Desirèe uccisa dall’amichetto in una cascina vicino casa

Uccisa a coltellate da un ex amico d'infanzia, per una frase sgarbata dopo la proposta di un ritorno all’antica amicizia. Così è finita Desiree Piovanelli, 14 anni, scomparsa da casa a Leno sabato scorso e inutilmente cercata per sei giorni. Il suo cadavere, fin da sabato, era al primo piano di una cascina abbandonata, a un centinaio di metri dall’abitazione. Il presunto omicida di questo ennesimo fatto di sangue tra adolescenti ha un nome, N.B. 16 anni, muratore.

Ma il caso è tutt'altro che chiuso. Il ragazzo, giovanissimo quasi come la sua vittima, ha confessato la notte scorsa nel lungo interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Verolanuova, davanti al pm Silvia Bonardi. Poi ha ribadito il suo racconto alla presenza del procuratore dei Minori di Brescia, Emilio Quaranta. Una versione lacunosa e a tratti poco verosimile, tanto che - ha spiegato il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini - "tutto deve essere definito meglio" e bisogna accertare "se era presente qualcun altro". Il fatto stesso che la Procura della Repubblica rimanga titolare, con quella dei Minori, del fascicolo, indica che quel "qualcun altro" potrebbe essere maggiorenne. Anche oggi, nel corso delle indagini, i carabinieri hanno sentito altre persone: ragazzi di Leno, il padre di N., amici di Desiree. Il ragazzo era già nel mirino dei carabinieri dai primi giorni della settimana. Ha commesso un errore fatale: domenica, da una cabina telefonica pubblica, aveva mandato un messaggio con una sua scheda telefonica. "Tranquilli, Desiree è con Toni".

l’sms era arrivato sul cellulare del fratello della ragazza. Verosimilmente N., facendo il nome del fidanzato della ragazza,intendeva depistare da sè l’attenzione. Così come spesso, in questi giorni, ha chiamato sua nonna per chiedere se avessero trovato la ragazza. Ora ha confessato: era stato lui a chiamarla, sabato scorso, per farla uscire di casa. I due si conoscevano dal tempo delle scuole elementari. Le loro famiglie (i genitori di Desiree, che hanno altri 3 figli, sono Testimoni di Geova, il padre è artigiano edile) si frequentavano molto un tempo, ma ora non più, per screzi di poco conto. "Volevo diventasse la mia confidente, la mia migliore amica", ha detto al magistrato. Per questo, erano saliti al primo piano del cascinale diroccato nei pressi delle loro case, lì dove il corpo straziato di Desiree è rimasto per sei giorni senza che nessuno, inspiegabilmente, la trovasse, nonostante le battute in zona. La ragazza, nel cascinale, avrebbe dato la risposta sbagliata che le è costata la vita: "ma tu non sei normale, sei uno sciocco!". N. si è alterato, forse si sono spinti e, secondo il suo racconto, la ragazza ha reagito con un coltello che lei stessa avrebbe portato da casa. Il giovane muratore l’avrebbe disarmata e l’ha colpita una prima volta all’addome.

Poi alla schiena, una seconda volta, mortale, mentre Desiree tentava di fuggire da una finestra. "Le ho legato i piedi con del nastro adesivo per pacchi che ho trovato lì", ha proseguito N. in un allucinato racconto. Le ha tolto i jeans e le mutandine, forse per simulare una violenza sessuale che non ci sarebbe stata (lo escluderà definitivamente solo l’autopsia prevista domani). Il coltello, dice N., sarebbe stato nascosto in un sacchetto di cellophane di colore nero, che aveva trovato nel cascinale. Pare che i carabinieri abbiano recuperato il sacchetto, non il coltello che stanno ancora cercando.

Dopo il delitto il giovane muratore se ne è andato e in questi giorni ha cercato di condurre una vita normale, in cantiere durante il giorno, la sera con gli amici. Sempre con il suo terribile segreto, fingendo di preoccuparsi per la sorte della sua amica Desiree. Fino alla notte scorsa, quando è stato convocato in caserma. Prima ha negato con decisione, poi, in una pausa dell’interrogatorio, ha incontrato dei parenti in Caserma. Ha detto qualche cosa di compromettente che è finito in un'intercettazione ambientale. Poi è stato messo alle strette e ha cominciato a raccontare quel delitto, vissuto "come se non me ne rendessi conto".

In mattinata, alla presenza del suo legale, avvocato Gianluigi Bezzi, ha ribadito la sua versione. È stato lui, all’alba, a dire dove si trovava il corpo che inizialmente aveva pensato di portare via per poi ripensarci. Ora è nel carcere minorile Beccaria di Milano. Le indagini su questo delitto "squallido ed efferato", come dice il procuratore Tarquini, "per lo scenario in cui si è svolto e perché una ragazza di 14 anni si è trovata sola, di fronte alla morte", proseguono. Per capire se N., quel pomeriggio di sangue, fosse davvero solo o con qualcun altro.