Dalle vene infuocate dell’Etna fiumi di lava, nuvole di cenere che oscurano il cielo. Il vulcano si è risvegliato. Nella notte si è annunciato con le scosse di terremoto che hanno spaccato le strade, aperto il terreno, distrutto un albergo a Piano Provenzana. E ancora adesso i sismografi registrano nuove scosse, segno che la montagna, come la chiamano coloro che sono abituati a conviverci, non si è ancora sfogata.
l’ultima grande furia risale all’estate del 2001, e durò parecchie settimane. La lava avanza, divisa in tre bracci alimentate dalle bocche a più di duemila metri, travolge pali della luce, divora strutture turistiche, consuma la pineta nella zona nord del vulcano, frequentata da escursionisti, meta d'inverno di molti sciatori. Il calore è così alto che gli alberi prendono fuoco prima di entrare in contratto con il magma. La colonna di fumo che si alza dal cratere è altissima.
Piove una pioggia scura di cenere. La cenere cade anche su Catania, sull’aeroporto che è stato chiuso e lo resterà fino a domani mattina per motivi di sicurezza, dirottati a Palermo tutti i voli. Un velo di cenere anche a Siracusa, a un centinaio di chilometri. Gli esperti vulcanologi ritengono che si tratti di una forte ripresa d'attività che il vulcano aveva preannunciato nelle ultime settimane.
Come sempre, le popolazioni non rischiano anche se qualche apprensione c’è per qualche centro abitato che potrebbe essere lambito dalla nuova eruzione. La protezione civile ha costituito una unità di crisi per seguire da vicino l’evolversi della situazione.
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