Dal 24 maggio nella zona adiacente al Montefeltro, in provincia di Forlì-Cesena, si rileva un’intensa attività sismica. L’area interessata dalla sequenza è di circa 70 km quadrati compresa tra i comuni di Bagno di Romagna, Santa Sofia, Sarsina e Verghereto.
Tutti i terremoti registrati hanno un ipocentro abbastanza superficiale, tra 5 e 10 km di profondità, e per questa ragione molti di essi sono stati avvertiti dalla popolazione.
Al 10 giugno 2011, la Rete Sismica Nazionale dell’Ingv aveva localizzato nella zona circa 640 terremoti, concentrati principalmente in due periodi (24-28 maggio e 3-7 giugno 2011), durante i quali si era verificato oltre il 90% dei terremoti dello sciame. Il terremoto più forte, di magnitudo 3.7, è avvenuto alle 00:03 ora italiana del 25 maggio. In totale, sono stati 13 gli eventi di magnitudo superiore o uguale a 3, 70 gli eventi di magnitudo tra 2 e 3, tutti gli altri di magnitudo inferiore a 2.
La sismicità dell’area del Montefeltro negli ultimi sei anni
L’area del Montefeltro è caratterizzata dal 2005 da una sismicità diffusa, con terremoti non concentrati in sequenze sismiche ben identificabili. Nelle aree immediatamente a sud (vicino Verghereto) e a sud-est sono invece avvenute delle sequenze sismiche nell’agosto-settembre del 2006 e nel marzo del 2009, con un numero di scosse minore rispetto alla sequenza in corso.
Terremoti nella storia
L’Appennino tosco-emiliano e romagnolo è interessato spesso da sequenze sismiche, delle quali è impossibile prevedere l’evoluzione. Sappiamo dalla storia che in quest’area possono verificarsi anche forti terremoti. L’area compresa fra Verghereto, Bagno di Romagna e Santa Sofia è caratterizzata da alcuni terremoti che hanno raggiunto un’intensità del IX grado della scala Mercalli (MCS) e da un numero piuttosto elevato di eventi di minore intensità (I epicentrale < VIII), concentrati negli ultimi 200 anni circa (una decina solo nel secolo scorso). Tra i più forti ricordiamo quello che avvenne nel 1584 (magnitudo stimata 6.0), molto vicino all’area interessata dalla sequenza di questi giorni. In quel caso all’epicentro furono osservati danni del IX grado della scala Mercalli (MCS) a San Piero in Bagno, Baroncioni, Ca’ di Bianchi. Un altro evento significativo della regione è avvenuto il 10 novembre 1918 con intensità epicentrale del VIII grado MCS (a Corniolo, Galeata, Isola, Mortano, Santa Sofia) e magnitudo stimata 5.8, mentre diversi terremoti più piccoli sono riportati dai cataloghi negli ultimi 130 anni.
Insieme a questi importanti terremoti, occorre tener conto della sismicità ’minore’, che si manifesta con una notevole frequenza (ad esempio, la serie di terremoti che interessa l’Appennino forlivese fra il 1952 e il 1959), che in qualche caso ha prodotto danni moderati a un’edilizia generalmente molto vulnerabile.
Fonte dell’immagine: Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
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