terrorista legato dell’organizzazione algerina Gia (Gruppo Islamico Armato), Mondher Ben Mohsen Bazaaoui, 35 anni, tunisino, è stato arrestato ieri mattina a Bari. Vi era arrivato alle 8,15 con il traghetto «Liburnja» proveniente da Dubrovnik e stava per imbarcarsi sul treno per Napoli. E’ passato inosservato per poco più di due ore. Erano le 10,30 quando Bazaaoui è stato catturato dagli agenti della Digos e della polizia ferroviaria. Attendeva sul primo binario il treno: aveva in tasca un biglietto di sola andava e numerosi documenti falsificati, soprattutto patenti di guida. Bazaaoui è considerato il componente di una organizzazione legata al Gia e specializzata nel supporto logistico alle cellule europee del terrorismo islamico cui fornirebbe alloggi e documenti falsi.
Nei suoi confronti la magistratura di Bologna aveva emesso il 9 giugno 1998 un’ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti, ricettazione e spendita di danaro falso dopo essere stato accusato con altre 41 persone - accusa caduta però nell’udienza preliminare - di associazione terroristica. Mondher Ben Mohsen Bazaaoui, che secondo gli investigatori aveva ormai spostato la sua base operativa a Sarajevo, riuscì a sfuggire alla cattura. Fra gli indagati, l’unico ad essere ancora detenuto è Khalil Jarraya, 33 anni, tunisino, finito in carcere nel febbraio scorso.
Nata nel ’96, da un’indagine su un gruppo di spacciatori di banconote false, l’inchiesta della Procura di Bologna ha aperto invece uno scenario del tutto diverso svelando collegamenti internazionali. I magistrati bolognesi sospettano che alcuni componenti dell’organizzazione, di cui farebbe parte Bazaaoui, siano stati fatti prigionieri dagli Stati Uniti nella base di Guantanamo dopo la guerra in Afghanistan.
Bazaaoui è stato per due volte arrestato in Francia. La prima a Marsiglia, nel giugno del 1996, con l’accusa di essere componente di un’organizzazione terroristica, falsificazione di documenti e violazione della legge sulle armi. La seconda a Saint-Denis. Tornato in libertà su cauzione, fece perdere le proprie tracce. Nell’aprile dello scorso anno, in contumacia, Mondher Ben Mohsen Bazaaoui è stato condannato dal tribunale di Parigi a sei anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di un’azione terroristica.
Le due inchieste, quella francese e quella italiana, si intrecciano. Secondo quanto è emerso dalle indagini bolognesi, i legami fra la cellula operante in Italia e quella attiva in Francia sarebbero confermati dai contatti fra un indagato e un algerino catturato Oltralpe con l’accusa di avere partecipato all’organizzazione di un attentato terroristico contro il commissariato di Lille. L’autobomba, collocata dinanzi al commissariato, non esplose. Lo stesso gruppo finito sotto inchiesta a Bologna è - secondo gli inquirenti - vicina a personaggi coinvolti sempre in Francia nell’assalto a un furgone e, in Belgio, in un conflitto a fuoco con la polizia avvenuto nel marzo 1996.
All’arresto di Bazaaoui, che è ora rinchiuso nel carcere di Bari, sono seguiti ieri, coordinati dalla Ucigos, perquisizioni nei confronti di persone che sarebbero a lui vicine. Resta da capire quale fosse la missione di Bazaaoui e perché doveva raggiungere Napoli. In Puglia, naturale porta aperta a Oriente, era solo di passaggio.
di Tonio Attino
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