Gaza ed Israele, la situazione vacilla

Sabato
23:18:35
Novembre
24 2012

Gaza ed Israele, la situazione vacilla

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Gaza: Hamas ha ripreso a bersagliare il territorio israeliano con un numero considerevole di razzi anche a lungo raggio in grado di colpire Tel Aviv. Materiale militare fornito quasi sicuramente dall’Iran come il missile Fajr-5, parti del quale sono state trovate fra i resti di un missile distrutto dalla contraerea israeliana.

Una recrudescenza dei vecchi contrasti che rompe la fragile tregua raggiunta nel tempo e che si manifesta a ridosso di recenti eventi significativi negli USA.

Le dimissioni del Capo della CIA Petraeus e la sua deposizione al Congresso sui fatti di Bengasi da cui emerge che ci fu una vera e propria azione di guerra studiata da tempo e ben organizzata.

La volontà espressa da Hilary Clinton di lasciare la carica di Segretario di Stato dopo aver pubblicamente ammesso le proprie responsabilità per quanto accaduto a Bengasi. Hilary che ebbe un’influenza importante nelle vicende della Primavera Araba che portarono alla cacciata di Ben Alì e di Mubarak ed aprirono la strada all’affermazione di nuove formazioni politiche tuttaltro che liberali e laiche.

Obama, costretto ad affrontare immediatamente i problemi connessi a queste vicende, reduce di una campagna elettorale durante la quale era riuscito a stento a rigettare le accuse dei repubblicani che lo colpevolizzavano per la gestione dei fatti di Bengasi e di tutta la politica americana in Medio Oriente ed in Africa settentrionale. Scelte giudicate dagli avversari politici poco appropriate e che di fatto hanno permesso il consolidamento nell’area di espressioni politiche favorevoli ad un’interpretazione intransigente delle regole islamiche. I Fratelli Mussulmani in Egitto, il partito degli An – Nahda in Tunisia, l’applicazione della “Sharia” in Libia.

Israele, mentre il mondo era impegnato ad analizzare i fatti americani, ha effettuato raid mirati sui territori di Gaza, uccidendo il capo militare di Hamas Ahmed al-Jabari ed uno dei principali leader politici del movimento, Ahmed Abu Jalal.

Immediata la risposta di Gaza sicuramente preparata da tempo. Non una reazione limitata come avvenuto altre volte in passato, ma un intenso e costante lancio di razzi su Israele tale da costringere Tel Aviv a riaprire i rifugi rimasti chiusi dal 1991. Una risposta immediatamente approvata dai vincitori della Primavera Araba, dell’Iran e della stessa lega Araba.

Il Presidente egiziano Mohamed Morsi ha inviato a Gaza il proprio Ministro degli Esteri ed attestato truppe a ridosso dei confini con Israele. Il Presidente Tunisino ha aperto una linea diretta con Hamas e la Lega Araba attraverso il suo segretario generale Al Arabi, ha ufficializzato ferme e decise posizioni, quali: tutti gli accordi di pace fra Hamas ed Israele dovranno essere rivisti, le reazioni di autodifesa di Tel Aviv sono “crimini di guerra” contro i palestinesi, “i massacri non devono restare impuniti”, la Lega Araba si “impegna con i palestinesi a Gaza e altrove a sostenerli nel far fronte all’aggressione e per rompere l’isolamento”.

Ieri 17 novembre , inoltre, il Ministro della Difesa iraniano Ahmad Vahidi ha invitato il mondo mussulmano a vendicarsi contro le azioni di Israele a Gaza. Un chiaro messaggio anche agli Hezbollah del Libano, posizionati a ridosso del confine libanese con lo Stato ebraico, che potrebbero aprire un secondo fronte contro Tel Aviv.

Lo scenario che si sta configurando non è sicuramente semplice anche perché è diminuita la tradizionale leadership di Hamas, movimento radicale molto vicino ed ispirato ai Fratelli Mussulmani ma lontano dall’integralismo inteso in senso assoluto caratteristico dello jihadismo di Al Qaeda.

Oggi, nella striscia di Gaza sono attivi diversi gruppi armati. Le Brigate Izzedim Al Quassam, originariamente braccio armato di Hamas, che nel 2011 hanno compiuto con decisione autonoma circa un migliaio di attacchi contro Israele.

Le Brigade Al Quds, combattenti della jihad islamica, fondate nel 1990 su modello iraniano fin dall’inizio protagoniste della lotta armata.

I gruppi salafisti di Jaish al Islam molto vicino ad Al Qaeda, che imputano ad Hamas la responsabilità di essersi dimostrata troppo debole nei confronti di Israele e di non aver applicato la legge coranica della “Sharia”.

L’ala militante di Al Fatah, struttura politica e paramilitare dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), fondata nel 1959 da Y?ser ?Araf?t, fedele al successore Abu Mazen. Fanno parte di Al Fatah le brigate dei martiri di Al Aqsa

Infine, le brigate Salaheddin, espressione militare dei Comitati di Resistenza popolare, nate alla fine degli anni ’90 dai dissidenti di Al Fatah, oggi integrate da altri gruppi estremistici anche non palestinesi.

I molti attori in gioco potrebbero far precipitare la situazione in un contesto reso ancora più complicato dalle mutate realtà politiche dei Paesi islamici a ridosso del Mediterraneo e dall’estrema conflittualità dell’Iran nei confronti di Israele che ha subito una palese accelerazione anche per la situazione che si è venuta a creare in Siria.

Il tutto in un momento non facile per Obama costretto a riorganizzare il vertice dell’intelligence USA e della politica estera statunitense, mentre Israele, per difendere il proprio diritto di esistenza, è pronta a rientrare via terra a Gaza.

18 novembre 2012 – ore 12.00
Pubblicato da FERNANDO TERMENTINI a 13:03 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: gaza, hamas, israele, Tel Avis
SABATO 17 NOVEMBRE 2012
Marò prigionieri in India. Tutti parlano


l’ex Ministro della Difesa, Onorevole Ignazio La Russa a distanza di otto mesi dalla prigionia in India dei nostri Fucilieri di Marina, esprime una sua posizione : La Russa, da ministro li avrei liberati con un sotterfugio - ASCA.it

http://www.asca.it...io-1218602-POL.html
www.asca.it



Maro': La Russa, da ministro li avrei liberati con un sotterfugio - ASCA.it
www.asca.it
Maro': La Russa, da ministro li avrei liberati con un sotterfugio

Onorevole, mi consenta, ma sarei curioso di sapere cosa intende l’onorevole La Russa quando dice li avrei liberati con un sotterfugio !
A quale recondita tecnica di "liberazione degli ostaggi"si riferisce sarebbe interessante saperlo come altrettanto interessante conoscere sulla base di quali sue pregresse esperienze militari riconduce simili affermazioni.
Forse sarebbe stato, invece, più consigliabile un'attenta valutazione preventiva degli effetti che la legge 130 così come congegnata avrebbe avuto in casi come quello in questione.
Altrettanto auspicabile é che si abbandoni la "tuttologia" data dall’essere un parlamentare lasciando a ciascuno di fare il proprio mestiere.
17 nov. 2012, ore 14,00


Pubblicato da FERNANDO TERMENTINI a 14:15 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: India, La russa, marò
MERCOLEDÌ 14 NOVEMBRE 2012
Un possibile rimedio per l’Italia terra di disastri naturali

Il territorio italiano è ormai alla mercé di qualsiasi evento naturale importante. Una realtà ormai sotto gli occhi di tutti che si somma alla già elevata minaccia dei terremoti che appartengono al DNA del nostro Paese. E’ sufficiente qualche millimetro di pioggia in più rispetto al consueto, magari concentrato in un arco di tempo modesto, per assistere a spettacoli assurdi. Montagne che franano, torrenti e fiumi che straripano, ponti e strade che crollano.

Tutti i geologici nazionali denunciano da tempo il pericolo che incombe sul nostro Paese dovuto alla scarsa cura e gestione del territorio, sempre di più diminuita negli anni accompagnata, invece, da un’edificazione selvaggia, dall’abbandono delle attività agricole e dal disboscamento causato dagli incendi dolosi.

La situazione è sempre più grave ed in talune zone ha praticamente raggiunto un livello di massima guardia anche per il trend di mutazione meteorologica che spinge ad ipotizzare un costante ma inesorabile allargamento della fascia tropicale verso nord, Condizioni che se non affrontate con immediatezza ed incisività potrebbero portare ad un’inesorabile desertificazione del nostro territorio.

Un’esigenza riconosciuta da quasi tutti ma che non viene affrontata alla radice con l’alibi ricorrente della scarsità delle risorse economiche disponibili a livello centrale e periferico. Vincoli che però non giustificano l’attuale inerzia nel non valutare soluzioni alternative che possano consentire di iniziare ad affrontare il problema con provvedimenti praticamente a “costo zero”, utilizzando risorse già presenti sul territorio ed assolutamente affidabili.

Tutto questo senza inventare nulla ma rifacendoci a quanto avviene in altre parti del mondo con efficacia e mutuando soluzioni che negli anni hanno dato risultati assolutamente soddisfacenti fatte salve rare eccezioni indotte da eventi catastrofici.

Primo fra tutti l’esempio di quanto avviene negli Stati Uniti d’America dove l’ampiezza e complessità morfologica del territorio ha da sempre imposto un attenta vigilanza preventiva. Tutto è cominciato dalla fine del Secondo Conflitto mondiale, coinvolgendo il Corpo degli ingegneri militari (United States Army Corps of Engineers” - USACE) a cui è demandato il controllo dei corsi d’acqua interni, dello sfruttamento del territorio, della pulizia dei siti inquinati. Costoro assicurano i necessari interventi con il solo costo delle materie prime necessarie in quanto le professionalità impiegate sono tratte da militari in servizio effettivo e quindi già dipendenti dello Stato.

Una struttura operativa di circa 40.000 persone per tutto il territorio nazionale, di cui fanno parte militari e civili, dipendenti dal Ministero della Difesa. Costoro, oltre alle attività peculiari di ingegneria militare in pace ed in guerra, sono impegnati nella vigilanza e ripristino di dighe, canali, corsi d’acqua, fiumi di vasta portata, fornendo servizi specifici di ingegneria a favore della popolazione e riducendo il rischio di catastrofi naturali di grande portata.

Una complesso che opera su tutto il territorio nazionale in attività rilevanti che costituiscono una vera e propria palestra addestrativa per gli stessi militari destinati anche a fornire supporto tecnico e concorso alle Truppe combattenti impiegate nei vari Teatri Operativi per missioni di Peace Keeping e Peace Enforcing.

USACE garantisce anche supporto operativo e consultivo al “Departement of Homeland Security” (DHS) instituito subito dopo l’11 settembre per garantire la protezione del territorio ed alla “Federal Managment Agency” (FEMA) che fa parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna ed ha compiti simili a quelli del Dipartimento per la Protezione Civile italiana.

In tale quadro, USACE collabora nella prevenzione di possibili emergenze derivate da importanti calamità naturali e negli interventi di ripristino delle aree danneggiate. Un impegno costante per il monitoraggio di tutte le acque interne nazionali, per la manutenzione e ripristino di tutte le opere idrauliche destinate a raccogliere, convogliare e smaltire le acque piovane e per l’individuazione di aree a rischio frana e loro messa in sicurezza.

Un patrimonio professionale che è proprio anche dell’Italia composto dal personale dell’Arma del Genio Militare, in possesso di specialità specifiche di tutto rispetto ed affidabilità e di mezzi e tecnologie moderne. Ufficiali ingegneri, Sottufficiali in possesso di titoli di studio superiori e di Lauree triennali assolutamente adeguati per affrontare sul piano tecnico ed organizzativo la specifica minaccia. Strutture operative dislocate su tutto il territorio nazionale con una copertura areale pressoché totale e che nel tempo in occasione di gravi calamità naturali, hanno dimostrato di possedere capacità e potenzialità di intervento della massima valenza.

Una parte di costoro, a turno, potrebbe essere destinata a vigilare sul territorio nazionale nel realizzare quanto necessario per evitare tragedie in termini di danni economici ed di vite umane che avvengono non appena la Nazione è colpita da temporali violenti che durino più di una notte.

Personale tecnico che potrebbe coordinarsi con il Corpo Forestale dello Stato anche per affrontare il problema del disboscamento selvaggio e delle frane conseguenti e, nello stesso tempo, esercitare una vera e propria vigilanza capillare del territorio per prevenire e vigilare sugli incendi dolosi o sul dissennato sfruttamento del suolo per la realizzazione di insediamenti abitativi abusivi.

Professionisti dipendenti dello Stato che guadagnerebbero in professionalità affrontando problemi reali e non simulati come avviene nelle normali fasi addestrativa militari, incrementando la loro capacità nelle operazioni militari fuori del territorio nazionale anche a vantaggio delle realtà locali emergenti da periodi bellici o di criticità interna.

Un modo anche per ottimizzare il costo / efficacia del mantenimento di strutture dello Stato e per evitare che si ricorra a loro solo all’emergenza, spesso con risultati scarsamente efficaci e comunque costosissimi in quanto prodotto di soluzioni improvvisate e dettate dalle emergenze e dai bisogni eccezionali del momento.

Solo un’idea che potrebbe essere, però, meritevole di approfondimento per tentare di affrontare almeno nell’immediato e con costi assolutamente contenuti, un problema da anni dimenticato e che in taluni casi ha raggiunto punti di criticità irreversibile: il controllo del territorio ed il mantenimento delle risorse naturali del nostro Paese.

14 novembre 2012, ore 15,30
Pubblicato da FERNANDO TERMENTINI a 15:22 1 commento: Link a questo post
Etichette: alluvioni, disastri naturali, frane, Italia
SABATO 10 NOVEMBRE 2012
Le dimissioni del Capo della CIA

David H. Petraeus Direttore della CIA ha lasciato il suo incarico. Si è dimesso adducendo come motivo il fatto di aver tradito la moglie “comportamento non accettabile per un Leader”. Parole eticamente apprezzabili che forse però mascherano ben altri motivi a monte delle dimissioni avvenute appena dopo l’insediamento di Obama. Il tradimento, nonè avvenuto sicuramente nell’ultima settimana ed il neo eletto Presidente sembra averle accettate senza nessun tentativo di recupero, prassi inusuale almeno sul piano formale, a meno che non sia stata concordata in precedenza.

Una decisione del Leader del più importante Servizio di Intelligence nel mondo, già Comandante della Coalizione militare protagonista della guerra in Iraq e voluto proprio da Obama al Comando di ISAF in Afghanistan, in sostituzione del Generale Stanley Mc Chrystal richiamato in Patria dopo un’intervista in cui aveva espresso valutazioni non in linea con quelle del Presidente. Un Obama che solo dopo otto mesi decise di richiamare anche Petraeus per assegnargli il prestigioso incarico di responsabile della CIA. Una scelta probabilmente dettata dall’esigenza di eliminare il rischio di dover competere con Petraeus invece che con Romney in occasione delle recenti elezioni.

David Petraeus ha un curriculum di tale valenza da sembrare impossibile che lasci il suo incarico solo perché ha tradito la moglie. Una motivazione assurda in particolare in un Paese assolutamente liberista in termini di rapporti coniugali e che qualora fosse il vero motivo lascerebbe seriamente dubitare sull’efficacia di un servizio di intelligence come la CIA il cui Capo non riesce a coprire una relazione extraconiugale.

Altre sono, invece, le possibili ipotesi. Prima fra tutte quella legata all’attacco all’Ambasciata di Bengasi in Libia avvenuto peraltro l’11 settembre ricorrenza dell’attentato alle Torri Gemelle e come tale data a rischio di azioni terroristiche. In quella occasione quattro americani trucidati dalla folla. L’Ambasciatore degli Stati Uniti ed altri tre Agenti della CIA sotto copertura. Un evento di cui Obama avrebbe dovuto rispondere al Paese e di cui Petraeus era stato accusato di aver gestito male.

Un episodio di cui lo stesso Segretario di Stato, Hilary Clinton, si è assunta le responsabilità alla vigilia del secondo dibattito televisivo della campagna elettorale fra Romney e Obama seguita di lì a poco dall’annuncio delle sue dimissioni dall’importante carica istituzionale per un secondo mandato del Presidente uscente.

Petraeus si è dimesso alla vigilia della data in cui avrebbe dovuto relazionare al Congresso sui fatti di Bengasi.

Due dimissionari forse per lo stesso fatto. Hilary con la motivazione di volersi ritirare a vita privata, Petraeus perché aveva avuto una relazione extraconiugale. Più ipotizzabile, invece che la prima con la prospettiva di essere designata dal Partito Democratico aspirante Presidente nel 2016 sia stata consigliata a farsi per ora da parte. Il Generale, invece, sia stato costretto ad un passo indietro per divergente con Obama proprio sugli eventi di Bengasi, alla stessa stregua di quanto avvenne in passato per il suo ex collega Mc Chrystal. Divergenze che riguarderebbero proprio gli jihadisti libici che Petraeus voleva punire pesantemente mentre Obama vi aveva rinunciato.

E’ caduta forse la prima testa dell’Obama bis. Speriamo che il Presidente non continui ad usare i suoi Generali come se fossero allenatori di una squadra di baseball.

10 ott. 2012 – ore 16,30
Pubblicato da FERNANDO TERMENTINI a 16:20 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: CIA, Hilary Clinton, Obama, Petraeus
SABATO 3 NOVEMBRE 2012
L’inciucio indiano

Massimiliano Latorre, Salvatore Girone, i nostri Fucilieri di Marina del reggimento S. Marco, da otto mesi sono in ostaggio dell’India e l’Alta Corte di Nuova Delhi non ha ancora pronunciato un verdetto.

Massimiliano e Salvatore sono accusati di avere ucciso il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani che operavano di fronte alla costa indiana dello Stato Federale del Kerala.

I due facevano parte del Nucleo di Protezione Militare destinato a garantire sicurezza alla nave, secondo quanto prescritto dalla legge italiana n. 130 del 2 agosto 2011 e da una Convenzione ONU sottoscritta da quasi tutti le Nazioni, compresa l’India.

I fatti sarebbero accaduti in conseguenza ad un’azione di contrasto alla pirateria marittima che i due militari italiani avevano svolto imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie, in navigazione nell’Oceano indiano a 20 – 22 miglia marittime dalla costa, quando effettivamente il Nucleo di Protezione Antipirateria italiano aveva bloccato un attacco di un barchino di corsari, con un’azione dissuasiva; colpi d’arma da fuoco sparati in acqua a scopo di avvertimento accompagnati da segnali acustici e luminosi.

Gli indiani con un sotterfugio hanno fatto rientrare la petroliera nel porto di Koci, arrestando immediatamente dopo i due militari, nell’assoluto disprezzo della norma internazionale sul “principio di immunità delle forze militari in transito”. Un’azione assolutamente arbitraria quella compiuta dall’India, incoraggiata forse da un cauto approccio dell’Italia, almeno nella fase iniziale della vicenda.

La nave è stata fatta rientrare nelle acque territoriali indiane consegnandosi di fatto alle Autorità del Kerala con una decisione autonoma dell’armatore. Non è dato da capire se l’ordine sia stato concordato con le Istituzioni italiane civili e/o militari che, in caso di emergenza, avrebbero auspicabilmente dovuto avocare il coordinamento delle operazioni. Un provvedimento che probabilmente non c’è stato per una carente formulazione delle norme attuative della Legge 130 sull’impiego di militari con funzioni di antipirateria marittima.

Successivamente, i due militari sono stati fatti sbarcare dalla nave e consegnati alle Autorità locali alla presenza di una nutrita ed autorevole rappresentanza diplomatica e militare italiana. Fra tutti il Console Generale a Mumbai Gianpaolo Cutillo e l’Addetto Militare presso l’Ambasciata italiana a Nuova Delhi, che per quanto reso noto hanno preferito scegliere la strada del compromesso piuttosto che avvalersi delle prerogative garantire dal loro status di diplomatici.

Risulta che non fosse, invece, presente l’Ambasciatore Giacomo Sanfelice di Monteforte, titolare delle garanzie concesse dall’immunità diplomatica universalmente riconosciute nel rispetto della Convenzione di Vienna del 1961 sulle Convenzioni Diplomatiche. Forse la sua presenza avrebbe potuto conferire un tono di ufficialità più significativo, anche esercitando un’incisiva pressione sulle Autorità indiane a totale vantaggio dei nostri militari.

Durante il 1° interrogatorio a cui sono stati sottoposti Massimiliano e Salvatore, in contrasto con tutte le norme consuetudinarie, sembra che le Autorità italiane non hanno assicurato loro un interprete “giurato”, accreditato presso l’Ambasciata italiana. E’ stato invece preferito affidare la traduzione ad un Vescovo indiano di religione cattolica, probabilmente amico delle famiglie dei due poveri pescatori uccisi.

Il 18 febbraio, è iniziato il calvario per Massimiliano e Salvatore, un travaglio dovuto ad un inciucio perpetrato dall’India nei confronti dell’Italia senza riscontri oggettivi inconfutabili, molti dei quali oggi non esistono più.

Le ogive estratte dai corpi dei due morti, per quanto dato da conoscere, non risultano essere compatibili con il calibro del munizionamento in dotazione alle Forze Armate italiane ( analisi tecnica ing. Di Stefano, http://www.seeninside.net/piracy/). I danni sul peschereccio su cui erano imbarcati i due poveri pescatori uccisi non sono compatibili con una traiettoria di proiettili sparati dalla tolda dell’Enrica Lexie alta più di 20 m dal pelo dell’acqua. I cadaveri dei due pescatori non sono più disponibili per eventuali controperizie perché in fretta e furia cremati. Il natante su cui erano imbarcati al momento dei fatti non è più utilizzabile per eventuali esami tecnici, in quanto affondato.

Su quali prove si basi, dunque, l’accusa indiana è tutto da capire. L’unico fatto certo è che dal 18 febbraio l’India sta prevaricando qualsiasi norma del Diritto internazionale, con un serie di azioni a danno dell’Italia che, in futuro, potrebbero rappresentare un pericoloso precedente.

Un imbroglio mascherato da sofismi giuridici con un rimbalzo di competenze fra lo Stato Federale del Kerala e lo Stato Sovrano di Nuova Delhi nella gestione di un evento tutto da provare e comunque verificatosi in acque internazionali.

Il Kerala, la “Svizzera Tropicale indiana”, da sempre roccaforte della sinistra estrema e del potere sindacale dell’India, distante dal Governo Centrale di Delhi sul quale ha sempre esercitato condizionamenti anche rilevanti.

L’inciucio indiano mascherato da cavilli giuridici, è piuttosto riconducibile a motivi politici come si evince dalle parole pronunciate dal portavoce del Ministro degli Esteri indiano in occasione del Gran Premio di Formula svolto il 28 ottobre a Delhi, quando ha criticato l’iniziativa della Ferrari di esporre sulle proprie autovetture la Bandiera della Marina Militare italiana per esprimere solidarietà ai due Marò. Testuali le sue parole utilizzare un evento sportivo per promuovere cause che non sono sportive è non essere coerenti con lo spirito sportivo”, parole, peraltro, condivise da Ecclestone che ha specificato che lo sport non ha nulla a che fare con le “questioni politiche”.

Tutto avviene in un contesto internazionale indifferente. L’ONU tace anche se la lotta alla pirateria ha una valenza significativa per le Nazioni Unite. La NATO disattende un problema che potrebbe rientrare nell’articolo 5 della Carta dell’Alleanza. L’Unione Europea con la propria rappresentante Asthon dichiara che “Non sarebbe corretto per l’UE intervenire in una questione che è posta dinanzi alle competenti istanze giudiziarie di uno Stato Straniero”.

L’imbroglio indiano nel frattempo continua in danno di due nostri concittadini in Uniforme tenuti in ostaggio da otto mesi.

Roma 3 novembre 2012 – ore
Pubblicato da FERNANDO TERMENTINI a 14:16 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: inciucio indiano, India, Kerala, marò, Massimiliano, Salvatore
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Source by Fernando_Termentini


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