Andria (BA) - Nella giornata di ieri i carabinieri della Compagnia di Andria hanno notificato un provvedimento di confisca che ha riguardato beni mobili e immobili per i quali nel mese di febbraio scorso era già stata eseguita una Misura di Prevenzione Personale e Patrimoniale nei confronti di due persone, padre e figlio, entrambi pregiudicati, di 53 e 27 anni, all’epoca rispettivamente agli arresti domiciliari e sorvegliato speciale di P.S., che il 26 giugno 2009 furono arrestati nel corso di un’operazione antidroga.
Gli stessi nella circostanza, sorpresi a spacciare nella loro “villa bunker“ protetta da telecamere, sita in contrada “Madama Camilla“, vennero arrestati per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, detenzione illegale di armi da sparo, possesso di radio ricetrasmittente sintonizzata sulle frequenze delle Forze di Polizia e violazione delle prescrizioni inerenti la sorveglianza speciale e gli arresti domiciliari.
Nel corso della perquisizione, nell’immobile i Carabinieri infatti rinvennero un quantitativo di cocaina utile alla preparazione di una quarantina di dosi pronte per essere immesse sul mercato e sequestrarono un impianto di videosorveglianza utile a tenere sotto controllo la zona circostante attraverso dei monitor che trasmettevano in tempo reale le immagini riprese all’esterno.
Gli accertamenti patrimoniali, eseguiti dai Carabinieri di Andria e dalla Procura di Trani utilizzando le norme introdotte con il “Pacchetto Sicurezza“ che consentono di “aggredire“ i Patrimoni di tutti i soggetti che vivono abitualmente con i proventi di attività delittuose, hanno evidenziato come i due abbiano nel tempo mantenuto un tenore di vita notevolmente superiore alle loro reali possibilità economico-finanziarie e capacità reddituali.
Nel corso dei precedenti accertamenti, infatti, è emerso che gli stessi:
”¢ intestavano ai loro più stretti familiari o a prestanome le proprietà acquistate con i proventi di attività delittuose;
Ӣ dal 1998 al 2008 hanno complessivamente dichiarato redditi per complessivi 56mila euro a conferma della palese sproporzione tra quanto dichiarato rispetto al valore economico dei beni sottoposti a sequestro.
Il provvedimento odierno, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trani, di recente istituzione, riguarda automezzi, motoveicoli, terreni ed immobili (comprensivi degli arredi, elettrodomestici, impianti tecnologici in genere, suppellettili di pregio, monili in oro, gioielli, orologi e beni di altre utilità e di valore a disposizione dell’intero nucleo familiare), beni mobili, polizze assicurative e rapporti bancari riconducibili all’interno nucleo familiare per un valore stimato in 2 milioni di euro, già sottoposti a sequestro preventivo dai carabinieri nello scorso mese di febbraio. In particolare sono stati confiscati:
- una villa di lusso, estesa su di una superficie catastale di circa 1 ettaro;
- 3 autoveicoli (una BMW serie 1, una Fiat Nuova 500, una BMW 320) e un autocarro;
- 2 motociclette (una Scarabeo e una Piaggio Vespa);
- parte di un appezzamento di terreno di circa tre ettari, coltivato ad uliveto, sito in “area a vocazione turistica“;
- un appezzamento di terreno di circa due are, sito “in area edificabile“;
- un’agenzia immobiliare con sede in Andria;
- una quota societaria di un’impresa edile di costruzioni il cui patrimonio comprende un complesso immobiliare residenziale in fase di realizzazione ubicato a Squinzano (Le) costituito da 16 appartamenti e pertinenze varie;
- una polizza assicurativa relativa all’agenzia immobiliare;
- 8 conti correnti bancari ed una cassetta sicurezza.
I beni sono stati affidati all’Agenzia Nazionale dei Beni confiscati alla mafia, con sede a Reggio Calabria, cui la legge n. 50 del 2010 attribuisce i compiti di gestione, amministrazione e destinazione del patrimonio oggetto di confisca.
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