Forza Italia festeggia dieci anni per la parata riappare Berlusconi

Domenica
01:46:48
Gennaio
25 2004

Forza Italia festeggia dieci anni per la parata riappare Berlusconi

Sabato l’anniversario del partito, con il premier che torna
in pubblico dopo l’assenza di un mese. Pronta un'ode

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La nascita di Forza Italia è per me un evento della memoria. Ma quando si partecipa ad un evento che sarà storico non lo si sa. Tutto ciò che poi viene commemorato è vissuto da chi ne è partecipe come un avvenimento semi banale. Io ricordo le riunioni ad Arcore, a cui partecipavo con Antonio Martino, Pio Marconi, Paolo Del Debbio, Fedele Confalonieri, Marcello Dell’Utri e che non erano riunioni di fondazione ma esami di fattibilità . Sembrava soltanto che dovessimo tentare qualcosa soltanto perché la coscienza lo chiedeva.

Allora i maestri dell’opinione pubblica avevano imposto ai lettori il volto vindice di Antonio Di Pietro: le manette, l’infamia dell’avviso di garanzia divenuto un avviso di condanna, il ricatto - cioè una forma di tortura come mezzo del magistrato inquirente - avevano trasformato l’Italia in un regime di polizia, in cui chi avesse avuto incarichi politici poteva aspettare sulla soglia il suo carabiniere di turno.

Credere che sei o sette signori riuniti ad Arcore potessero cambiare una macchina così ben oleata, che aveva fatto fuori il Gotha del potere, incriminato Craxi, Andreotti, Forlani e la schiera dei loro più importanti aderenti, sembrava follia.

Ho avuto sempre, da buon spagnolo, il sentimento di don Chisciotte, secondo cui le uniche cause buone sono quelle perdute. Mi era piaciuto sempre il motto di Eschilo, caro a Simone Weil: la giustizia è una dea che fugge la casa dei vincitori. In genere portavo fortuna ai miei sconfitti, se continuavano a combattere: se abbandonavano, portavo iella.

Alle riunioni di Arcore andai nello stato d'animo di un carbonaro o di un sessantottino che, per essere realista, chiedeva l’impossibile. Chi avrebbe fermato la mano dei magistrati milanesi? Berlusconi non diveniva una vittima autodesignata alla ghigliottina di Di Pietro e Borelli?

Mi muoveva anche la meraviglia per non aver capito che, grazie a Violante e ad un gruppo di magistrati, l’Italia, che non era mai stata un paese giacobino e di ghigliottina, lo fosse improvvisamente diventato.

Io tutto quel che avevo da dire a Berlusconi era che credevo nello Spirito Santo e perciò nelle ispirazioni: e la sua mi pareva tale. Da allora cominciai a considerare Berlusconi come un evento spirituale, cosa che mi è ovviamente rimproverata dal mondo cattolico cui appartengo, ma che stranamente, contro i suoi principi, non crede che lo Spirito Santo agisca anche sui laici e sugli eventi temporali. Perciò mi limitai a dire: "dottore (allora Berlusconi non poteva che essere chiamato così), lei tenti, non prenderemo la maggioranza ma costruiremo l’opposizione".

Nella mia storia donchisciottesca, essere all’opposizione era sempre sembrato più fascinoso che essere nella maggioranza. La maggioranza è sempre noiosa, l’opposizione ha il fascino della fantasia. Ma soprattutto io che allora votavo leghista nelle comunali, pensavo che creare un'opposizione fosse l’unica arma contro il regime della ghigliottina, della carcerazione preventiva, del ricatto giudiziario, del suicidio in carcere.

Ho sempre notato che l’unica figura definita dal vangelo "iniqua" è quella di un giudice: e mi pareva una definizione azzeccata. Il fascismo era stato meno odioso di questa burocrazia togata che usava la violenza in nome della giustizia. Nella storia d'Italia, se la libertà avesse prevalso, come ormai mi sembra certo, i nomi dei magistrati di Milano, i Di Pietro, i Borelli, i Davigo, le Boccassini sarebbero per sempre stati "signati nigro lapillo" come figure da ricordare con orrore, quelle del giudice iniquo.

Perchè all’Italia sia toccata la sorte del golpe giudiziario, mi è oscuro ancora adesso. Vi è alla base il nesso tra sinistra, rivoluzione, cultura giudiziaria, magistratura: un nesso politico che i partiti democratici non avevano visto nascere. La loro colpa maggiore non sono le tangenti, che c'erano e saranno prima o dopo di loro, ma l’ingenuità politica di credere che i magistrati non volessero anch'essi la parte dominante del potere.

Questi erano dunque i pensieri che mi accompagnavano quando andavo alle riunioni di Arcore. Mi confortai quando partecipai ai corsi di Publitalia che, cambiato nome, sceglieva e preparava i candidati. Non pensai a fare il candidato, due cose lo impedivano: io ero un craxiano notorio e Forza Italia doveva dissimulare i rapporti originari che la legavano al Psi. Poi ero un prete sanzionato dalla Chiesa per essersi candidato a parlamentare europeo socialista, preferivo riavere la Messa a una nuova candidatura. Non era desiderabile per me, non era opportuno per Forza Italia candidare un prete craxiano sospeso a divinis.

Ebbi però la gioia, tutta spirituale, di vedere che la vittoria di Berlusconi liquidò le due bestie nere quelle che avevo scelto di combattere con la candidatura socialista: l’unità dei cattolici attorno alla Dc e la stessa Dc. Ma questi sono i sentimenti del poi, quando invitato in televisione all’annuncio dei risultati vedevo i pidiessini fuggire e rimanere solo Cossutta, il combattente sovietico, sbiancato in volto ma presente a testimoniare con la sua desolazione la vittoria di Forza Italia nel popolo italiano. Non sarebbe bastato a vincere, ma bastava a cominciare. Era accaduto più di quanto il mio donchisciottismo mi avesse permesso di sperare.

di Gianni Baget Bozzo 22 GEN 2004 : bagetbozzo@ragionpolitica.it

Il discorso del 2003
Il discorso del presidente del consiglio Silvia Berlusconi - Quando nove anni fa decisi di scendere in campo con Forza Italia e di occuparmi della cosa pubblica, avevo ben chiaro di non voler "vivere in un Paese illiberale, governato da forze politiche e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare".

Ero perfettamente consapevole anche del fatto che l’Italia per migliorarsi aveva bisogno "di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di far funzionare lo Stato".

In questi nove anni ho incontrato tanti italiani, ho potuto conoscere da vicino le tante realtà positive della nostra Italia e anche le tante cose che non funzionano. Ho lavorato come mai mi era capitato di fare, pur avendo fino a nove anni fa vissuto intensamente e senza tregua il mio mestiere di imprenditore. Tutte queste esperienze mi hanno confermato nel convincimento che era ed è possibile cambiare l’Italia soltanto con l’intervento di un movimento liberale di massa come Forza Italia.- 

Con questa consapevolezza mi sembra utile ribadire tre caratteristiche che distinguono la nostra Forza Italia.- 

1. In primo luogo, la fiducia nelle potenzialità della persona e delle aggregazioni sociali, a partire dalla principale, la famiglia. Noi guardiamo a ogni essere umano come ad una fonte di libertà e di responsabilità , capace di realizzare il proprio elevamento materiale e spirituale, oltre che di partecipare al progresso del proprio Paese.

Questa fiducia ci deriva dai principi in cui crediamo, che sono i valori fondamentali e fondanti di tutte le grandi democrazie occidentali e che si riassumono anzitutto nella libertà , in tutte le sue forme: libertà di pensiero e di opinione, libertà di espressione, libertà di culto, di tutti i culti, libertà di associazione, libertà di impresa, libertà di mercato, regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.

E la libertà non è graziosamente "concessa" dallo Stato, ma viene "prima dello Stato". È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto esseri umani e che semmai, essa sì, fonda lo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla, per consentire a ciascuno di esprimere le proprie potenzialità .

2. In secondo luogo, Forza Italia ha portato una grande rivoluzione morale nel nostro Paese: ha portato - o riportato - nella vita politica la vera moralità , vale a dire la moralità del fare, del costruire, del realizzare.

Moralità non significa semplicemente non rubare. Questo è ovvio, ma è il minimo: sarebbe umiliante che da una classe di governo ci si potesse aspettare solo questo, che non rubi. Perciò non ci piace il moralismo dei giacobini: nel corso dei secoli moderni quella gelida utopia totalitaria, spesso teorizzata proprio in nome della lotta alla corruzione, non ha reso gli uomini migliori, anzi li ha resi più feroci.


Per noi la moralità della politica consiste nel risvegliare le energie e le virtù migliori di una nazione ed ha il suo contrario simbolico nella de-moralizzazione di un popolo, nella sua umiliante passività , nella rassegnazione, condizione tipica degli stati illiberali o totalitari. In realtà , una classe dirigente degna di questo nome si qualifica per il fatto che non sottrae al Paese il suo futuro. Noi abbiamo dimostrato che è giusto mettersi in gioco in prima persona per costruire qualcosa di nuovo, che è giusto esporsi coraggiosamente per gli ideali in cui si crede, sfidando anche il buon senso che consiglia prudenza e assumendosi i rischi del fare per il bene comune.

Noi abbiamo scongiurato la de-moralizzazione di un popolo che ha energie e genio. Noi, con il prezioso apporto di tutti i nostri alleati di governo, vogliamo costruire un Paese in cui il valore e il merito siano riconosciuti e premiati, dove lo Stato non sia un despota ottuso che costringe a defatiganti attese per riconoscere i diritti o per assicurare i doverosi servizi ai cittadini, magari proprio ai più bisognosi, che invece dovrebbero trovarci sensibili e pronti nella risposta solidale.

Per questi motivi noi, oggi come nove anni fa, anzi oggi ancor più fortemente di nove anni fa, vogliamo combattere e vincere questa battaglia di moralità per cambiare l’Italia.

3. Infine, Forza Italia ha introdotto nella politica italiana la cultura del risultato. Per lunghi anni abbiamo proposto ai cittadini la nostra visione di cambiamento, che abbiamo articolato in un programma e in un Contratto mirato su obiettivi precisi e misurabili, scanditi nell’arco della legislatura.

Nonostante le gravi difficoltà interne e internazionali, il Governo sta svolgendo un grande lavoro, rispettando punto per punto, e nei tempi stabiliti, tutti gli impegni previsti dal piano di governo.

E l’abbiamo fatto mettendo al primo posto le esigenze dei cittadini più deboli, delle famiglie e delle imprese, come dimostrano l’aumento delle pensioni minime a un milione di vecchie lire, il raddoppio delle detrazioni per i figli, con lo sgravio di un milione di vecchie lire per figlio, la diminuzione delle tasse per i cittadini meno abbienti, l’incremento degli ammortizzatori sociali e le agevolazioni fiscali per le imprese che reinvestono i loro profitti nel proprio sviluppo.


Tutte realizzazioni concrete, e queste sono soltanto alcune, che il nostro Governo ha già portato a termine in soli 18 mesi. Per non parlare delle grandi opere che sono state già avviate dopo decenni di immobilismo e delle altre grandi riforme che stiamo mettendo a punto e che via via renderemo note ai cittadini.

Fiducia nell’uomo, cultura del risultato e moralità del fare. Così sapremo costruire l’Italia che abbiamo in mente, l’Italia che ha in mente la stragrande maggioranza dei cittadini italiani e che abbiamo appena cominciato a realizzare insieme agli alleati della Casa delle Libertà . Non ci fermeremo fino a quando non avremo portato a compimento il contratto che abbiamo sottoscritto con i cittadini. In questo cammino di cambiamento, il 2003 sarà un anno importante, l’anno delle riforme che si realizzano: la riforma del lavoro, della salute, della scuola, della giustizia, delle istituzioni, del diritto societario, del sistema delle comunicazioni.

E il prossimo anno potremo festeggiare il decimo anniversario di Forza Italia orgogliosi di quanto avremo saputo realizzare grazie al lavoro della nostra maggioranza parlamentare e del Governo sulla base di quei valori che sono per noi un imperativo morale prima ancora che politico, un dovere civile che dà senso alla nostra vita e la servizio che rendiamo al nostro Paese.

Silvio Berlusconi
Roma, 28 gennaio 2003

Source by FORZA_ITALIA


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