Roberto Bevilacqua - All’alba dello scorso 31 maggio la marina israeliana ha abbordato in acque internazionali un convoglio di aiuti umanitari, destinato ai palestinesi rinchiusi nella striscia di Gaza per causa dell’embargo imposto dallo Stato ebraico. La reazione con lancio di oggetti di ogni tipo trovati a portata di mano sulla nave con bandiera turca ’Freedom Flotilla’ ha trovato risposta nel fuoco delle armi automatiche degli incursori israeliani. Risultato: nove morti e decine di feriti tra i pacifisti provenenti da diversi paesi di tutto il mondo.
Centinaia di persone sono state quindi rapite, deportate, detenute illegalmente in Israele, ripetutamente picchiate dai soldati e dai poliziotti per convincerle a non aiutare più i Palestinesi. Probabilmente mai si saprà con esattezza cosa ci fosse su quelle nave ma è evidente che tale operazione sia stata autorizzata con leggerezza e approssimazione dal governo israeliano, in disprezzo di ogni regola del diritto internazionale.
Tale episodio inqualificabile di pirateria costituisce, peraltro, un brutto precedente che potrebbe ripetersi nei confronti di un qualsiasi mercantile o nave turistica ritenuti ’sospetti’ solo perché naviganti nel Mediterraneo a 80 miglia (circa 150 km: un’enormità in mare!) dalle coste israeliane. Tutto ciò grazie ai veti degli Stati Uniti nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, imposti per bloccare ogni risoluzione o provvedimento di condanna e di intervento contro la politica ebraica tesa a occupare anche quel che resta della Palestina. I media italiani hanno riportato blandamente la notizia dei pestaggi oppure, come nel caso de ’Il Giornale’ di Vittorio Feltri, hanno incredibilmente enfatizzato in prima pagina che ’Israele ha fatto bene a sparare’ contro ’gli amici dei terroristi’.
Ma la figuraccia italiana non finisce qui: in linea con la richiesta del rappresentante USA di consentire che sia Israele stessa a condurre l’indagine sul massacro (a conferma di chi sia a comandare veramente nel governo statunitense), il rappresentante dell’Italia presso il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (organismo nato nel 2006 con una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU ricevendo l’appoggio di 170 paesi su 191, ma con il voto contrario, guarda caso, di Stati Uniti, Isole Marshall, Palau, e Israele) ha sostenuto tale tesi, esprimendosi contrariamente a una procedura speciale d’indagine internazionale. Insomma il governo del Bel Paese non ha perso l’occasione per l’ennesima vergognosa dimostrazione di vassallaggio da paese colonizzato, qualora ve ne fosse ancora stato bisogno. Se adesso qualcuno ai mondiali di calcio in Sudafrica o in qualche altra occasione dovesse fischiare l’inno nazionale italiano, purtroppo avrebbe un motivo in più per farlo. Oltretutto, è semplicemente ridicolo che l’inquisitore inquisisca se stesso, ma non è la prima volta: qualcuna ricorda la strage della funivia del Cermis nel 1998’ Per la cronaca, finì a “tarallucci e vino“, ma in America...
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