Il giorno del compleanno è per definizione una giornata speciale. Lo si attende sempre con una istintiva ansietà,quasi come se fosse un passaggio obbligato nelle forche caudine del destino. È giorno di bilanci,di torte e candeline e di nostalgiche escursioni nel dominio della memoria,dove si gioca a rovistare fra i ricordi. Ma è anche giorno di proponimenti e aspettative,slanci verso l’ignoto spazio temporale che s'approssima lesto e che altrettanto presto fugge,come di consueto.
Quel giorno compivo il mio quarantesimo anno d'età. E mi feci un regalo.
Quale bottiglia può diventare più desiderabile per un appassionato enoinomane se non il Sassicaia? Attorno al gioiello creato all’ombra dei cipressi della Tenuta di S.Guido costruii il mio viaggio nella galassia del gusto e nel mistero della mia esistenza. Da simile campione non si possono attingere delizie senza una dovuta preparazione. Spirituale e fisica. Mi preparai all’incontro studiandone i tratti,informandomi sugli umori di un'annata...la 1996...che sembrò congeniale al mio spirito inquieto per la sua imperfezione,a volte tratto dei grandissimi vini. Si,in certi casi il grandissimo vino mostra qualche crepa organolettica:è lì che trova posto l’anima del bevitore e del sognatore per integrare la sua poetica al liquido narrante. Prima di lambire con le labbra il purpureo nettare,ho affidato a due bottiglie l’avvicinamento all’atto e il doveroso ammostamento della cavità orale:uno spumante brut nature di Monsupello e un gioiello toscano e ilcinese di Angelo Gaja. Le bollicine si addicono alla festa. Lo stappo fu rapido e felice,quasi senza coscienza . Mai avrei immaginato che avrei apprezzato quell’azienda negli anni di là da venire. Con Gaja ci fu un salto di qualità e d'attenzione:con il Brunello di Montalcino Rennina 1996.
Superbo. Elegante,anche se non saprei definire in realtà il senso di questo termine applicato ad un vino. Forse l’eleganza vinicola consiste nel fatto che alla grandezza si allude,tutte le piacevolezze sono sussurrate,le peculiarità accennate. Un percorso appagante per arrivare pronti al cospetto del campione.
Che dire del Sassicaia che non sia già arcinoto? Non mi resta che parlare dell’interazione che ci fu fra il vino e l’unicità,in quanto individuo unico e irripetibile,della mia sensibilità e della mia attenzione.
Nel Sassicaia 1996 non c'era l’aggressività e l’impianto mastodontico di tanti grandi rossi del pianeta. Pur nella fittezza dell’estratto,pur nella complessità del ricamo odoroso,pur nell’opulenza del tatto c'era sempre spazio per l’indugio organolettico necessario per sfogliare minuziosamente i petali dell’essenza di un vino. Il Sassicaia è grande ma dall’impatto misurato. I suoi profumi sono esuberanti ma suadenti. La grande complessità è intelligibile. E poi frutto,spezie e integrità. Tutto il corredo di delizie che generano emozione. Con lo sfondo avvolgente di un equilibrio memorabile.
Un compleanno è sempre una giornata particolare. E la si vorrebbe rendere ogni volta indimenticabile. Con i miei primi quarant'anni e il Sassicaia 1996 ho forse scritto una delle pagine più belle della mia vita.
ROSARIO TISO
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