Io, Emanuele Filiberto di Savoia, vi racconto la mia campagna d’Europa

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Aprile
11 2008

Io, Emanuele Filiberto di Savoia, vi racconto la mia campagna d’Europa

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A tu per tu col Principe, tra entusiasmi e aneddoti, per un tour nel Vecchio Continente che certo non dimenticherà

Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. È conosciuto, all’interno di ambienti monarchici, come principe di Venezia e principe di Piemonte. Occhi come pezzettini di cielo. Il 25 settembre 2003 ha sposato a Roma, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, nella stessa cornice del matrimonio del bisnonno paterno, l’attrice francese Clotilde Courau.

Da lei, ha oggi due figlie, Vittoria Cristina Adelaide Chiara Maria di Savoia, nata il 28 dicembre 2003, e Luisa Giovanna Agata Gavina Bianca Maria di Savoia, nata il 16 agosto 2006, entrambe a Ginevra.

Emanuele Filiberto di Savoia, nell’accento, conserva la briosità e il ritmo ereditato proprio dalla lingua francese.

Il primo Savoia a scendere in campo. In politica, "mettendo in gioco se stesso" e "la storia che incarno" - spiega lui stesso. Con la legge costituzionale del 23 ottobre 2002, entrata in vigore il 10 novembre dello stesso anno, si sono esauriti gli effetti del primo e secondo comma della XIII Disposizione Transitoria della Costituzione, consentendo ai discendenti maschi di casa Savoia di entrare in Italia e il diritto di elettorato attivo e passivo. Quindi, anche a Emanuele Filiberto.

"Ho vissuto 31 anni in esilio. l’Italia l’ho sempre studiata. Per me, la mia Italia erano proprio gli italiani residenti all’estero. Erano loro che mi spiegavano l’Italia, me ne parlavano, me la facevano conoscere. Per la mia sofferenza di non poter tornare nel mio paese, e per queste persone, straordinarie ma dimenticate dallo stesso Paese che non mi faceva tornare, ho voluto iniziare la mia vita politica. Per farle sentire più vicine alla loro Patria e fare finalmente qualcosa di concreto per loro".

E allora il Principe ha cominciato ad andare in giro, per l’Europa, ad incontrare gli italiani sparsi per il Vecchio Continente.

"Sono state tre settimane veramente magnifiche, al di là di quello che sarà poi l’esito elettorale. Tra le più belle della mia vita. Ho potuto veramente incontrare persone molto diverse l’una dall’altra, nelle città e nei Paesi che ho visitato. Diverse ma tutte con grande dignità . Gli emigrati di prima generazione, partiti dall’Italia con la valigia di cartone e che con forza e ardore sono riusciti a vivere, sopravvivere e a rifarsi una vita. Come ad esempio coloro che, in Belgio, erano stati venduti dall’Italia per tre chili di carbone".

Un capitolo drammatico della storia dell’emigrazione italiana, della prima ondata. "Ci hanno spiegato ogni cosa. Quando arrivavano, venduti dal loro Paese, venivano smistati in carri bestiame a seconda delle miniere di destinazione scelte dal Belgio. E venivano messi a vivere in capannoni di alluminio. Soffocanti d'estate e ghiacciati d'inverno".

"c’è una cosa che mi ha colpito: nessuno, nessun italiano di prima generazione che abbia fatto il minatore all’estero ha poi permesso ai propri figli di fare lo stesso lavoro. Nessuno che abbia fatto quel mestiere ha voluto che i propri cari seguissero la stessa strada. Una vita talmente tremenda... Hanno fatto di tutto per impedirlo".

Le storie narrate al Principe e ai suoi sono state molto partecipate. E toccanti. Il Belgio, in particolar modo, ha colpito Emanuele Filiberto. "Toccante, sconvolgente è stata la visita a Marcinelle. Veramente, forse più di Auschwitz, in termini di impressione che dà . l’ingresso, la scritta, la voce delle donne che in quel tragico giorno chiamavano i loro uomini..."

"È cambiato tutto, da quel momento. Siamo cambiati noi. Abbiamo incontrato uno dei pochi sopravvissuti... non ricorda nulla. Lavorava, e a un certo punto si è svegliato in un letto di ospedale, senza sapere come".

Il Principe - la Repubblica Italiana non riconosce nessun titolo nobiliare, ma Emanuele Filiberto principe è - ha avuto modo di incontrare molte persone, dalle esperienze variegate, dalla prima all’ormai quasi quarta generazione di italiani all’estero.

"E devo dire che mi ha molto emozionato. Sono stato accolto molto bene, in tutti i posti. Abbiamo potuto parlare a lungo, perché ho fatto, se si può dire così, una campagna elettorale 'porta a porta'. Non li ho fatti venire negli hotel, o nelle sale congressi. Andavo io nelle loro associazioni, nelle loro case. E parlavamo per ore, per capire, sapere. Il mio programma politico, grazie ai loro racconti, si è modificato e si modificherà ancora".

Aneddoti, tanti. Storie e vite reali. l’episodio più divertente? "Il racconto di un signore. Era in Germania, in vacanza, e a Colonia era sceso per prendere una coincidenza del treno. Non parlava una parola di tedesco, e alla fine il treno l’ha perso. Ad aiutarlo, in quell’occasione, fu una donna. Da 30 anni è sua moglie, e da 30 anni quel uomo vive a Colonia".

Emanuele Filiberto ha incontrato anche molti giovani. "Tanti, i più giovani, sono all’estero perché portati da storie d'amore. Altri, tantissimi, troppi, per cercare un futuro migliore".

"È stato veramente bello". Incontrando si impara, e si implementa, dunque. "Dipende poi molto dai paesi dove si va. Se parliamo del Belgio, ad esempio, uno dei grandi problemi è che tutti coloro che sono nati prima del '77 non possono avere la loro cittadinanza italiana. (in Belgio non ci sono accordi bilaterali. Per i nati dopo il '77 è possibile il doppio passaporto, ma quello italiano, in Belgio, non lo possono esibire. E per i nati prima del '77 la doppia cittadinanza non è mai stata prevista, ndr) E per loro, questa è sofferenza. Ma è solo un esempio, di problemi e storie ne ho incontrati tanti. La costante, nelle differenze, era sempre la loro grande mancanza del Paese, che li ignora totalmente. Si sentono abbandonati dall’Italia".

Eppure, sottolinea Emanuele Filiberto, gli italiani all’estero sono una delle risorse più importanti per il Paese. "Per me queste persone sono la vetrina più bella che abbiamo. Parlano bene dell’Italia, hanno sangue italiano pronto a difendere la Patria... Portano soldi in Italia - perché viaggiano, comprano case... e sono totalmente dimenticati".

E in Italia portano cultura, l’esperienza internazionale che può contribuire a svecchiare il Paese. "E mi accoglievano, ed erano contenti di vedere un partito nuovo, pronto ad occuparsi di loro. E un rappresentante che è rimasto fuori dall’Italia per 31 anni. Una persona giovane e sincera, e credo che, anche nei dibattiti politici più difficili e con forze politiche lontane dalla mia questo sia emerso".

Messaggi e comunicazione, contatto e esperienza. Com'è nato il simbolo della lista Valori e Futuro? Cosa rappresenta? "Il simbolo è nato dall’associazione Valori e Futuro, associazione che ho creato quattro anni fa. l’ho voluta creare per veicolare un messaggio attraverso l’Italia, un messaggio di valori, ma rivolto al futuro e a noi giovani. A me è sempre piaciuto, poi, il nodo Savoia. Perchè è un nodo marinaro, un nodo dell’amore, un nodo che unisce le persone e le porta più vicine le une alle altre. Infine, ho voluto inserire anche il tricolore, e... Et voilà !"

Simboli e comunicazione. Ma come crede che andranno, queste elezioni? "Chissà ". "Non ho fatto pronostici, non ho sondaggi. Sono entusiasta di quello che ho fatto, e spero che gli italiani si siano resi conto che cambiare è necessario".

"E continuerò. Ho preso molti contatti per aprire circoli Valori e Futuro anche all’estero. Perchè voglio che il contatto rimanga e queste persone si sentano più vicine all’Italia. Che possano ritrovarsi in un luogo, scambiare idee, portare anche culture regionali italiane, far capire alle nuove generazioni da dove vengono e chi erano i loro genitori, nonni e bisnonni".

La prima cosa che farebbe, se dovesse essere eletto? "Un gran salto di gioia". Ride. "Perchè abbiamo lavorato tutti tanto, e gli italiani residenti all’estero avranno sancito, così, che già nel 2006 i loro rappresentanti non hanno fatto nulla per loro".

Ma alle elezioni ci si è arrivati un po’ zoppicanti. Brogli di qua, compravendite di là . Voci, sussurri, inseguimenti. Ma mai denuncia formale alla magistratura. Plichi che non arrivano, postini in sciopero, corrieri sotto accusa. Una legge che, "bipartisanamente", è da rivedere quanto meno dal punto di vista tecnico.

Emanuele Filiberto di Savoia concorda con le necessità di revisione tecnica della legge elettorale: "Parlando dell’Europa, dove i consolati si possono trovare al massimo a cinquanta chilometri di distanza, trovo che il modo di votare vada rivisto. Questo, per corrispondenza - ripeto, con riferimento almeno all’Europa - trovo che sia un modo totalmente arcaico".

Ci sono dei paesi, come gli Stati Uniti, che votano da sempre per corrispondenza. In questa cattiva gestione, che porta ai problemi noti, ai disguidi, e, in casi non verificati, all’illegalità , non è che c’è un pizzico di predisposizione assolutamente italiana? "Non lo dica a me...".

Il 2 giugno 1946 in Italia si svolse il primo Referendum istituzionale. Gli italiani furono chiamati a scegliere tra Repubblica e Monarchia (Savoia, dunque). Il voto fu per la prima volta in Italia a suffragio universale. La Repubblica vinse con 12.717.923 voti, contro i 10.719.284 della Monarchia. Vinse? Ancora oggi, a distanza di oltre sessanta anni, vengono mosse critiche e accuse di illegittimità del risultato, soprattutto da parte dei movimenti monarchici.

E per i brogli, dunque? "Se qualcuno, in malafede, compra una scheda, è un reato. Ma se delle persone sono al corrente, devono immediatamente denunciare alla magistratura".

"I brogli esistono, e forse l’Italia non sarebbe quello che è se non fossero esistiti dei brogli. Stiamo parlando del '46, oggi siamo nel 2008. Non è che si stia volando molto alto. E tutto questo ricade sull’immagine dell’Italia e degli italiani". E conclude: "È importante che gli italiani all’estero votino. Per far vedere che ci siamo, e che siamo importanti"

Angela Gennaro/News ITALIA PRESS

Source by Italia_Press


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