Un' indagine svolta dalla Territory University di Darwin (Australia) allarma gli scienziati che studiano gli ecosistemi terrestri: in un secolo Singapore ha perduto l’87 per cento delle specie di uccelli, pesci, insetti e mammiferi. Un tasso di estinzione dovuto soprattutto alla deforestazione del Sud Est asiatico, che, se si manterrà invariato, porterà all’estinzione di una specie animale su cinque nel corso del prossimo secolo.
Le foreste tropicali, infatti, ospitano una grande varietà di specie animali e vegetali; la deforestazione e l’urbanizzazione di queste terre porterà a una omogenizzazione degli ecosistemi e di conseguenza alla perdità di molte specie viventi.
Singapore ne è un caso emblematico: dalla colonizzazione inglese nel 1819 gli habitat naturali terrestri e acquatici si sono ridotti del 95 per cento. Questo ha portato alla perdita di molte specie di farfalle, uccelli, pesci e anfibi, mentre la caccia ha inferto un durissimo colpo ai grandi mammiferi dell’area: l’ultima tigre di Singapore, ad esempio, è stata uccisa nel 1930. E gli animali tutt'oggi viventi sono comunque troppo pochi perché si possa immaginare che riescano a riprodursi in modo da ripopolare la regione. Barry Brook, che ha diretto lo studio, chiama questi esemplari "i morti viventi": sono il picchio dalla pancia bianca, lo scoiattolo gigante e certi tipi di scimmia.
Ma se Singapore, piccola e altamente urbanizzata, rappresenta lo scenario peggiore, anche gli altri paesi del Sud Est asiatico non sembrano incamminarsi su una strada diversa: in Malesia, per esempio, il 60 per cento della foresta pluviale è già stato abbattuto.
"Questo studio mostra l’urgenza dl problema. - spiega Andrew Balmford, che studia le strategie di conservazione all’Università di Cambridge - La diversità delle specie è molto più sensibile alle variazioni di habitat di quanto non credessimo". Per questo sarà necessario intervenire al più presto in quelle regioni del mondo in cui si sta procedendo a delle deforestazioni massicce. E i conservazionisti suggeriscono di recintare subito almeno il 15 per cento della superficie terrestre per preservarne la diversità .
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