Per il cuore pesce grasso, ma niente fritto

Non tutto il pesce è uguale, e non è solo una questione di gusto. Anche i benefici che questo alimento può portare al cuore, infatti, variano considerevolmente a seconda della qualità del pesce e del modo in cui viene cucinato. Insomma, inutile illudersi che un fish burger faccia altrettanto bene di un'orata al cartoccio, o di una trota lessata.

Ad arrivare per la prima volta a queste conclusioni è stato uno studio condotto da Dariush Mozaffarian, cardiologo all’Università di Seattle negli Stati Uniti, che per oltre nove anni ha seguito 3.910 adulti sani di entrambi i sessi, con più di 65 anni, per valutare il rapporto esistente tra il consumo di diversi tipi di pesce e la comparsa della malattia coronarica nelle sue varie forme.

I risultati, recentemente apparsi sulle pagine di Circulation, sono inequivocabili. Il ricercatore d'oltreoceano ha infatti osservato che un consumo elevato (almeno tre volte la settimana) di pesce lessato o cotto al forno riduce in modo altamente significativo la probabilità di morire per cardiopatia ischemica e, soprattutto, per aritmia. l’effetto benefico è probabilmente legato alla presenza nel pesce - soprattutto se grasso - degli acidi grassi polinsaturi a catena lunga omega 3, in sigla PUFA, che come è noto hanno proprietà antiaritmiche.

Nessuna relazione positiva è stata invece osservata con il consumo di pesce fritto o fish burger. Anzi, la tendenza è risultata addirittura opposta, verso cioè un incremento della mortalità da malattia ischemica. In questi casi il pesce utilizzato era magro, e quindi a basso contenuto di PUFA. Inoltre, il modo in cui è stato cucinato e, soprattutto, il tipo di olio utilizzato per friggere possono aver giocato un ruolo ulteriormente negativo.
Circulation