Comunicazioni al Senato, la replica del Presidente Conte

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Giovedì
13:22:30
Agosto
22 2019

Comunicazioni al Senato, la replica del Presidente Conte

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La replica del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine del dibattito in aula del Senato sulle sue comunicazioni.

Signor Presidente, farò una breve replica, perché il pomeriggio è stato molto impegnativo e anche molto lungo.

Tra le varie questioni che avete sollevato c'è stata anche quella dell'immigrazione. Io non sono qui a giustificarmi, non rinnego nulla di quel che abbiamo fatto: non è mio costume, non è nel mio stile e mi assumo tutta la responsabilità per le azioni di Governo.

Solo che vorrei ricordare, se parliamo di politica del Governo sull’immigrazione (date atto per la verità dei fatti), che sin dal primo incontro al Consiglio europeo (giugno 2018) - è stato il mio primo intervento ufficiale in sede europea - io personalmente, rappresentando il Governo, ho portato una piattaforma politica articolata su sei premesse e dieci obiettivi. Quindi, quando si parla del problema dell'immigrazione, vi prego, date atto a questo Governo che ha avuto la capacità di affrontarlo in termini più ampi, più complessi, con piena avvedutezza di tutte le sue implicazioni, a partire dal rapporto e la cooperazione con i Paesi da dove originano questi traffici, a seguire con i Paesi dove queste rotte transitano, ovviamente anche con considerazione per questi viaggi spericolati della morte su barconi improvvisati.
Il problema dello sbarco invece, come sappiamo, è quello che monopolizza presso l'Occidente pressoché tutta l'attenzione mediatica. Poi c'è il problema della redistribuzione, dei rimpatri, dei movimenti secondari e via discorrendo

Se avrete la bontà di recuperare quel documento, vedrete che questo Governo si è reso responsabile di una politica - lo diciamo sempre - di maggiore rigore nella consapevolezza che, per come era stata gestita sino a quel punto, si era rivelata oggettivamente non più perseguibile, inefficace. Al di là del merito e delle valutazioni politiche, dal punto di vista concreto, operativo, pratico non era più perseguibile. Di qui una politica di maggior rigore sul presupposto che una indiscriminata accoglienza equivale a non accoglienza, a negata accoglienza.

Ovviamente, ci sono anche valutazioni strettamente personali: ognuno di noi le può fare, ognuno di noi ha la propria sensibilità. Io personalmente, come giurista, vi invito anche a considerare che il Decreto Sicurezza bis è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri in una versione originaria che io - ripeto - personalmente ho cercato di negoziare e presentava un impianto complessivo che ancora adesso giudico più coerente e più equilibrato rispetto alla versione finale, che poi è stata legittimamente modificata in sede di conversione dal Parlamento sovrano.

Ancora. Mi è stato anche detto: «Presidente, ma tutte queste questioni, come mai questo ravvedimento tardivo o altro?». Vorrei chiarire: nessun ravvedimento.

E vorrei anche chiarire, se sono stato frainteso, che non ne ho mai fatto e non ne faccio ancora oggi una questione personale tra me e gli amici della Lega, tra me e il Ministro dell'interno Matteo Salvini, con il quale ancora oggi io mi fermerò assolutamente a fare una chiacchierata e a dirgli il mio dissenso su tante questioni e a riferirgli della mia diversa sensibilità, come ho già fatto in passato, su tante questioni.

E a conferma che non è una questione personale, io ho ragionato oggi di cultura delle regole, di sensibilità istituzionale, di cultura costituzionale.

E vi invito a considerare, non per giustificarmi - il fatto che mi trovi qui a ripetere queste cose - che il 3 giugno 2019 ho indetto - io, che sono abbastanza sobrio con le parole - una conferenza stampa. In quella conferenza stampa io ho invocato il concetto di leale collaborazione e l'ho declinato addirittura a titolo esemplificativo con esempi concreti.

Ne cito solo alcuni, brevissimamente. Ciascun Ministro deve concentrarsi, per leale collaborazione, sulle materie di propria competenza, senza prevaricare e invadere sfere che non gli competono, onde evitare delegittimazioni e sovrapposizioni suscettibili di compromettere, in prospettiva, non l'onore, ma la credibilità dell'intero Esecutivo e l'efficacia di azione dell'intero Esecutivo. Un problema di funzionalità, quindi. Leale collaborazione significa che, se si hanno delle questioni politiche di qualsiasi tipo da sollevare, lo si fa rispettando la grammatica istituzionale, parlando in modo chiaro al Presidente del Consiglio e alle altre forze che compongono la maggioranza e non lanciando segnali ambigui sui giornali o declamando sui social.

Dicevo ancora, leale collaborazione significa che, quando il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia stanno interloquendo con le istituzioni europee per perseguire il fondamentale obiettivo di evitare una procedura di infrazione, nessuno interviene dall'Italia ad alterare questa delicata interlocuzione, riducendola a ulteriore terreno di provocazioni e di rivendicazioni polemiche, perché questo può compromettere il negoziato. E in questa conferenza del 3 giugno 2019, quindi qualche settimana fa, dicevo anche leale collaborazione significa queste e tante altre cose, tutte evidenti, solo che si voglia davvero proseguire lungo la strada del Governo del cambiamento, che altro non è che la strada - come la intendevo io e la intendo - della buona politica che i cittadini invocano da anni.

Ora, quindi, non vorrei essere stato frainteso. Io ho parlato poco, ma l'ho fatto perché ho declinato quel concetto di lealtà, leale collaborazione in termini di sobrietà di parole e operosità nell'azione. Quindi la leale collaborazione mi ha spinto a cercare di riservare questi richiami soprattutto al privato e cercare di evitare di farlo in pubblico. Ma, come vedete, l'ho fatto anche in pubblico. Perché? Perché leale collaborazione secondo me, per come la intendo io, non significa che il Presidente del Consiglio partecipa alla quotidiana polemica politica e anzi la alimenta con i suoi interventi pubblici.

Ora, veniamo al dunque e concludo. La Lega ha presentato una mozione di sfiducia, ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione, ha chiesto elezioni subito, addirittura ha sollecitato anche l'appoggio diretto dei cittadini per ottenere questo risultato. Mi viene riferito da un'agenzia che questa mozione adesso sarebbe stata ritirata. Allora, vedete, e ritorniamo all'amore per le istituzioni e alla cultura delle istituzioni, che poi - attenzione - le istituzioni rappresentano i cittadini. Quindi è l'amore per i cittadini, non lo dimentichiamo. Se amiamo le istituzioni, se amiamo i cittadini, abbiamo il dovere della trasparenza.

Questo passaggio istituzionale è già di per sé molto complicato e molto complesso. L'abbiamo detto e l'avete detto anche voi negli interventi: non è frequente, anzi non è mai accaduto (forse c'è stato un precedente, ma non l'ho approfondito) che ci sia stata una crisi ferragostana, perché comunque siamo a ridosso. Non è semplice per il Paese avere un Governo che, anziché dedicarsi a elaborare un'adeguata ed efficace manovra economica, si ritrovi invece coinvolto in una competizione elettorale.

Non è proprio la stessa cosa, ma qui vedo che non tutti sono d'accordo. Però dobbiamo essere d'accordo su un punto: se amiamo le istituzioni e cittadini, non possiamo affidarci a espedienti, tatticismi, giravolte verbali che io faccio fatica a comprendere. Scusatemi, ma io sono molto lineare: apprezzo la coerenza logica, apprezzo la linearità d'azione.

Se c'è mancanza di coraggio, non vi preoccupate, me la assumo io di fronte al Paese che ci guarda e prendo atto che il leader della Lega Matteo Salvini, che qui è ritornato e lo ringrazio, il quale dopo il 3 giugno ha stentato, nei fatti e nei comportamenti concreti, a cogliere il significato dell'espressione «leale collaborazione», prendo atto che manca del coraggio di assumersi la responsabilità dei suoi comportamenti.

Io l'ho incontrato due volte: ci siamo incontrati il giorno 7 agosto, in cui mi ha anticipato questa sua determinazione molto chiaramente e l'ho invitato a darmi la possibilità di un colloquio col Presidente della Repubblica; è ritornato l'8 agosto e mi ha confermato questa sua determinazione, tanto è vero che subito dopo c'è stata una nota molto esplicita in cui si denunciava pubblicamente la crisi di Governo e si invocava l'urgente ricorso alle urne.

Come dicevo, non c'è nessun problema. È evidente che la responsabilità di una crisi porta visibile la sua firma, ma se gli manca il coraggio sul piano politico, non c'è problema, me lo assumo io. Ritengo che questa sia la conclusione, l'unica, obbligata, trasparente, coerente e lineare.

Vi ringrazio tanto per quest'attenzione, io vado dal Presidente della Repubblica.

Grazie.

IL VIDEO - PALAZZO MADAMA - Comunicazioni al Senato, la replica del Presidente Conte

Source by Governo


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