FIRENZE -- Il brigatista Roberto Morandi, arrestato venerdì assieme ad altri sei militanti e ritenuto coinvolto nell’omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona, si è dichiarato, sabato, prigioniero politico appartenente alla Brigate rosse-partito comunista combattente. Lo riferiscono fonti giudiziare.
Secondo quanto si apprende da ambienti giudiziari, le indagini che hanno portato ai blitz di venerdì, potrebbero avere nuovi sviluppi, ma non nell’immediato. Particolarmente interessante sarebbe stato giudicate dagli inquirenti il materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni: carte, tra cui un documento interno delle Br, supporti informatici e informazioni criptato che dovranno essere decodificate.
Intanto, anche Federica Saraceni, giovane romana figlia dell’ex magistrato ed ex deputato verde Luigi, è stata incriminata per l’omicidio D'Antona. La Saraceni, 34 anni, è stata fermata con l’accusa di banda armata. Gli inquirenti, rendono noto fonti giudiziarie, hanno contestato alla donna diversi fatti, come quello di aver preso in affitto nel 1999 un appartamento a Ladispoli usato come base per organizzare l’omicidio di D'Antona. l’accusa è smentita dal suo avvocato. La Saraceni, secondo le fonti, sarebbe anche stata trovata in possesso di una carta telefonica usata dai militanti per le loro chiamate.
Sempre sabato, un'altra accusata, Cinzia Banelli, si è avvalsa invece della facoltà di non rispondere. Morandi e la Banelli, incinta al quarto mese, si trovano nel carcere di Sollicciano, a Firenze, lo stesso in cui è detenuta Nadia Desdemona Lioce, la sedicente brigatista arrestata lo scorso 2 marzo dopo una sparatoria sul treno Roma-Firenze in cui morirono l’agente di polizia Petri e un altro militante delle Br, Mario Galesi.
Alla Lioce, che ha appreso della cattura dei sei terroristi dai quotidiani, sono intanto stati tolti giornali e la possibilità di accedere ad altri mezzi di informazione.
Intanto, dalle prime indagini emergono sinistre trame. Dall’analisi dei dati contenuti nei pc palmari in possesso di Nadia Desdemona Lioce parrebbe desumersi che tra i prossimi obiettivi delle Br vi fossero il giuslavorista Antonio Martone e il presidente degli industriali romani, Giancarlo Elia Valori. l’indiscrezione è riferita da esperti dell’anti-terrorismo.
Nei documenti esaminati, spiegano le fonti, vi sarebbe il profilo di un possibile obiettivo verosimilmente corrispondente a Martone, presidente della Commissione di garanzia per il diritto di sciopero nei pubblici servizi. Dal materiale sequestrato alla Lioce emergerebbe anche il nome di Valori, ex presidente della società Autostrade, attualmente alla guida della Confindustria del Lazio, aggiungono le fonti.
Per comprendere quale ruolo abbia avuto la cattura della Lioce, occorre considerare che proprio dai palmari sequestrati alla Lioce in occasione dell’arresto dello scorso 2 marzo, 2003 è nata l’inchiesta che ha portato ai fermi di venerdì.
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