Business e open source, le due anime di Linux

La logica che muove le aziende alla ricerca di una soluzione a basso costo è ben differente da quella della comunità open source: ma sono due posizioni veramente inconciliabili?

È difficile mettere ordine nel panorama variegato di Linux e tentare di farlo significherebbe probabilmente snaturarne le implicazioni sociali ed economiche; tuttavia, in occasione dell’ultima edizione di Linux@work di Milano, le posizioni dei protagonisti dei dibattiti e del mercato, come Computer Associates e SuSe, si sono ben presto evidenziate.
l’interesse primario di queste due aziende sembra l’integrazione di Linux nelle architetture aziendali, senza grande riguardo per i problemi di licensing: un'alternativa a basso costo e con buone potenzialità , insomma.
Una posizione che Alessandro Rubini di Free Software Foundation non ha mancato di evidenziare in maniera diretta, facendo riferimento durante il suo intervento alla gratuità ma non alla libertà del codice di alcune applicazioni dell’azienda tedesca.
Una frattura netta, quindi? Una contrapposizione fra la mera logica economica e un approccio al software che implichi anche componenti etico-sociali?
Sembrerebbe proprio di sì.

Ma non è nemmeno impossibile che questi due approcci possano coesistere: se per il mondo enterprise è comprensibile l’acquisto di una soluzione senza tanto badare alla tecnologia sottostante, altrettanto comprensibile è la volontà dei professionisti e dei solution vendor di spiegare i vantaggi derivanti dall’adozione di un modello e di una filosofia, non solo di un semplice prodotto.
È naturale che il mondo di Linux abbia diverse chiavi di lettura: una sua collocazione nel solo ambito tecnico-informatico, in quello etico-sociale o in quello economico può suonare riduttiva.
È per questo che, alla voce entusiasta del senatore Fiorello Cortiana (Verdi) focalizzata sulla spinta rivoluzionaria del modello open e free, non è possibile contrapporre direttamente quella assai più pragmatica di Massimo Cipriano (Ca) o Robert Loos (SuSe), giocoforza portati a inquadrare Linux in un ambiente che preveda l’economicità a lungo termine come fine ultimo.

Il punto di partenza è certo comune, mentre quello di approdo è dettato dalle esigenze specifiche: se non è un caso che la licenza più rappresentativa per il software Linux sia nata originariamente come un «contratto sociale» (per opera di Bruce Perens, allora impiegato in Debian: da essa discende la Gpl), non è nemmeno un caso che - in azienda - i contratti siano ben più pragmaticamente identificati nel ritorno su quanto è stato investito.

di- Guido Sintoni